Per il card. Audrys Juozas Baèkis, arcivescovo di Vilnius (Lituania), l’ingresso in Europa si è rivelato pieno di luce e ombre: “Siamo entrati in Europa non con entusiasmo, ma convinti di trovare una società che si è costruita sul rispetto dei diritti civili dell’uomo. La società lituana ha scoperto i vantaggi del pluralismo, della libertà, del mercato, ma allo stesso tempo vive le contraddizioni proprie della società occidentale. Soprattutto i giovani non hanno trovato dei valori autentici da condividere”. Intervenuto ad un incontro a Torino (Italia) su “Essere cattolici in Europa”, il card. Baèkis ha sottolineato che “dall’Europa, intesa come istituzione, quando si parla di famiglia e di diritti dell’uomo, ci viene offerto il minimo denominatore”. Determinante la funzione di guida e di punto di riferimento esercitata nel Paese dalla Chiesa. “La Chiesa ha avuto un ruolo fondamentale nella difesa dell’identità lituana contro la politica di russificazione condotta dall’imperialismo zarista e, in seguito, dal potere comunista” – ha posto in luce l’arcivescovo di Vilnius. Sotto il dominio bolscevico, “i cattolici hanno dovuto combattere contro l’apologia dell’ateismo, subendo violenze e umiliazioni”; con la caduta del comunismo, la riconquista dell’indipendenza e l’ingresso in Europa i problemi non sono finiti: “la Chiesa si è impegnata in prima linea per la ricostruzione morale del Paese e oggi si trova a riempire con il suo magistero il vuoto di valori di una Lituania occidentalizzata”. A preoccupare l’arcivescovo sono il rischio della mercificazione dei rapporti interpersonali e la crisi della famiglia. “Il lavoro più importante – spiega – è ricostruire il cuore della gente, i giovani hanno sete di valori, sono stati abbagliati dagli aspetti esteriori del mondo occidentale, adesso però devono imparare a fare uso della propria libertà”.