REGNO UNITO
Una campagna della Chiesa cattolica per la regolarizzazione di immigrati
Una scorciatoia per il diritto alla cittadinanza per il mezzo milione di immigrati illegali che da anni vive e lavora nel Regno Unito. La proposta, concedere a chi ha un visto scaduto ma vive qui da almeno quattro anni e da due anni ha un permesso di lavoro, il diritto di rimanere per sempre, è stata lanciata dal card. Murphy-O’Connor, leader di cinque milioni di cattolici inglesi. un anno fa. Oggi è un movimento importante, una alleanza di chiese, associazioni e comunità locali che si batte in piazza e in parlamento perché una minoranza illegale sulla carta ma inserita nella vita sociale e economica del Paese venga riconosciuta. “Strangers into citizens”, ovvero “Da stranieri a cittadini” ha organizzato all’inizio del mese a Trafalgar Square una manifestazione che ha attirato almeno cinquemila persone. Sindacalisti, suore e attivisti dell’anticapitalismo hanno sfilato con bandiere e poster chiedendo al governo di dare agli immigrati illegali la dignità che spetta loro. A coordinare la campagna di “Strangers into citizens” è Austen Ivereigh già portavoce del card. Murphy-O’Connor ed esperto di temi europei. Ammettete qualche forma di controllo di frontiera? “Si, senza dubbio, è diritto dello Stato regolare le frontiere. Noi chiediamo che chi è arrivato qui con un visto turistico o per studenti e si è poi inserito, una volta scaduto il visto, nella vita del Paese, pagando le tasse, lavorando con serietà, mandando i figli a scuola, abbia la possibilità di uscire dall’illegalità”. Il sottosegretario all’immigrazione Liam Byrne ha criticato la vostra campagna dicendo che regolarizzare l’immigrazione illegale significa mandare il messaggio sbagliato, che le frontiere del Regno Unito sono aperte anche a chi entra illegalmente. Bisogna evitare, ha detto Byrne, che il Regno Unito attiri nuovi immigrati illegali. Che cosa ne pensa? “Regolarizzare l’immigrazione clandestina non significa favorirla perché gli emigrati non lasciano il loro Paese alla ricerca della cittadinanza ma scappano per sfuggire alla povertà o alla persecuzione e arrivano qui ad ogni costo, senza preoccuparsi del tipo di controllo di frontiere che esiste. Dare loro il diritto di rimanere significa rafforzare le leggi sulle frontiere che già esistono”. Perché avete scelto questo particolare modello di regolarizzazione, almeno quattro anni di permanenza nel Regno Unito e poi un permesso di lavoro di due anni, senza accesso ai sussidi sociali, al termine del quale, se l’immigrato risponde ad alcuni criteri, buona conoscenza dell’inglese, fedina penale pulita, referenze adeguate dei datori di lavoro, ottiene la residenza nel Regno Unito? “Abbiamo studiato diversi modelli di regolarizzazione in Europa e negli Stati Uniti e abbiamo deciso che questa formula dove è il datore di lavoro a garantire per l’immigrato era la più adatta al Regno Unito”. Pensa che questa campagna avrà successo? “In privato i sottosegretari all’immigrazione si dimostrano molto più disponibili che in pubblico e hanno ammesso, nei colloqui che abbiamo avuto, di essere a favore della nostra proposta. Sessanta parlamentari proporranno nei prossimi giorni al parlamento una mozione che punta a introdurre il nostro modello di regolarizzazione. I due terzi dei cittadini britannici sono a favore del fatto che chi vive stabilmente qui e paga le tasse ottenga la cittadinanza, ma esiste un quarto di cittadini, il 20% che è molto preoccupato del fatto che vengano regolarizzati gli immigrati illegali. Si tratta di rappresentanti della working class con poca istruzione, ma il governo è preoccupato che questa minoranza, se si sente trascurata potrebbe trasferire i propri voti al “British National Party”, il partito fascista. Di solito chi è istruito e appartiene alle classi benestanti è a favore della regolarizzazione degli immigrati perché sa che contribuiscono al benessere del Paese”. Che cosa ne pensa della recente decisione del governo di rendere più severi I controlli sui datori di lavoro che verranno multati se non applicano I controlli previsti dalla legge sui loro dipendenti e rischiano la prigione se impiegano lavoratori clandestini? “Credo che occorra distinguere tra i datori di lavoro che sfruttano gli immigrati sapendo che cosa stanno facendo e chi impiega persone che hanno un passaporto falso senza rendersene conto e sarebbe importante che il governo concentrasse i suoi controlli su datori di lavoro che sono consapevoli di quello che stanno facendo”. Perché la Chiesa ha deciso di lasciarsi coinvolgere in questa campagna che è di natura politica? “Perché la dottrina sociale della Chiesa chiede che I lavoratori illegali vengano trattati con rispetto e umanità”.