Domenica, 20 maggio, si è svolta a Varsavia una grande manifestazione a favore della vita e della famiglia. Secondo la polizia, i partecipanti non arrivavano a mille ma, secondo gli organizzatori, alla fine della giornata erano oltre tre mila. I manifestanti, arrivati nella capitale da diverse località di tutta la Polonia e anche dall’estero, hanno voluto esprimere il proprio atteggiamento a favore dei valori cristiani e del rispetto della vita dal concepimento alla morte naturale. Uno degli organizzatori della marcia, Lukasz Wrobel della Fondazione Pro, durante un comizio improvvisato davanti dalla sede del Parlamento polacco ha affermato la necessità di “ricordare ai deputati di porre fina alla discriminazione delle famiglie, soprattutto dal punto di vista fiscale”. Come ha invece dichiarato il rappresentante dell’Associazione di cultura cristiana Slawomir Olejniczak, arrivato nella capitale polacca da Cracovia, “la cultura della morte è rappresentata da alcuni ambienti omosessuali e da quelli favorevoli all’aborto che mirano a distruggere le famiglie e a revocare il diritto alla vita ai bambini non ancora nati”. Alla manifestazione ha partecipato, tra gli altri, il ministro dell’Educazione Roman Giertych, le cui dichiarazioni hanno dato spunto alle accuse di omofobia, riprese in questi giorni dalla stampa italiana. Tali accuse sono state recentemente rilanciate anche da Amnesty International, che nel suo rapporto annuale ha fornito alcuni esempi di analoghi comportamenti da parte di altri membri della maggioranza attualmente al governo in Polonia. Il giorno precedente tuttavia, sabato 19 maggio, a Varsavia si era svolta una manifestazione di segno diametralmente opposto: la “Parata della parità” organizzata a sostegno dei diritti civili e dell’uguaglianza indipendentemente dall’orientamento sessuale. Nonostante alcuni tentativi di interrompere la manifestazione, la parata di sabato, che concludeva la settimana per l’uguaglianza dei diritti svoltasi a Varsavia dal 12 al 20 maggio, ha avuto un decorso regolare.