FRANCIA
Comincia l’era Sarkozy
Nicolas Sarkozy è ufficialmente il nuovo presidente, il 23esimo, della Repubblica francese. La cerimonia di insediamento si è svolta il 16 maggio all’Eliseo, dove è arrivato accompagnato dalla famiglia, atteso dal presidente uscente Jacques Chirac che si era congedato con un discorso tv la sera prima. Un avvicendamento a porte chiuse, vista l’importanza, e la segretezza, delle informazioni, come l’uso delle armi nucleari. Sarkozy si è poi presentato davanti al presidente del Consiglio uscente, al presidente del Senato e dell’Assemblea nazionale, mentre il presidente del Consiglio costituzionale investiva il nuovo presidente.”Non deludere i francesi” e “seguire la domanda di cambiamento” all’insegna di queste promesse comincia l’era Sarkozy. Subito la scelta del primo Ministro: è François Fillon. L’esecutivo sarà snello, solo 15 ministeri, ben 7 assegnati a donne.Grazie al suo istinto politico, alla sua tenacia e alla sua perseveranza, Nicolas Sarkozy esce largamente vincitore delle elezioni presidenziali, con il 53% dei voti. Il suo merito principale è quello di avere emarginato Jean-Marie Le Pen, leader dell’estrema destra, riuscendo ad attirare la maggior parte del suo elettorato. Il nuovo presidente della Repubblica è riuscito a ricostruire una destra che osa dire il proprio nome e non ha più paura di apparire come tale. Comincia un’era nuova, ed è una fortuna per la Francia. La nuova generazione che arriva ora al potere è quella dei cinquantenni. Queste controverse elezioni dimostrano che i francesi, compresi i giovani che hanno l’età per votare, hanno ritrovato gusto per la politica. La percentuale degli astenuti a queste elezioni è in effetti la più bassa mai registrata dal 1965, data delle prime elezioni a suffragio universale durante la V Repubblica, al tempo del generale De Gaulle. Ma è opportuno spiegare perché gli elettori si siano mantenuti così incerti fino alla fine. Durante una campagna elettorale eccessivamente lunga, sono state cercate soltanto delle ricette per la buona gestione di un Paese troppo ripiegato su se stesso e troppo in fretta paragonato ad una “valle di lacrime”. Nicolas Sarkozy è diventato il presidente di tutti i francesi. Egli dovrà dunque evitare di suscitare odi tra i gruppi sociali, tra le generazioni, tra i benestanti e coloro che hanno difficoltà a cavarsela in un mondo difficile. Se vuole lavorare per il bene di tutti, dovrà prendere le distanze dal potere del denaro e dai mass media troppo compiacenti nei suoi confronti. In altre parole, questo personaggio iperattivo non deve fidarsi degli avversari, ma in primo luogo neppure di se stesso.Con il 47% dei voti, la candidata del partito socialista ha dimostrato una certa audacia, smuovendo la buona coscienza dei ‘primi della classe’ del suo partito. Ma non ha avuto tempo di correggere le tesi obsolete di un partito socialista che non ha voluto trasformarsi in profondità, come hanno fatto invece i suoi omologhi in tutti i Paesi dell’Unione europea. L’apertura a François Bayrou e al suo elettorato (18,5% dei voti al primo turno) ci ha procurato un dibattito televisivo pieno di freschezza e disseminato di humour tra la pasionaria della sinistra e il protagonista di un centro risorto dalle proprie ceneri. Ma la mano tesa è giunta in ritardo, e i dadi erano già stati tratti. Ci si può rallegrare anche della sconfitta dei sostenitori del “no” al referendum sull’Europa e di quegli oltranzisti che predicano instancabilmente una rivoluzione introvabile.La sera delle elezioni, davanti ai propri sostenitori, il nuovo eletto ha proclamato la propria fede nell’Europa e ha annunciato che “la Francia fa ritorno in Europa”. Egli propone ai partner un “trattato semplificato”, non soggetto a referendum, in quanto si baserebbe soltanto su una maggiore efficacia delle istituzioni di Bruxelles. Si tratterebbe specificamente dell’attuazione di una presidenza stabile del Consiglio europeo e della creazione di un vero e proprio ministero europeo degli Affari esteri. Questo trattato, annuncia il nuovo padrone di casa dell’Eliseo, non pretende di sostituire la Costituzione, ma intende essere un rimedio alla crisi istituzionale aperta in Europa dalla risposta negativa della Francia e dei Paesi Bassi nella primavera del 2005. Sotto la presidenza tedesca, si aprirà quindi rapidamente un negoziato politico serrato tra i 27 stati membri dell’Unione europea per tentare di fare uscire l’Europa dal suo coma prolungato.