CIPRO
Tre anni dopo l’ingresso in Europa none
Delusione ma anche un certo ottimismo per il futuro. E’ quello che traspare dalle parole di FIDIA SARIKIS , parlamentare della Repubblica di Cipro e membro della delegazione cipriota al Consiglio d’Europa. Un’economia tutta da ‘registrare’ in base ai nuovi parametri Ue, il problema dell’occupazione turca della zona nord dell’isola, nell’Ue è entrata solo la zona greco-cipriota (sud), ma anche tutta la volontà di portare avanti le necessarie riforme per adeguarsi all’Ue in vista anche dell’introduzione dell’Euro nel 2008. Il parlamentare ha cercato di tracciare al Sir un bilancio di questi primi tre anni di presenza europea nel corso di un incontro a Nicosia con un gruppo di giornalisti e delegati diocesani all’ecumenismo, partecipanti ad un pellegrinaggio ecumenico promosso da Brevivet di Brescia (Italia). Come giudica questi primi anni d’Europa? “Come ciprioti siamo, almeno per ora, un poco delusi e questo specialmente per quello che riguarda la divisione che permane nell’isola. L’Europa non sembra aver offerto l’aiuto sperato e un contributo forte in questa direzione. La sensazione è che voglia spingere per una soluzione che non tocchi da vicino coloro che occupano la zona Nord di Cipro, cioè i turchi. Il muro di Nicosia, l’unico rimasto in una città europea, segno tangibile della separazione, non è affatto una cosa positiva. Quello che divide l’isola e in particolare Nicosia, deve far pensare tutti e non solo i ciprioti. Chi si erge a difensore dei diritti umani, chiunque esso sia, deve venire a Nicosia a vederlo”. Un eventuale ingresso turco nell’Ue potrebbe facilitare la soluzione? “Non siamo favorevoli all’ingresso della Turchia nell’Unione europea a meno che non ci sia un impegno netto e chiaro al rispetto delle regole dell’Ue. Queste ci sono, vanno rispettate e accettate. Prima che la Turchia entri serve anche una soluzione giusta dell’occupazione in atto”. La divisione dell’isola è una ferita aperta… “Molti politici non conoscono affatto la storia recente di Cipro, e mi riferisco all’invasione del 1974. Ci sono ancora problemi irrisolti che attendono una risposta, come i profughi, le persone scomparse, quelle morte, le distruzioni. A tutt’oggi ci è stato sottoposto, il 24 aprile 2004, un referendum sul piano Annan, nella V versione, che abbiamo respinto mentre è stato approvato dai turco-ciprioti, compresi i coloni. Ora si dice che siamo stati noi a non volere la pace”. Forse queste speranze disattese stanno rendendo Cipro un po’ euroscettica? “I ciprioti non sono euroscettici, ma i dubbi che avevamo si stanno rivelando veri. Pensiamo ai problemi economici: il nostro è un paese agricolo che però sta perdendo quote per le politiche agricole Ue ed anche il turismo, altra importante risorsa interna, subisce l’aumento del costo della vita che si è verificato dopo l’ingresso nell’Ue il 1 maggio del 2004. Vedremo adesso cosa accadrà con l’introduzione dell’euro nel 2008”. Dall’Ue provengono anche vantaggi come i consistenti fondi di pre-adesione che sostengono gli investimenti volti a colmare il divario con i Paesi membri dell’Ue e che chiamano i Governi nazionali a fare la loro parte… “Certamente. Per godere al meglio dei vantaggi dell’Ue dovremo fare la nostra parte per rispettare parametri europei, migliorare le strutture e i servizi nel Paese. Per il futuro non siamo pessimisti, ma fiduciosi”. C’è qualcosa di necessario per Cipro che le riforme e la politica non possono dare? “Serve riconciliazione nel popolo e in questo lungo cammino un ruolo particolare possono giocarlo le fedi e le religioni. Cipro è sempre stato un laboratorio di convivenza e di tolleranza e le religioni hanno la capacità di minare questo muro dalle fondamenta. Qualcosa si sta già muovendo. Il mufti della zona turco-cipriota sta cercando di far restaurare le chiese che si trovano nella sua parte, mentre da parte nostra c’è la volontà di conservare le moschee della zona greco-cipriota. E’ una testimonianza di collaborazione e di tolleranza. E’ questo è un passo importante cui seguiranno altri”.