UNIONE EUROPEA

L’Europa vista dai Nobel

Una sessione parlamentare particolare

I temi di politica estera, l’iter del Trattato costituzionale, una riflessione sul futuro dell’Europa affidata a tredici premi Nobel. La sessione parlamentare tenutasi in settimana a Bruxelles si è svolta in un clima di fermento: i lavori dell’Aula si sono alternati alle celebrazioni per le Festa d’Europa (9 maggio, a ricordo della Dichiarazione Schuman del 1950 che diede avvio all’integrazione comunitaria) e all’analisi della scenario politico continentale, che in questi giorni ha visto l’uscita di scena del presidente francese Jacques Chirac e del premier britannico Tony Blair, con l’ascesa del nuovo inquilino dell’Eliseo, Nicholas Sarkozy. UNO SVILUPPO “DI QUALITÀ”. “A cinquant’anni dalla fondazione, siamo qui per celebrare lo straordinario sviluppo dell’Unione, che ha garantito pace e prosperità. Si tratta di uno sviluppo che deve procedere non solo da un punto di vista quantitativo ma anche qualitativo”. E i benefici devono essere “condivisi con il resto del pianeta”. E’ toccato all’italiana RITA LEVI MONTALCINI , Nobel per la Medicina nel 1986, “decana” dei premiati presenti a Bruxelles, inaugurare il dibattito del 9 maggio in occasione della Festa d’Europa. Dopo di lei hanno preso la parola altri dodici insigniti del riconoscimento, portando ciascuno la propria visione della Comunità. Gli ospiti sono stati presentati dal presidente HANS-GERT POETTERING , che ha affermato: “Voi rappresentate le conquiste dell’Europa in numerosi campi” della scienza e della vita sociale e culturale. “Con il vostro impegno affermate un contributo originale e prezioso per costruire un mondo migliore e pacificato”. Il politico tedesco ha poi spiegato che “l’Ue si trova in una fase che richiede uno sforzo comune e idee creative” per superare l’impasse in cui trova. Tre, in particolare, i settori indicati dal presidente, in cui si gioca il ruolo dell’Unione di domani: la formazione e la ricerca; “la sfida posta dai cambiamenti climatici e dalla globalizzazione”, che è “un’opportunità, non una minaccia”; il ruolo che devono ricoprire i 27 “nel costruire la pace e la democrazia nel mondo, tutelando i diritti umani e la dignità delle persone” e “promuovendo la tolleranza e il dialogo tra le culture e le religioni”. L’ECONOMISTA TIFOSO DELL’ESPERANTO. Nel corso della seduta sono saliti al microfono tutti i personaggi invitati dal Parlamento. REINHARD SELTEN , tedesco, Nobel per l’economia nel 1994, ha spiegato che “gli europei devono imparare a sentirsi europei”, soprattutto grazie a una maggiore integrazione economica e a risultati concreti che la Comunità deve produrre per la vita dei cittadini. Un ostacolo verso questo obiettivo è rappresentato, secondo lo studioso, “dalle barriere linguistiche, che possono essere superate solo promuovendo l’apprendimento di una lingua semplice come l’esperanto”. Dal canto suo l’italiano CARLO RUBBIA , premiato per la fisica nel 1984, dopo aver sottolineato l’importanza del Cern (Centro europeo per la ricerca nucleare, con sede a Ginevra, che vede la partecipazione, tra gli altri, di 22 Stati Ue), ha insistito affinché siano realizzate “nuove strutture a livello mondiale per favoriscano la cooperazione internazionale” nel settore della ricerca “e la mobilità degli scienziati”. “Ciò consentirebbe di accrescere il contributo della conoscenza per lo sviluppo dell’Unione e degli altri continenti”. WALESA: UN DECALOGO DI VALORI. MARTINUS VELTMAN , olandese, Nobel per la fisica nel 1999, ha sottolineato che “l’attività di ricerca è più agevole negli Stati Uniti, grazie alla disponibilità di finanziamenti e alla migliore organizzazione”. MAIREAD CORRIGAN MAGUIRE , irlandese, Nobel per la pace nel 1976, ha spiegato come il caso del suo paese dimostri che “l’intervento militare e il terrorismo non servono a risolvere i conflitti di natura etnica”. La relatrice si è quindi pronunciata contro “le bombe sganciate su Iraq e Afghanistan”. Ha quindi protestato per la costruzione del “muro dell’apartheid” in Terra santa. In emiciclo si sono susseguiti gli intervenuti di altri insigniti, fra i quali il Nobel per la pace John Hume (Regno Unito, 1998), per la chimica Paul Crutzen (Paesi Bassi, 1995), per la medicina Tim Hunt (Regno Unito, 2001), per la fisica Jack Steinberger (Germania, 1988). Il rappresentante di Amnesty International (organizzazione che ha ricevuto il riconoscimento per la pace nel 1977), DICK OOSTING , ha osservato che “l’Ue, fondata su valori condivisi, ha la forza per svolgere un importante ruolo verso la pace, così come nel campo della sfida sui cambiamenti climatici”, benché mostri oggi la necessità di “riforme che le consentano di agire da leader” in tali ambiti sullo scacchiere internazionale. Infine per il polacco LECH WALESA (Nobel per la pace 1983) l’Unione dovrebbe stendere un “decalogo di valori” che, fedele alla propria storia, le consenta di “affrontare le nuove sfide che essa ha dinanzi a sé” in materia economica, sociale e nel settore dei diritti umani.