I vescovi di Macedonia, Montenegro e Serbia con Kosovo
Sì è conclusa il 5 maggio la visita ad limina della Conferenza episcopale internazionale dei santi Cirillo e Metodio, che aveva avuto inizio il 30 aprile. Venerdì 4 maggio i vescovi hanno incontrato in udienza il Papa, portandogli “i saluti cordiali di tutti i cattolici di rito romano e bizantino della Macedonia, Montenegro e Serbia con Kosovo”. “I nostri sacerdoti, religiosi e religiose, insieme con tutti i laici – ha detto il presidente della Conferenza, mons. STANISLAV HOCEVAR, arcivescovo di Belgrado – guardano con grande amore, fedeltà e speranza verso la Sede di san Pietro. In particolare i giovani e le famiglie, che si trovano molto dispersi geograficamente, sentono un grande bisogno di essere uniti nella fede e nella speranza”. La Conferenza episcopale internazionale dei santi Cirillo e Metodio celebra quest’anno il decimo anniversario di attività.STRUMENTI DI RICONCILIAZIONE. “Come pastori ci troviamo sulla frontiera tra Oriente e Occidente” ha esordito mons. Hoèevar. “Siamo inseriti in storia e culture molto ricche, ma non prive di difficoltà e di contrarietà, e perciò chiediamo a Vostra Santità di illuminarci, benedirci e aiutarci a intensificare i nostri legami con la Chiesa cattolica universale, esperta in umanità”. Infatti “le nostre comunità ecclesiali”, caratterizzate da “diversità di riti, lingua, cultura e storia”, ha ricordato il presule, durante i secoli “hanno sperimentato tanti cambiamenti, profondi e radicali” e ancora oggi “vivono un processo di ristabilimento”. “Abbiamo preso la decisione di essere sempre di più strumenti di riconciliazione, comunione, amore e collaborazione. Ci sforziamo di dare il nostro umile contributo per far crescere ogni persona nella sua dignità umana e nella sua identità autentica”. Per questo, ha continuato l’arcivescovo di Belgrado, “ci impegniamo a pregare incessantemente per la piena e visibile comunione ecclesiale e a sacrificarci per quest’intenzione”. “Per l’intercessione di Maria, Madre dell’unità, anche noi oggi – ha precisato – chiediamo di essere illuminati sul cammino degli sforzi ecumenici” e “con lo stesso amore apostolico cerchiamo un autentico dialogo interreligioso, in piena coscienza e responsabilità. In questo campo possiamo forse anche noi, nonostante tutti i nostri limiti, arricchire altre Chiese locali con qualche specifica esperienza”.PURIFICARE LA MEMORIA. “Anche se la nostra Conferenza episcopale ha una breve storia – ha osservato mons. Hoèevar – il cristianesimo dalle nostre parti invece ha una lunga tradizione. Gli inizi delle prime comunità cristiane risalgono ai tempi degli apostoli. Nei primi secoli del cristianesimo tanti testimoni nelle nostre terre hanno professato la loro fede con il martirio”. E per due millenni, “nonostante tutti gli eventi storici” e il calo numerico dei fedeli, “la testimonianza della loro vita condotta secondo il Vangelo è rimasta attuale”. In questo momento della storia, ha proseguito, “abbiamo bisogno di purificare la memoria, in modo particolare quella della storia recente, per poter celebrare in pienezza le ‘magnalia Dei’ e ricominciare una nuova storia di Pentecoste. Anche per questo compito delicato abbiamo bisogno dell’accompagnamento della Chiesa universale”. Poi, un invito: “Santo Padre Benedetto XVI, venga tra noi per aiutarci! Tutti i nostri fedeli, tutti i nostri sacerdoti, tutti i nostri religiosi e religiose rivolgono attraverso noi, pastori, quest’invito. Esso diventa un forte grido corale: ‘Vieni ad aiutarci!'”.ESSERE LIEVITO. “Assicurate a tutti, sacerdoti, religiosi e religiose, bambini e giovani, anziani e famiglie – ha risposto Benedetto XVI – che il Papa è loro vicino e li ricorda ogni giorno al Signore. Esorto tutti a perseverare nell’unità, nell’apertura reciproca e nello spirito di fraternità”. “Le realtà delle vostre diocesi”, ha aggiunto il Santo Padre, sono “costituite spesso da un piccolo gregge inserito in vasti contesti di molteplicità etnica, culturale e religiosa” e “non è pertanto facile la vostra missione!”, ma proprio per questo occorre “essere lievito evangelico che fermenta la società”. “Rette coscienze formate secondo il Vangelo saranno più facilmente spinte a costruire una società a dimensione umana”. Infatti, “una male intesa modernità tende oggi ad esaltare in maniera soverchia i bisogni dell’individuo a scapito dei doveri che ogni persona ha verso Dio e verso la comunità alla quale appartiene”. Al processo storico di ristrutturazione del continente europeo, ha concluso il Papa, “anche le vostre Chiese si sentono partecipi, ben sapendo di poter apportare il loro peculiare contributo”, ma “non mancano gli ostacoli”, come “la scarsità di mezzi a disposizione a causa della situazione economica e l’esiguità delle forze cattoliche”.