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Lussemburgo: i cristiani per il futuro del granducato e dell’Europa
“Lettera sociale della Chiesa cattolica in Lussemburgo” è il titolo del documento pubblicato nei giorni scorsi dall’arcivescovo del granducato, mons. Fernand Franck, al fine di tracciare “delle linee guida” per l’impegno “dei cristiani in quanto cittadini, e della Chiesa in quanto forza viva della società” si legge nel testo. Un piano quinquennale che richiama, in particolare, all’impegno per la dignità della vita umana e la giustizia, e alla partecipazione attiva alla vita sociale e politica, a livello locale, nazionale ed europeo. Ne presentiamo alcuni passaggi. La dignità della persona umana è inviolabile. L’individuo che prende coscienza della propria grandezza, dignità e somiglianza all’immagine di Dio, può avere una visione diversa di sé e del suo prossimo. Occorre dunque promuovere questa coscienza che trasfigura tutto e ciò significa, concretamente, che la società ha bisogno di spazi di riflessione e meditazione che permettano all’uomo di essere uomo dinnanzi a sé, dinnanzi al suo prossimo e dinnanzi a Dio. Nei prossimi anni, la Chiesa ha intenzione di creare e promuovere al riguardo spunti e proposte di riflessione.Nulla è più difficile che definire il termine giustizia. Non si tratta di livellare le cose, ma piuttosto di stabilire un equilibrio nella differenza. La questione della giustizia trova spazio adeguato nella politica che è l’ambito privilegiato per negoziare, elaborare e all’occorrenza imporre regole comuni. L’azione politica è al servizio della coesione sociale, così come del bene comune. L’ideale della giustizia è capace di sbloccare situazioni senza uscita e di rendere attuali vecchie norme scoprendone il senso profondo. La questione non contiene già le risposte. Essa si fonda, piuttosto, sulla convinzione che possiamo fare ancora meglio. La Chiesa sostiene, sia al proprio interno che a livello della società, le organizzazioni che si pongono la questione di una giustizia più grande, fondando il proprio impegno sull’annuncio della fede, la liturgia e la diaconia.Se concepiamo la politica come la realizzazione del bene comune, nessun membro della società deve mantenersene al di fuori o essere lasciato ai margini. La società ha bisogno di persone che si impegnino per il bene comune, compito, in particolare, dei rappresentanti politici. Ma la di là delle forme partecipative che già conosciamo, si tratta di offrire possibilità adeguate ad una società civile sempre più impegnata nella vita della collettività. La partecipazione dei cittadini passa necessariamente attraverso informazioni affidabili; compito che non appartiene solo ai media. Formare l’opinione pubblica presuppone che i contenuti più importanti e le diverse opzioni siano presentati con la maggiore obiettività possibile. La cultura della discussione costruttiva stimola alla partecipazione. La polemica e gli scontri ideologici, invece, scoraggiano e inducono la gente a ritrarsi dal dibattito. Occorre chiedersi se, in seno alla nostra società caratterizzata da una profusione di informazioni, non vi sia modo di prevedere e sperimentare nuovi strumenti per promuovere una cultura politica partecipativa ad alto livello. Ciò significa, in concreto, che dovrà essere promossa a livello comunale, nazionale e dell’Unione europea una vasta partecipazione ai meccanismi di assunzione di decisioni politiche. La partecipazione dovrà essere ugualmente promossa all’interno della Chiesa che, da parte sua, continuerà a contribuire all’elaborazione di un’opinione consapevole e ragionata sulle questioni etiche e sociali e a formulare il proprio punto di vista all’interno del dibattito pubblico.