LITUANIA

Ancora ai margini?

L’Europa e i Paesi dell’Est: non solo una questione economica

È stato recentemente presentato in Italia (Fiera del libro di Torino) il volume “Storia della Lituania” di Claudio Carpini (Città Nuova): la Lituania, infatti, è stato il paese ospite della Fiera del libro. Un paese alla ricerca di una maggiore considerazione della propria identità, come ha spiegato IRENA VAISVILAITE , consigliere del presidente della Lituania per gli Affari culturali, che ha lamentato una scarsa attenzione alla tradizione e alla storia del suo Paese da parte dell’Unione europea. “Noi ci sentiamo europei, ma allo stesso tempo siamo come spaccati in due, perché anche se siamo uno dei Paesi membri della Ue non riteniamo che la nostra cultura e le nostre tradizioni siano considerate parte integrante e accettate dall’Europa di oggi”. Una identità centrata sull’Europa, ma che – a parere di Irena Vaisvilaite – non viene considerata dagli altri Paesi dell’Unione europea. “Chi arriva in Lituania – dichiara – si stupisce di trovare un’architettura europea”. NONOSTANTE TANTA SOFFERENZA. Durante la presentazione del volume, Vaisvilaite ha ripercorso le tappe fondamentali della storia del Paese, dalla conversione alla religione cattolica nel tredicesimo secolo fino alla caduta del muro di Berlino e all’agognata indipendenza ottenuta nel 1990 (è una repubblica parlamentare dal 1991). Un’indipendenza che però non ha ancora permesso, alla Lituania di essere considerata a pieno titolo un Paese europeo, ha evidenziato la consigliera, raccontando di quando, giunta in Italia negli anni Novanta, si scontrava contro un pensiero comune che associava ancora il suo Paese ad una “macchia rossa sulla carta, un punto dell’Unione sovietica. Non venivamo trattati da europei, ma eravamo solo riconosciuti come sovietici”. Ancora oggi, ha confessato, “i lituani si sentono ai margini dell’Europa, nonostante una storia di sofferenza alle spalle degli ultimi 200 anni per mantenere intatta la propria identità nazionale fondata sulla lingua, la fede (a maggioranza cattolica, ma esistono nove diverse confessioni) e sul proprio passato”. RECUPERARE LA PROPRIA STORIA. Sull’allargamento dei Paesi membri dell’Unione Europea, Vaisvilaite rivendica la precedenza dell’Ucraina e della Bielorussia rispetto alla Turchia. “Per noi – ha affermato – sarebbe molto importante che i confini europei inglobassero anche questi Paesi con cui abbiamo un passato comune. L’Europa dovrebbe guardare ad essi come parte integrante dal punto di vista culturale e non considerarli solo con l’occhio economico”. Su questa strada, in particolare, la Lituania, ha come partner la Polonia. Insieme cercano di sensibilizzare i politici europei. A tre anni dall’ingresso nella Ue (2004), Vaisvilaite riferisce che ancora oggi il Paese sta pagando le conseguenze sociali per questa scelta: “Ci è stato chiesto di rispettare i parametri economici, ed è giusto, ma questo ha significato per il Paese tagli sulla spesa sanitaria e sociale. E’ corretto rispettare le indicazioni, ma la valutazione non dovrebbe essere solo legata ai fattori economici, sono altrettanto importanti i livelli socio-sanitari offerti ai cittadini”. E per il futuro spera in “una Europa che non sia solo un fatto economico, ma anche un’entità di valori culturali e spirituali”. Non ha dubbi nel ribadire che l’identità si può basare solo sulla conoscenza reciproca: “Anche l’Europa dovrebbe riappropriarsi della propria storia che comprende anche alcuni Paesi orientali”. Un recupero che può avvenire solo “attraverso il dialogo, il confronto e il riconoscimento di una storia comune”. RESPIRARE A DUE POLMONI. Lo storico italiano FRANCO CARDINI , curatore della collana che ha pubblicato il libro, ha ricordato ciò che sosteneva Giovanni Paolo II, che conosceva bene la Lituania, e cioè che un allargamento dell’Europa fino ai limiti di quello che un tempo era l’Unione sovietica e ora è la Confederazione degli Stati indipendenti avrebbe portato finalmente l’Europa stessa a respirare con due polmoni. “Ora che l’arcipelago europeo è entrato in una fase di stallo dopo il fallimento del lancio della ‘Carta costituzionale’ – ha sottolineato lo storico -, è sempre più necessario conoscere meglio le diverse componenti nazionali di quello che un giorno potrà divenire una grande Unione continentale”. Cardini è convinto che non ci sarà mai un’Europa unita se non si conoscono le sue diverse componenti, “per ora si può parlare solo di Eurolandia, non ancora di Europa”. Ribadendo che “integrazione non significa omologazione o centralizzazione”, lo storico indica nella scuola il percorso per raggiungere una vera integrazione europea. “I ragazzi d’Europa si muovono sempre di più – ha concluso – imparano a conoscersi sempre meglio, e ciò rimedierà forse alle false partenze e alle penose stasi della via del primo mezzo secolo dell’Europa unita, dai Trattati di Roma del 1957 ad oggi. Nel futuro sentiremo sempre più parlare di Lituania”.