AIUTI ALLO SVILUPPO
Paesi europei: solo lo 0,33% del Pil ai Paesi poveri
Nell’Unione europea a 15 la percentuale media che i governi hanno destinato agli aiuti allo sviluppo dei Paesi poveri è ferma allo 0,33% del Pil, pari a 47,5 miliardi di euro, di cui il 30% è il cosiddetto “aiuto gonfiato”, ossia derivante da operazioni di cancellazione del debito estero. Quasi un terzo degli aiuti allo sviluppo quindi “non è autentico” e i governi Ue rischiano “di non mantenere i loro impegni internazionali in materia di aiuto” assunti nel 2002 e 2005. E’ la denuncia contenuto nel rapporto intitolato “Risparmiate gli applausi!” (invito rivolto ai cittadini europei nei confronti dei loro governi), stilato da Concord, la rete che rappresenta oltre 1600 ong di sviluppo di tutta Europa, presentato l’11 maggio a Bruxelles. Ecco cosa emerge. GLI AIUTI “FANTASMA”. “Diversi governi europei stanno ingigantendo la portata dei loro progressi gonfiando le cifre degli aiuti con cancellazioni di debiti, specialmente all’Iraq e alla Nigeria”, denuncia il rapporto di Concord: “Nel 2006, l’ingente cifra di 10.5 miliardi di euro calcolati come aiuti, erano in realtà cancellazioni di debiti. La sola cancellazione dei debiti dell’Iraq e della Nigeria è valsa 8 miliardi di euro”. Ma non solo: i governi europei stanno inoltre calcolando come aiuti le loro spese per l’assistenza ai rifugiati e agli studenti stranieri. Secondo i calcoli di Concord “1 miliardo di euro di spesa per i rifugiati e 1.7 miliardi di euro di spesa per l’educazione di studenti stranieri in Europa, sono stati rendicontati come aiuto pubblico allo sviluppo per i Paesi poveri, nel 2006”. I peggiori colpevoli di gonfiare le cifre dei loro aiuti, sostengono le 1600 ong europee, “sono i governi francese ed austriaco, con più della metà del loro aiuto pubblico allo sviluppo, non considerabile aiuti (ma considerati aiuti ‘fantasma’)”. L’analisi di Concord mostra come anche l’Italia e la Germania siano colpevoli di pratiche analoghe: “l’Italia gonfia poco meno della metà dei suoi aiuti, mentre la Germania più di un terzo”. I “MIGLIORI”. Tra I Paesi che destinano più soldi agli aiuti ci sono Svezia, Lussemburgo, Olanda e Danimarca. Altri Paesi mostrano segnali incoraggianti di rapida crescita nel livello degli aiuti. Le cifre degli aiuti irlandesi sono salite di un terzo nel 2006. Anche Spagna e Inghilterra hanno compiuto progressi significativi. “Ciononostante – precisa il rapporto -, tutti i Paesi citati hanno gonfiato le cifre dei loro aiuti”. SE I GOVERNI EUROPEI… non miglioreranno le prestazioni attuali, i Paesi poveri riceveranno 50 miliardi di euro in meno dall’Europa, entro il 2010, rispetto a quanto gli era stato promesso, avverte il rapporto: “Si tratta del denaro necessario ad aiutare le 1400 donne che ogni giorno muoiono di parto nei Paesi in via di sviluppo, a causa della mancanza di un’adeguata assistenza sanitaria. Si tratta anche del denaro necessario ad aiutare i 4000 bambini che muoiono ogni giorno di diarrea e aiutare a mandare a scuola 80 milioni di bambini, specialmente bambine”. NON C’È TEMPO DA PERDERE. “Gli europei hanno l’imperativo morale di mantenere le loro promesse con delle risorse genuine. Non c’è tempo da perdere”: è questo l’avvertimento della rete europea delle ong, che fa alcune raccomandazioni concrete. “Sono necessarie più risorse, ma un aumento del volume degli aiuti di per sé non è sufficiente – spiegano -. Il modo in cui il denaro degli aiuti viene ripartito e speso necessita di un miglioramento radicale”. Le Ong europee chiedono quindi ai rispettivi governi di “fornire degli aumenti ‘reali’ agli aiuti europei; accordarsi su un calendario annuo, chiaro e obbligatorio, per raggiungere almeno gli obiettivi fissati per il 2010 e il 2015; smettere di includere i costi per i rifugiati, per gli studenti stranieri e la cancellazione del debito nei resoconti ufficiali degli aiuti pubblici allo sviluppo; migliorare la trasparenza dei resoconti; cessare ogni vincolo agli aiuti; assicurare che gli aiuti siano focalizzati sulla lotta contro povertà ed ineguaglianza; compiere passi in avanti per una maggiore efficacia degli aiuti”. “Applaudiremo i governi che saranno all’altezza della sfida – conclude il rapporto – e continueremo a criticare coloro che invece falliranno”.