spagna
“Siviglia è una storia, un modo di essere, un pensiero, una filosofia di vita, una maniera, anche, di guardare Dio e di vivere e celebrare la fede cristiana”. Lo ha detto l’arcivescovo di Siviglia, mons. Carlos Amigo Vallejo, ricevendo, nei giorni scorsi la cittadinanza onoraria di Siviglia. L’onorificenza ricevuta, ha dichiarato il presule, “appartiene più all’istituzione che rappresento, la Chiesa spagnola, che a me stesso. Penso che le relazioni tra la Chiesa e l’amministrazione pubblica devono essere basate sul principio secondo il quale la comunità politica e la Chiesa sono indipendenti ed autonome, ognuna nel proprio campo, ma entrambe, benché per diverso titolo, stanno al servizio della vocazione personale e sociale dell’uomo”. Pertanto, “è legittima una sana laicità”, che “garantisca ad ogni cittadino il diritto di vivere la propria fede religiosa con autentica libertà, perfino nell’ambito pubblico”. Per mons. Amigo Vallejo, “nessuno può dubitare che il pluralismo culturale e religioso è un arricchimento della vita sociale”. Ricevere la cittadinanza onoraria il giorno della festa di S. Fernando, ha proseguito l’arcivescovo di Siviglia, comporta un “obbligo” ed “una responsabilità di esemplarità”. Fernando III, infatti, “secondo le fonti cristiane e musulmane, fu cavaliere magnanimo, giusto e nobile”. Per mons. Amigo Vallejo è importante imparare dalla storia per non commettere gli errori del passato e per non “sprecare” la testimonianza positiva di chi ci ha preceduto, come Fernando III. “Sapere convivere, pur essendo differenti, e sapere lavorare uniti alla ricerca del bene comune e del meglio per tutti – ha concluso l’arcivescovo – non smette di essere un’arte difficile da ottenere, ma è imprescindibile per chi desidera raggiungere veri livelli di autentica cittadinanza”.