Morire “non per mano” di altri, ma “presi per mano” da altri: ricordando le parole del compianto card. Franz König, il presidente della Conferenza episcopale austriaca, card. Christoph Schönborn è intervenuto alla fine di aprile al castello di Hartheim, in Austria ad una conferenza internazionale sulla fine dell’esistenza. Nel suo discorso Schönborn ha sottolineato come il consenso trasversale esistente in Austria sul rifiuto dell’eutanasia diretta e sulla promozione dell’accompagnamento alla morte e del movimento degli hospice rappresenti una “funzione di esempio per tutta l’Europa”. L’arcivescovo di Vienna si è pronunciato a favore di una “riscoperta dell’arte del morire”: “in un’epoca in cui l’eutanasia attiva è discussa ovunque, è urgente riportare la questione della fine della vita al centro della discussione sociale”. “Davanti alla morte, la maggior parte delle persone è oggi impotente, muta e priva di gesti “, ha aggiunto. Un confronto consapevole con la propria morte richiede che questo “mutismo” venga affrontato e che venga nuovamente data importanza al fatto di parlare sulla morte. Alludendo alle atrocità commesse nei confronti dei disabili nel castello di Hartheim durante il nazismo, il card. Schönborn ha ricordato che “una società in cui il disabile non trova più spazio, è essa stessa una società disabile. Ad essa manca umanità”, ha detto, con riferimento alla tendenza di eliminare bambini non nati in caso di sospetta disabilità. Il presidente federale austriaco, Heinz Fischer, intervenuto all’inaugurazione, ha dichiarato che “la dignità umana rappresenta un concetto centrale degli obiettivi sociali”, un postulato “che comprende anche morire con dignità”. Fischer si è detto convinto che “il tema dell’accompagnamento alla morte in Austria può essere discusso oggi in modo obiettivo” e ha lodato il sistema degli hospice. “L’impiego dell’arte medica nella lotta contro la morte prematura è fondamentalmente da auspicare, ma ciò non significa che la morte al termine della propria esistenza naturale debba essere posticipata il più possibile con tutti i mezzi della tecnica e ad ogni costo”.