FRANCIA

Una strada nuova?

In attesa del ballottaggio

Con, rispettivamente, il 31,11% e il 25,83% dei voti, Nicholas Sarkozy e Ségolène Royal hanno raccolto, nel primo turno elettorale presidenziale del 22 aprile, l’adesione di oltre metà dell’elettorato francese. Affluenza record al voto con l’84,6% degli aventi diritto; un dato che non si registrava dal 1965. Il prossimo 6 maggio si terrà il ballottaggio.Dopo le prime elezioni francesi della stagione (il 6 maggio è previsto il secondo turno delle presidenziali, e nel giugno l’elezione della Camera, nuovamente con due turni), è tempo di interrogarsi sul significato dei primi risultati. Tre sono gli aspetti importanti.Dapprima bisogna sottolineare la partecipazione assai alta, l’84,6% dei votanti, ancorché il voto non sia obbligatorio. In alcune città e regioni, la percentuale si alza fino al 90, 95%. Tutti i commentatori se ne sono rallegrati, sottolineando il senso civico dei francesi, nel ricordo traumatizzante del 2002 quando il partito del Front national di estrema destra aveva raggiunto il secondo posto. Ma tale interpretazione sembra un po’ limitata: una partecipazione così alta al voto esprime anche un’apprensione profonda e la voglia dei cittadini di essere sentiti, di essere presenti, di partecipare al proprio avvenire. Il paese attraversa una crisi di un’ampiezza senza precedenti dalla seconda guerra mondiale, una crisi finanziaria ed economica, ma soprattutto morale e della società, con divisioni profonde tra i francesi, tensioni e violenze quotidiane mai viste. Una partecipazione così eccezionale può essere letta come una chiamata alla responsabilità civica dei politici.Il secondo aspetto rilevante è il crollo dei diversi partiti estremisti di destra o di sinistra, non democratici, antieuropeistici, che sono al di fuori dell’arco costituzionale. Ciò potrebbe significare che, malgrado la paura dell’avvenire, i francesi non sono più sedotti dal voto di protesta, di contestazione, ma dimostrano la loro fiducia nei partiti democratici, e in tale senso una grande maturità. Un evento straordinario è stato paradossalmente poco commentato, ma costituisce una svolta storica: la scomparsa del Partito comunista che raccoglie meno del 2% dei voti ! E’ vero che ha cominciato anni fa la sua lunga discesa: oggi, arriva al fondo; il fatto rappresenta una liberazione anche per la sinistra democratica.Il terzo aspetto è il buon risultato raggiunto dal candidato centrista di formazione democratica cristiana, François Bayrou: con il 18,57 % dei voti sta in terza posizione e testimonia il rifiuto di un numero sempre più importante di francesi del manicheismo, dello scontro brutale tra destra e sinistra, insieme al desiderio di governare al centro, senza escludere l’idea di costituire delle coalizioni tra partiti diversi. Questi diversi elementi tendono a ridurre la singolarità francese rispetto al resto dell’Europa. Potrebbe la Francia diventare una democrazia normale, in cui lo scontro destra/sinistra venga attenuato da un grande centro e la nozione di compromessi e di coalizioni tra i partiti non sia esclusa? Ma è pesante il problema del sistema elettorale che porta alla bipolarizzazione, a schiacciare le sfumature e il centro. Nessuno Stato europeo conosce un’elezione che assomigli alle presidenziali francesi, con questo rapporto fortissimo tra i candidati e il Paese, con un secondo turno che si riduce per forza a due personalità e diventa quasi inevitabilmente lo scontro tra due progetti di società opposti e senza possibilità di gettare dei ponti tra di loro ; tale situazione è accentuata dal sistema elettorale delle elezioni legislative, che questa volta seguono a breve le presidenziali, senza proporzionale, con due turni che ripetono lo choc frontale. La Francia sembra aver incominciato a percorrere una strada nuova nella sua vita politica. L’irruzione di un ampio centro nel paesaggio politico francese è un evento probabilmente notevole, ma di cui non è ancora possibile misurare le conseguenze. L’altro evento rilevante è il crollo degli alleati abituali del Partito socialista, in particolare il Pcf, ma anche i Verdi (1,57%), che costringe la sinistra democratica a ricercare degli alleati. La prossima posta essenziale, che potrebbe portare la Francia ad una vera modernizzazione della sua vita politica, cioè ad abbandonare l’arcaismo dello scontro tra due poli opposti, saranno le elezioni amministrative, dei comuni e delle regioni, nelle quali esiste una parte di voto proporzionale. Imparare a lavorare insieme a livello locale significherebbe l’entrata in un sistema non più di fronti contrapposti, non più gli uni contro gli altri, ma gli uni con gli altri. La democrazia moderna?