Qualcosa di più

VERONA CONTINUA

“Dopo Verona. Il cantiere del Progetto culturale”. È il titolo del 4° incontro nazionale dei responsabili e dei collaboratori dei Centri culturali presenti nelle 226 diocesi italiane, aperto a Roma il 26 aprile (fino al 28). L’incontro, promosso dal Servizio Cei per il progetto culturale (www.progettoculturale.it), ha una scansione triennale: il primo si è tenuto dal 15 al 16 maggio 1998, il secondo dal 15 al 17 febbraio 2001, il terzo dall’11 al 13 marzo 2004. Tra i momenti che animeranno l’incontro: oggi (27 aprile) è in programma una tavola rotonda su “Le sfide pubbliche”, cui parteciperanno rappresentanti di “Scienza e Vita”, “Retinopera”, “Forum delle associazioni familiari”. Il 28 aprile sono previsti gli interventi di mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, su “Il Progetto culturale dopo Verona”, e di Vittorio Sozzi, responsabile del Servizio per il progetto culturale. In apertura dell’incontro (il 26 aprile), è stato presentato un dvd con il cammino compiuto dal progetto culturale negli ultimi 10 anni. Proponiamo alcuni stralci dell’intervento di apertura, tenuto da Francesco Bonini, coordinatore scientifico del Servizio Cei.

Continuità e cambiamenti. “Questo incontro – ha detto Francesco Bonini – insieme alle altre iniziative e, in particolare, alle otto edizioni del Forum, ci offre la cifra di un lavoro che continua. Non solo, che poggia su solide radici, cioè sulla dedizione di tanti, lungo ormai un decennio, anche attraverso la successione – da poco compiutasi – alla presidenza della Cei di mons. Bagnasco al card. Ruini, ai quali va la nostra gratitudine per un lavoro appunto che continua e vuole farlo con lungimiranza e con rinnovata lena”. Continuità, dunque, ha proseguito Bonini, anche se “nel frattempo noi stessi” e “tante cose intorno a noi sono cambiate” a cominciare dalla morte di Giovanni Paolo II e dall’elezione a Pontefice di Benedetto XVI.

Laicità e identità. Entrando nel vivo di quelli che saranno i lavori e i conseguenti approfondimenti dell’incontro, Bonini si è soffermato in modo particolare sui “temi in agenda” nel dibattito pubblico – quali “vita”, “famiglia”, “società”, “persona”, “istituzioni”, “bene comune” – di cui, ha precisato, si parlerà nello specifico domani (27 aprile, ndr)”. Riflettendo “in termini sintetici” su tali “sfide pubbliche”, Bonini ha ribadito la necessità di “superare alcuni elementi di stallo in ordine a due questioni: laicità e identità”. Per Bonini, occorre “argomentare in ordine a una nuova laicità, intendendo un complessivo processo, che parte dalla persona e arriva alla società, ponendosi così il dato del riferimento all’ordine morale. La società, in questa visione realistica, che falsifica gli schematismi ideologici, non può non essere correlata alla persona”. Perciò, ha spiegato, “ripercorrere con coerenza il nesso persona-società, che è il realismo cristiano e, in modo del tutto particolare, cattolico, con l’ecclesiologia che lo correla, è un modo per lavorare sull’agenda delle tante questioni di oggi e di domani. La constatazione della grande unità e della nuova soggettività di un mondo cattolico che si è sintonizzato molto in fretta sulla lunghezza d’onda di queste sfide è una base di partenza molto importante, così come un atteggiamento di serenità e chiarezza che diventa pacato e persuasivo argomentare”. Accanto a questo impegno “di incontro e dialogo culturale c’è anche la dimensione pastorale: è tutta la comunità ecclesiale protagonista, è una Chiesa che resta Chiesa di popolo che si mette in gioco anche sul piano dell’elaborazione e della proposta”.

Segnali interessanti. Riflettendo, poi, sullo “specifico del progetto culturale” e sul “rapporto con il dibattito pubblico, per cui la Chiesa non può non avere una sua parola sulle questioni politiche, che riguardano l’essere e la vita dell’uomo”, Bonini ha rilevato “diversi elementi di innovazione, diversi segnali interessanti” nel mondo cattolico. È in atto, ha spiegato, un “processo non facile, ma creativo e già molto significativo che l’esperienza e la rete del progetto culturale può continuare a favorire nei suoi tratti caratterizzanti: libertà dalla politica e dagli schieramenti, appassionato radicamento ecclesiale, priorità al tema e alle persone piuttosto che alle strutture, clima informale, sicurezza nei riferimenti, creatività e apertura. È un processo da sviluppare e che potrà forse offrire anche contributi positivi all’intero Paese”. Oggi, “o più esattamente nella prospettiva decennale che da Verona si apre” – secondo Bonini – è richiesto ai cattolici “qualcosa di più, di lavorare sull’agenda, cioè di lavorare sull’ordine del giorno delle priorità del Paese, nell’incrocio di due questioni strategiche, che possono avere i nomi convenzionali di questione antropologica (chi è l’uomo e qual è il suo futuro) e questione geo-politica (come si articola il mondo e quale ruolo hanno le religioni)”. Si tratta, ha spiegato Bonini, di “entrare nell’agenda, per pensare e comunicare parole di senso, gesti e parole immediatamente percepibili e vivi, cioè reali e, quindi, chiari e profetici”. Da qui l’interrogativo: “Siamo, la Chiesa e i cattolici italiani, attrezzati per lavorare sull’agenda? La risposta è apertissima, anche alla luce dell’esperienza del progetto culturale. Servono esempi – ha concluso – esperimenti, a partire dalle diocesi, dalle associazioni, dai movimenti, dai centri culturali, dalla soggettività articolata del cattolicesimo italiano”.

(27 aprile 2007)