Sul neo-presidente francese Sarkozy, in visita a Berlino il 16 maggio, lo stesso giorno del suo insediamento all’Eliseo, non mancano i commenti tedeschi. Così il settimanale DER SPIEGEL (14/5): “Berlino dovrà abituarsi al fatto che in futuro come alleato principale avrà un partner difficile a brandire lo scettro. […] Sarkozy punta su una “diplomazia dei risultati”. Dietro la fredda definizione, Berlino teme che si nasconda una dura politica degli interessi francesi…. Finora, Sarkozy è stato reputato un ‘duro’ per le questioni di potere e di influenza dell’economia nazionale. Egli non deve tuttavia sottovalutare la decisione dei tedeschi. […] Per ora, Berlino sottolinea soprattutto i segnali positivi provenienti da Parigi. Anche per ciò che concerne la costituzione europea, a Berlino si nutre un moderato ottimismo”. E sull’incontro Sarkozy-Merkel, sul sito del settimanale DIE ZEIT (16/5) si legge: “Molte le posizioni condivise da Sarkozy e Merkel. Lui è un assertore convinto dell’alleanza transatlantica. Certamente ogni presidente francese è gollista, semplicemente perché la Quinta repubblica è gollista; tuttavia, la sua disponibilità verso l’America e in generale verso il mondo anglosassone è molto sviluppata e da questo punto di vista si differenzia notevolmente dalle idee di Mitterrand e di Chirac. Sarkozy condivide il parere di Merkel anche per quanto concerne la questione turca… anche verso la Russia, il nuovo presidente francese mostra di avere riserve. Questa prospettiva comune dovrebbe favorire la cooperazione tra Parigi e Berlino, soprattutto a livello di un’ ‘Europa dei progetti’. Con Sarkozy arriva un pragmatico che continuerà a difendere ostinatamente gli interessi della Francia, anche se si distanzia apparentemente dalla dottrina francese non ufficiale sull’Europa – istituzioni europee deboli. Resta da chiedersi cosa egli intenda con l’intenzione di ‘proteggere gli europei’, di cui ha parlato nel suo discorso inaugurale, e quale sarà la reazione di Berlino”. “Prudenti. Questo lo stato d’animo dei tedeschi” di fronte all’incontro a Berlino di Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, secondo il quotidiano cattolico francese LA CROIX (16-17/05). Per il direttore dell’Istituto tedesco di Ludwigsburg Henrik Uterwedde intervistato dal giornale, “proseguiranno gli incontri bilaterali, ma non avranno più il ruolo unicamente decorativo degli ultimi mesi. Vi saranno posizioni chiare, pur senza un accordo completo. Vi sono troppi interessi comuni tra i due Paesi”. Il politologo Patrick Moreau afferma che per quanto riguarda l’Europa “si pensa anche ad una divisione dei compiti. Ai francesi un ruolo in direzione del mondo mediterraneo, ai tedeschi verso l’Europa dell’est”. “Sui dossier europei – aggiunge – i tedeschi si aspettano un rapido sblocco della riforma delle istituzioni” e “hanno ben compreso che con il nuovo presidente francese, la decisione varrà presa in Parlamento e non nelle urne”. “La guerra palestinese interroga l’Occidente”: questo il titolo dell’editoriale del quotidiano cattolico italiano AVVENIRE (17/05) dedicato alla guerra scoppiata nella Striscia di Gaza tra Fatah e Hamas. “La presidenza di turno tedesca dell’Unione europea aveva condannato il lancio di razzi Qassam e si era detta profondamente preoccupata per l’escalation di violenza fra fazioni palestinesi. Aveva ragione – osserva Elio Maraone -. Le ripetute violenze possono essere il preludio di una vera e propria guerra civile palestinese”. “Dire che la situazione sia senza governo è il minimo che si possa dire… Chiedere, come hanno fatto ieri il ministro degli Esteri italiano Massimo D’Alema e il segretario generale della Lega araba Amr Mussa, che si arrestino la guerra civile e il lancio di razzi Qassam” o considerare l’ipotesi di “un invio nella Striscia di una forza internazionale di pace” è doveroso” osserva l’editorialista. Ma, precisa, “questa o altre iniziative di pace devono essere assunte al più presto dalla comunità internazionale, dal mondo arabo all’Unione europea agli Stati Uniti. L’indifferenza, l’inerzia verrebbero scontate con il sangue palestinese, e, Dio non voglia, non soltanto palestinese. Mons. Jozef Zycinski, arcivescovo di Lublino, ricevendo in questi giorni il titolo di uomo dell’Anno 2007, conferitogli dal maggior quotidiano polacco GAzeta Wyborcza (15/05) “per la coerente difesa dei valori dell’ordine democratico e del pluralismo, per la cristiana testimonianza di umanità e tolleranza” ha affermato: “Attualmente in Polonia, il compito più difficile sembra essere il dialogo tra polacchi, che non sia dominato da interessi politici ma da una sensibilità, vicina al cristianesimo, verso la dignità umana e verso una responsabile unità… così importanti per la società profondamente lacerata dai conflitti. L’unità è minacciata ogni qualvolta si dimentica qual è il valore della libertà e della dignità della persona (…) Non si può elaborare la storia basandosi su sospetti patologici. Nella patria di Giovanni Paolo II il nichilismo non può diventare una filosofia nazionale”.