Card. Dziwisz, “il perdono per guarire le ferite”

Della necessità del “perdono che scaturisce dalla misericordia e che solo può sanare le ferite inflitte alla Polonia dai tempi dell’occupazione nazista e sovietica durante la seconda guerra mondiale” ha parlato il card. Stanislaw Dziwisz, nell’omelia pronunciata nel santuario di Lagiewniki, il 15 aprile, Domenica della Divina Misericordia. Il segretario di Giovanni Paolo II ha sottolineato la necessità di cercare la verità storica, ma “superiore alla ricerca della verità è il perdono il quale, tuttavia, non è uguale all’oblio”. “Senza il perdono, senza una vera misericordia non si possono guarire le ferite dolenti del popolo polacco” ha affermato il cardinale, prima che la filiale di Katowice dell’Istituto della memoria nazionale abbia mandato al Tribunale di Varsavia l’atto d’imputazione contro il generale Wojciech Jaruzelski e contro altre 8 persone responsabili dell’introduzione in Polonia, il 13 dicembre 1981, della legge marziale. L’Ipn ha formalizzato contro il generale Jaruzelski l’accusa di aver capeggiato un’organizzazione criminale a carattere armato. Secondo uno dei più noti storici dell’Ipn Jan Zaryn, la formulazione dell’atto d’imputazione “dimostra che sta per finire l’impunità che ha finora salvaguardato tutti i responsabili della legge marziale”. Un altro storico, Wojciech Roszkowski, valutando minima la possibilità dell’intervento da parte dell’Usrr in Polonia nel 1981, a seguito della costituzione del libero sindacato di Solidarnosc, l’ordine emesso di fatto da Jaruzelski di mettere le forze armate e di polizia contro la popolazione non era giustificato dalla salvaguardia di sicurezza nazionale.