INGHILTERRA E GALLES
Giovanni Paolo II e la ripresa di vocazioni al sacerdozio
Un sacerdote ogni 800 fedeli, età media 61 anni, un aumento nel numero di vocazioni che è stato costante negli ultimi quattro anni, ed è concentrato nelle città più importanti come Londra. Oggi 150 seminaristi si preparano a salire all’altare. Questo, in poche cifre, il quadro delle vocazioni in Inghilterra e Galles. A spiegare chi diventa sacerdote oggi in Gran Bretagna e perchè è don PAUL EMBERY , direttore dell’Ufficio nazionale delle vocazioni per la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles. Esiste anche in Inghilterra e Galles come in altri Paesi una crisi dovuta alla mancanza di sacerdoti ? “Un sacerdote ogni ottocento fedeli è una ratio molto generosa di questi tempi, se pensiamo che in America Latina vi è un sacerdote ogni 7-8-9000 persone e negli altri Paesi europei vi sono meno preti. Il problema è il futuro, i prossimi venti o trent’anni perché non vi sono sufficienti nuove vocazioni per sostituire i sacerdoti che vanno in pensione oggi. in questo momento alcuni preti si occupano di due parrocchie e ce la fanno ma quando le parrocchie diventano tre o quattro le energie del sacerdoti non sono più sufficienti. L’anno scorso venti preti sono stati ordinati in Inghilterra e Galles un numero non sufficiente a sostituire quelli che sono morti. In una tipica diocesi 2-3 sacerdoti vanno in pensione o muoiono e ne viene ordinato soltanto uno. Negli anni ’50 e ’60 c’erano molte più vocazioni, ma nel 2003 si è toccato un punto basso con soli 24 nuovi entrati in seminario. L’anno scorso, però, i preti novelli sono stati 44, un aumento che è un forte segno di speranza”. A che cosa è dovuto? “Difficile individuare le cause, ogni storia è diversa. La morte di Giovanni Paolo II nell’aprile del 2005 ha generato molto interesse intorno alla Chiesa cattolica. In aprile maggio giugno e luglio di quell’anno abbiamo avuto un aumento di tre volte nel numero di vocazioni e oggi il numero di vocazioni è più alto di tre anni fa”. Che cosa è successo? “I giovani hanno visto la fedeltà che il Papa aveva alla sua vocazione e sono stati attratti dalla sua fede”. Può tracciare un profilo del tipico aspirante sacerdote nell’Inghilterra di oggi? “Negli ultimi vent’anni l’età media dei sacerdoti di Inghilterra e Galles si è alzata. Una volta era di 25 anni oggi è di 31 anni Un tipico aspirante sacerdote di oggi è un laureato sulla trentina, inglese o gallese. Ci sono pochi aspiranti sacerdoti provenienti dalle minoranze non bianche. Benché vi siano molti immigrati di colore o asiatici soprattutto a Londra queste comunità tendono a non produrre sacerdoti cattolici e questo rappresenta per noi un problema perchè siamo consapevoli che un sacerdote debba riflettere le comunità dalle quali proviene. Anche la forte immigrazione polacca degli ultimi due tre anni non ha prodotto molte nuove vocazioni. Credo che la situazione cambierà nel futuro e il problema verrà superato”. Quali sono le ragioni del calo nelle vocazioni dal dopoguerra fino ad oggi? “La frequenza alla messa è diminuita. Oggi soltanto il 25-30% dei cattolici va a messa e tra i giovani la percentuale è anche più bassa. Nei primi anni di vita, con Comunione e Cresima, e nell’adolescenza con gli “youth club”, la Chiesa cattolica offre una struttura di formazione e riesce a raggiungere i giovani che hanno meno di diciotto anni. Dopo questa età, con l’arrivo all’università vi è l’impatto con una società molto secolarizzata. In Gran Bretagna i movimenti cattolici non sono forti come nel resto d’Europa e i giovani universitari devono essere molto motivati se vogliono continuare a frequentare la Chiesa. Per questo le nuove vocazioni al sacerdozio sono più consapevoli rispetto al passato perchè gli aspiranti sacerdoti devono sapere bene le ragioni che motivano il loro lavoro ed essere in grado di giustificarlo ai non credenti”. Quindi nuovi sacerdoti più avanti negli anni più consapevoli e più preparati… “Esiste un vuoto in Inghilterra e Galles nella formazione dei sacerdoti che hanno meno di diciotto anni. Non c’è più un seminario per questa fascia di età perchè negli ultimi anni tra educatori, sacerdoti e genitori si era diffusa l’idea che era meglio per chi aveva una vocazione metterla prima alla prova nel mondo e si è quindi deciso di privilegiare le vocazioni mature. Oggi ci stiamo rendendo conto che esiste a questo livello una carenza di lavoro pastorale non soltanto per chi vuole diventare sacerdote ma in generale per chi vuole riflettere sulla propria vocazione”. È per raggiungere una fascia più giovane di età che nell’ultima campagna per le vocazioni avete usato i cartoni animati giapponesi Manga? “Molti dei sacerdoti e religiosi confermano di aver pensato alla propria vocazione per la prima volta quando avevano poco più di dieci anni, a volte anche prima e abbiamo pensato che questi disegni che parlano di vocazioni vere erano il modo migliore per comunicare con piccoli aspiranti preti”.