PARLAMENTO UE
Trattato costituzionale: una “road map” al summit del 21-22 giugno
Opinioni diverse, soluzioni diverse: il dibattito cresce tra chi vuole “più” o “meno” Europa. La cancelliera tedesca Merkel infittisce le consultazioni in vista del summit del 21 e 22 giugno, che dovrebbe definire la road map per approvare il Trattato costituzionale. Il Parlamento Ue organizza dal canto suo audizioni sul futuro dell’integrazione e all’interno dell’Assemblea emergono posizioni articolate, espresse dai partiti politici rappresentati a Strasburgo. CONCENTRARSI SULL’ESSENZIALE. “Al punto in cui siamo, il pragmatismo deve prevalere sul dogmatismo e la buona volontà deve essere più forte della malafede”: JOSEPH DAUL , francese, guida il gruppo dei popolari all’Europarlamento. È convinto che la presidenza di turno del Consiglio Ue, detenuta in questo semestre dal suo Paese, abbia fatto bene a fare del rilancio istituzionale una priorità per il processo unitario. D’altro canto afferma che “il no alla Costituzione da parte dei francesi e degli olandesi indica che agli occhi della grande maggioranza dei cittadini l’Europa non è sufficientemente legittima, credibile ed efficace”. Si dice favorevole a un nuovo trattato, purché sia in vigore prima delle elezioni europee del 2009. Lo stallo attuale potrà però essere superato “solo se ci si concentra sulle cose essenziali”, che secondo Daul sono: “l’estensione del voto a maggioranza qualificata, il principio di sussidiarietà e la ripartizione delle competenze tra Ue e Stati, la presidenza stabile del Consiglio, la rappresentanza comune internazionale e la Carta dei diritti fondamentali”. LA CIG PER ANDARE AVANTI. Il capogruppo socialista, anch’egli tedesco, MARTIN SCHULZ , mette in guardia “da chi vuole distruggere l’Europa”, ovvero da quei politici che contrastano la Costituzione e che vorrebbero proseguire nel cammino d’integrazione basandosi sui trattati in vigore. “Chi vuole tornare a Nizza – sintetizza il leader Pse – non venga alla Conferenza intergovernativa”. La Cig potrebbe essere lo strumento scelto per ricalibrare il testo del Trattato costituzionale e definire le tappe per la sua entrata in vigore: dovrebbe essere decisa al summit di giugno e svolgersi sotto presidenza portoghese nella seconda metà di quest’anno. Per Schulz, “l’Unione europea è un modello di successo perché ha portato pace, stabilità sociale e crescita economica e ha esportato i propri valori. Per conservarlo occorre però modificarlo”. ISTITUZIONI PIÙ FORTI. Anche GRAHAM WATSON , inglese, alla guida dei Liberaldemocratici, pone l’accento sui successi ottenuti dalla Comunità nel suo primo mezzo secolo di vita. “Nei prossimi cinquant’anni – chiarisce – occorrerà esportare i successi dell’Europa, poiché le sfide globali, come i cambiamenti climatici, la crescita della popolazione nel mondo e la proliferazione nucleare, hanno messo in luce l’inadeguatezza dell’unilateralismo”. Dunque più Europa nel mondo, ma anche più integrazione all’interno dei vecchio continente: “Questa è la chiave per la competitività, per la sicurezza e per la giustizia… Per tali ragioni è vitale trovare una soluzione istituzionale nei prossimi mesi: solo istituzioni più forti possono costruire un’Europa più forte”. Watson dice “no” ai “veti nazionali sul Trattato costituzionale”, incoraggia la Merkel a proseguire il suo impegno per un accordo “di alto profilo” e invita a coinvolgere i cittadini in un vero processo democratico. DA DESTRA A SINISTRA. “Gli eurocrati della Commissione e del Consiglio hanno avuto un sospiro di sollievo in occasione delle elezioni presidenziali francesi. Infatti l’elezione di Sarkozy, della Royal o di Bayrou avrebbe permesso di rimettere la Costituzione in carreggiata”. JEAN-MARIE LE PEN , francese, esponente del gruppo Its (Identità, tradizione e sovranità), è da sempre contrario all’adozione di un trattato dal valore costituzionale. “I francesi – spiega – hanno respinto la Costituzione mediante referendum, ma ora cercano di rifilarcela in sordina”. BRIAN CROWLEY , irlandese, esponente del gruppo conservatore Europa delle nazioni, punta sulla definizione precisa dei compiti che spettano all’Ue e a quelli che “devono rimanere di stretta competenza nazionale”. Energia, pensioni, immigrazione, sicurezza interna potrebbero, a suo avviso, essere gestiti “in modo consensuale”, mentre “gli altri temi è meglio lasciarli agli Stati membri”. La rappresentante dei Verdi, KATHALIJNE BUITENWEG , olandese, offre un’altra interpretazione degli esiti del referendum tenutosi nel suo Paese: “I cittadini che hanno votato contro la Costituzione nei Paesi Bassi non lo hanno fatto perché volevano meno cambiamenti in Europa. L’80% di coloro che ha votato no – sostiene – lo ha fatto perché voleva un’Unione più democratica e quindi maggiori cambiamenti”. ERIK MEIJER , olandese della Sinistra unitaria al Parlamento di Strasburgo, invita a tener conto “della volontà dei cittadini piuttosto che delle preoccupazioni dei governi” nel definire l’iter sul Trattato costituzionale.