CIPRO

Patrimonio in pericolo

I monumenti cristiani nella zona turco-cipriota

Il 16 e il 17 giugno i capi della Chiesa greco-ortodossa di Cipro saranno ricevuti da Benedetto XVI a Roma. È quanto ha rivelato al SIR GEORGIOS , vescovo di Pafos, che ha incontrato il pellegrinaggio ecumenico promosso recentemente dalla Brevivet di Brescia cui hanno partecipato 21 tra giornalisti e delegati diocesani per l’ecumenismo e la pastorale del turismo. Andremo “per chiedere l’aiuto di Benedetto XVI riguardo il dramma della divisione di Cipro. Per i nostri cristiani è difficile recarsi nelle chiese della zona turco-cipriota. Sono diverse centinaia – aggiunge Georgios – le chiese sconsacrate, dimesse, trasformate in moschee come anche in magazzini e stalle”. La delegazione cipriota sarà guidata dall’arcivescovo di Cipro Chrisostomos. Georgios, salutando i pellegrini, ha ricordato “l’importanza del dialogo e ha esortato i presenti a superare le diversità per dare testimonianza di unità all’Europa e al mondo”.UN GRAVE PROBLEMA. 77 chiese trasformate in moschee, 133 tra luoghi di culto e monasteri dissacrati, 18 chiese trasformate in depositi, caserme e ospedali militari, 1 in albergo e in scuola d’arte. Siti importanti che datano dall’epoca paleocristiana fino all’età moderna, passando per l’età bizantina e per il periodo della dominazione francese (XI-XV secolo) e veneziana (XV-XVI secolo). È quanto emerge da una mostra fotografica allestita dal museo del sacro monastero di Kykkos presso l’arcivescovado di Nicosia. La mostra, sul tema “Monumenti cristiani nella Cipro turca occupata – Aspetti e fatti di una distruzione continua”, presenta una serie di fotografie che attestano le conseguenze dell’invasione turca del 1974 sul patrimonio e sull’identità culturale cipriota nei territori occupati nella zona nord dell’isola. Secondo CHARALAMPOS CHOTZAKOGLOU , curatore della mostra, “le chiese cristiane stanno crollando. Se non sono state convertite in moschee vengono usate dall’esercito o usate per scopi diversi fino a renderle dei pollai o delle stalle”. “Importanti pezzi sono stati ritrovati in Usa, Giappone e in case d’asta internazionali – afferma – come stabilito anche da relazioni redatte da esperti del Consiglio d’Europa”. L’ufficio stampa e informazione del governo cipriota (www.moi.gov.cy/piowww.mfa.gov.cy) attesta che sarebbero più di 500 le chiese e cappelle greco-ortodosse demolite o a rischio nella zona Nord dell’isola.DOVE SONO 15.000 ICONE? A tutt’oggi non si sa che fine abbiano fatto gli oggetti e arredi sacri di queste chiese che detenevano un patrimonio di oltre 15mila icone. Le più importanti di queste, riferiscono tali fonti, sarebbero state vendute all’estero da mercanti d’arte. Alcune sono state rintracciate e rimpatriate, come nel caso dei mosaici della chiesa di Panaria Kanakaria a Lithrangomi. Quello della esportazione illegale di antichità resta un grave problema segnalato da diverse istituzioni come il Servizio governativo delle antichità. Analogo destino anche per l’unico monastero armeno dell’isola, Ayios Makarios, che a guardare delle foto del 1989, 1992 e 1997 lo mostravano bisognoso di restauri e consolidamenti. Ma nel 1998 il quotidiano turco-cipriota Kibris, il 21 gennaio, scriveva che il monastero sarebbe stato trasformato in moschea per via della bellezza del paesaggio che lo circondava. Nemmeno le convenzioni internazionali, hanno impedito, secondo fonti della repubblica di Cipro, la distruzione del patrimonio culturale della zona occupata. INTERVENIRE SUBITO. “Davanti a questa tragedia – afferma il vescovo ortodosso di Kykkos, NIKIFOROS , – non possiamo tacere. Come europei dobbiamo unire le nostre forze per porre fine alla devastazione e per ritrovare il giusto rispetto da dare alla libertà religiosa e ai diritti umani. Solo preservando la propria eredità religiosa e culturale un popolo è capace di giocare un ruolo nella storia del mondo”. “A Cipro – aggiunge – questi principi vengono violati continuamente. Dopo l’invasione turca di Cipro le informazioni sulle condizioni dei monumenti cristiani nella zona occupata sono molto poche ma parlano di grande distruzione dalla quale non sono risparmiati nemmeno i cimiteri. Cipro, quale membro dell’Ue, è chiamato a riferire e dimostrare la continua distruzione e i saccheggi dell’eredità culturale del Paese. CENNI STORICI. Cipro, nella sua parte sud, greca e cristiana, è membro dell’Ue dal 1 maggio 2004. La zona nord fu occupata dalla Turchia nel 1974, che oggi la controlla con oltre 40 mila soldati. In seguito all’occupazione circa 200 mila greco-ciprioti di fede cristiana ortodossa sono fuggiti al sud. Nel 1983 la Turchia ha creato una Repubblica turca del Nord di Cipro. Qui vivono circa 180 mila persone, di cui più di 100 mila sono coloni provenienti dall’Anatolia. Un muro presidiato da caschi blu Onu divide le due parti dell’isola e taglia la capitale Nicosia. Nell’aprile 2004 l’Onu ha sottoposto a referendum un piano di confederazione tra i due stati che è stato però respinto dai greco-ciprioti del sud.