È entrata in vigore il 30 aprile, senza effetto retroattivo, la nuova Direttiva sulla responsabilità ambientale che introduce definitivamente nella legislazione comunitaria il principio “chi inquina paga” previsto dal Trattato Ce. La norma concerne in particolare i danni provocati alle risorse idriche, alla flora ed alla fauna, agli habitat naturali e al suolo e sottosuolo, limitando drasticamente le possibilità di inquinamento e garantendo l’ottenimento della riparazione in caso di pregiudizio grave anche con l’intervento dei Governi che possono agire in cooperazione tra loro a livello europeo ed “essere attivati” da altri raggruppamenti di interesse pubblico quali le Ong e le associazioni di tutela dell’ambiente e/o dei consumatori. Le attività nel mirino dell’Esecutivo sono soprattutto la liberazione di metalli pesanti nell’aria e nell’acqua, gli impianti di prodotti chimici pericolosi, le discariche e gli inceneritori. Ad oggi, gli unici Stati membri che hanno già trasportato la Direttiva nel proprio ordinamento interno sono Italia, Lettonia e Lituania: la Commissione ha preannunciato l’apertura di procedure d’infrazione onerose nei confronti degli Stati inadempienti.