LAZIO
Proposta di legge sul lavoro
“Misure a sostegno dell’occupazione e del reinserimento nel mondo del lavoro per coloro che hanno superato quaranta anni di età”. Questo l’oggetto di una proposta di legge regionale che ha alla base il convincimento che “il fenomeno dei lavoratori maturi che superati i 40 anni sono esposti al rischio di espulsione dal mondo del lavoro e che sperimentano grandi difficoltà, se non impossibilità a rientrare, sta lievitando in modo sensibile e preoccupante ed è necessario individuare rimedi. Diventa così centrale la capacità di poter acquisire una nuova formazione professionale”. La legge ha l’obiettivo di “favorire il reinserimento lavorativo di persone disoccupate che abbiano superato quaranta anni di età, attraverso un sistema di appositi incentivi alle imprese ed al termine di idonei percorsi individuali di formazione e riqualificazione professionale”.In sinergia. “È importante che la Regione porti avanti iniziative per gli over 40. È necessario infatti focalizzare l’attenzione sul lavoro che cambia: con l’avvento del mercato liberista la persona e la sua dignità non sono più al centro delle politiche del lavoro. Non si deve vivere per lavorare, ma lavorare per vivere”. Questo il convincimento di Lidia Borzì, presidente delle Acli Lazio, che sottolinea come oggi “gli over 40 e i giovani lavoratori atipici e flessibili sono due facce delle stessa medaglia: c’è una generazione che fatica ad entrare nel mondo del lavoro e quella precedente che ne viene espulsa. Non si tratta solo di persone che fanno i cosiddetti lavori pesanti, ma che occupano anche posti nelle aree dirigenziali”.Secondo la presidente regionale delle Acli è quindi “è una situazione molto delicata da esaminare tutelando i più deboli. Il lavoratore quarantenne, impreparato ai continui cambiamenti, viene licenziato e al suo posto viene preso un giovane trentenne precario e flessibile. Si rischia così di avere un lavoro certo solo per dieci anni! Non è semplice a 40 anni reimpiegarsi e trovare una dimensione lavorativa adeguata alla propria professionalità, ciò non solo pensando all’aspetto economico ma anche a quello educativo e culturale”. Secondo Borzì, è, quindi, necessario “da una parte individuare strumenti per favorire l’accesso al mondo del lavoro per i giovani, mentre dall’altra adottare delle misure, per esempio corsi di formazione, per adeguare le competenze di chi è già nel mondo del lavoro per favorirne la permanenza”.Il problema, ad avviso della presidente regionale delle Acli, “anzitutto deve essere approcciato a livello culturale: si tratta infatti di tematiche di cui si sente parlare spesso, ma che devono ancora diventare patrimonio culturale condiviso”. Il problema del lavoro infatti, ha evidenziato ancora, “coinvolge anche le politiche abitative, quelle in tema di sanità, quelle sociali, le quali in particolare possono essere considerate un motore dello sviluppo. C’è interdipendenza e quindi non si deve ragionare a compartimenti stagno, ma nell’ottica della sinergia. In questo senso qualcosa già si sta realizzando nella Regione, bisogna continuare ad impegnarsi in questa direzione”.Inutile doppio. “La proposta di legge mi sembra una inutile ripetizione”. Ad affermarlo è Dario Roncon segretario Cisl regionale Lazio. Il reinserimento nel mondo del lavoro delle persone che hanno superato i quarant’anni, secondo il segretario Cisl regionale, è comunque “una delle problematiche cui si deve dare urgentemente risposta”. “Proprio condividendo l’analisi riguardo il fenomeno di espulsione dall’attività di ultra quarantenni, con la Regione Lazio si sono condivisi diversi provvedimenti, in primo luogo, il Piano triennale per il lavoro – ha aggiunto Roncon – in cui in maniera specifica sono individuate risorse per percorsi formativi e di riqualificazione dei suddetti lavoratori ed incentivi per le imprese che li assumono. Incentivi, fra l’altro, aggiuntivi a quelli previsti da leggi nazionali. Percorsi agevolativi sono inoltre previsti attraverso le risorse della legge 236/93 (norma che prevede interventi urgenti a sostegno dell’occupazione, n.d.r.) e attraverso specifici progetti come il progetto Pari (programma d’azione per il reimpiego di lavoratori svantaggiati) rivolto non solo a quarantenni percettori di indennità di mobilità ma anche a lavoratori espulsi dal ciclo produttivo e non percettori di alcuna indennità”.In sostanza secondo Roncon “simili provvedimenti, nel sovrapporsi ad altri esistenti, rischiano di creare confusione mentre l’esigenza vera è di predisporre un testo unico che affronti il nodo ‘lavoro’ nella sua interezza e complessità armonizzando le risorse disponibili ed i provvedimenti legislativi esistenti”. In sostanza, secondo Roncon, “basterebbe mettere in pratica quello che già c’è. Esistono infatti diverse leggi che cercano di favorire e tutelare le cosiddette fasce deboli di lavoratori e che prevedono corsi di formazione, incentivi alle imprese, ma è come se ciascuna di queste leggi andasse avanti per conto proprio”.a cura di Alessia Meloni(01 giugno 2007)