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Ucraina, quale futuro?

Anche l’Europa in attesa delle elezioni del 30 settembre

L’accordo raggiunto nella notte di domenica 27 maggio tra il presidente ucraino Victor Yuscenko, il Primo ministro Victor Yanukovic e il presidente del Parlamento Oleksander Moroz, sembra per il momento mettere fine alla crisi politica che si è scatenata nei giorni scorsi nel Paese. Il compromesso stabilisce, tra le altre cose, elezioni anticipate al prossimo 30 settembre, ed è stato accolto con sollievo dall’Unione europea che aveva chiesto con insistenza una rinormalizzazione pacifica delle tensioni, senza uso di forza. Il conflitto ha dimostrato che la strada verso la democrazia è lunga e difficile, e la gente comune, di fronte ai pullman che nei giorni scorsi hanno portato a Kiev truppe speciali da tutta l’Ucraina, ha ripensato alla rivoluzione arancione di due anni fa come ad un’occasione perduta, e non sa intravedere una possibilità di futuro migliore. L’opinione pubblica è divisa tra i due partiti di Yuscenko e di Yanukovic. Anche se il presidente Yuscenko ha parlato di dimostrazione di “democrazia matura”, affermando che “l’Ucraina esce rafforzata da questa crisi” e assicurando che tale crisi “è finita”, non è possibile fare previsioni su quanti si recheranno alle urne il prossimo 30 settembre: sono forti sia la delusione che il disorientamento, e i cittadini non vedono prospettive di pace e sviluppo.Per questa crisi l’Ucraina paga un prezzo molto alto. Oggi la sua politica estera appare paralizzata, il presidente e il Primo ministro fanno un uso proprio della politica, le élites sono divise e utilizzano qualsiasi strumento a disposizione per attaccarsi l’una con l’altra screditando anche le istituzioni giuridiche. Una situazione che non ha consentito all’Ucraina di diventare membro della Nato, né dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Una limitazione grave, quest’ultima, anche in termini economici giacché l’Unione europea è pronta a firmare con il Paese un accordo di libero mercato solo dopo il suo ingresso nel Wto. Con l’allontanamento del procuratore generale Svyatoslav Piskun e di alcuni giudici costituzionali, la crisi ha inferto un duro colpo anche al primato del diritto e ai suoi rappresentanti.Per uscire da questa crisi, e nel cammino verso l’Europa, sarà importante che le elezioni del 30 settembre si svolgano in modo corretto e trasparente. Credo sia lo stesso presidente a volerlo. Questo, e non il guardare ai risultati delle elezioni, gli garantirebbe un’immagine di leader democratico nei confronti della società europea.