MEDIATORE EUROPEO
Il Rapporto annuale 2006
“Il numero di denunce si mantiene su livelli record”, in continuità con gli anni precedenti. “Tale evoluzione dovrebbe preoccupare tutte le persone che hanno a cuore migliori relazioni tra i cittadini e le istituzioni comunitarie”. NIKIFOROS DIAMANDOUROS , mediatore europeo (Ombudsman), ha presentato nei giorni scorsi a Bruxelles il Rapporto annuale 2006 dell’istituzione che rappresenta, il cui ruolo è tutelare i cittadini nei confronti delle amministrazioni dell’Unione. DENUNCE, LIVELLI RECORD. “Nel 2006 – si legge nel Rapporto stilato dal giurista greco, da quattro anni Ombudsman dell’Ue – sono state presentate ai nostri uffici 3830 denunce. Ciò costituisce una lieve flessione (2%) rispetto al 2005, ma conferma comunque una stabilizzazione dei ricorsi al livello record raggiunto nel 2004”. Il 57% di tutte le denunce pervenute nel 2006 è stato presentato mediante posta elettronica o tramite il modulo disponibile sul sito web dell’istituzione. In 3619 casi, le denunce provenivano da privati cittadini, 211 da associazioni o imprese. Una nota interessante riguarda la provenienza nazionale delle lamentele giunte al Mediatore: rapportando il loro numero alla popolazione di ogni Stato, risultano in cima alla lista tre paesi piccoli: Lussemburgo, Malta e Cipro. Dopo questi tre, le nazioni più sollecite a rivolgersi al “difensore dei cittadini” sono Belgio, Slovenia, Spagna, Finlandia. Irlanda, Austria. In fondo alla classifica si attestano invece Lituania, Regno Unito, Italia, Danimarca. “In quasi il 70% dei casi il Mediatore è stato in grado di aiutare il denunciante avviando un’indagine, trasferendo la denuncia a un organismo competente o fornendo consulenza riguardo le sedi cui rivolgersi per una soluzione efficace”. NEL MIRINO COMMISSIONE E EPSO. Il Rapporto – che dovrà ora passare all’esame del Parlamento Ue – segnala che “nel corso dell’anno, sono state aperte 258 indagini in seguito a denuncia. Inoltre, il Mediatore ha intrapreso nove indagini di propria iniziativa. Nel 2006 sono state condotte complessivamente 582 indagini”. Al pari degli anni precedenti, la maggior parte delle indagini, ossia 387 (vale a dire il 66% del totale), ha interessato la Commissione europea. “Ciò è comprensibile – spiega Nikiforos Diamandouros – ove si consideri che le decisioni di quest’ultima incidono direttamente sui cittadini”. Sono state altresì svolte 74 indagini (13% del totale) relative all’Ufficio europeo di selezione del personale (Epso), 49 (8%) riguardanti il Parlamento europeo e 11 (2%) concernenti il Consiglio Ue”. Le fattispecie di presunta cattiva amministrazione “si possono ripartire fra varie tipologie: mancanza di trasparenza e rifiuto di fornire informazioni (25% dei casi), iniquità o abuso di potere (19%), carenze procedurali, ritardi evitabili, discriminazione, negligenza”. QUALCHE ESEMPIO POSITIVO. L’ampio documento contiene, per la prima volta, anche una serie di esempi positivi, “casi in cui le istituzioni hanno provveduto a sanare errori precedenti, ad esempio saldando rapidamente fatture rimaste inevase pagando interessi di mora”, “diffondendo documenti”, “ponendo termine a discriminazioni”. Ma Diamandouros non rinuncia ad alcune “riflessioni ad alta voce” sulla istituzione comunitaria e sulla considerazione che gli apparati e la burocrazia Ue mostrano degli stessi cittadini europei. “Le istituzioni e gli organismi dell’Ue – precisa Diamandouros nella sua relazione – hanno sovente reagito in modo positivo alle questioni poste loro dal Mediatore europeo”. Ne sono una conferma le “buone prassi” citate nel testo. “La Commissione ha ad esempio rivisto la propria interpretazione della direttiva sulla tutela dei dati in considerazione dei timori sollevati da un cittadino; il Parlamento ha invece deciso di abolire i limiti d’età per i tirocinanti”. Si tratta “di casi che meritano di essere presi come modelli per tutte le istituzioni dell’Unione. RITARDI E RICHIAMI. Nel prosieguo del Rapporto si legge però: “Da quando ho assunto l’incarico di Mediatore, mi sono impegnato per promuovere una cultura del servizio all’interno dell’amministrazione Ue. Una cultura che i cittadini meritano. La Carta dei diritti fondamentali include il diritto alla buona amministrazione e noi abbiamo l’obbligo di onorare questa promessa”. La sollecitudine con cui le istituzioni reagiscono alle denunce rappresenta – per Diamandouros – un indicatore fondamentale dell’attenzione verso il singolo cittadino. Il Mediatore quindi osserva: “Nonostante i progressi raggiunti, nel 2006 si è altresì registrato un aumento del numero di casi conclusi con una nostra osservazione critica insieme a un’altrettanto significativa riduzione dei casi in cui è stato possibile giungere a una soluzione amichevole. Si osserva del pari una deplorevole tendenza a non accettare o attuare i progetti di raccomandazione del Mediatore da parte delle istituzioni”. Richiami dei quali si dovrebbe tener conto a Bruxelles, Strasburgo e in tutte le sedi comunitarie.