CAMPANIA

La “fabbrica sociale”

Per l’inserimento dei giovani a rischio nel mondo del lavoro

La Giunta Regionale della Campania ha approvato, a maggio, un protocollo d’intesa con l’associazione Jonathan onlus, l’Indesit Company e la Prysmian s.r.l per promuovere l’inclusione sociale per i giovani a rischio. Cinquantasei ragazzi, dai 18 ai 25 anni, provenienti dal mondo dell’emarginazione e dall’area penale, a partire da questo mese di giugno, saranno inseriti nel mondo del lavoro con contratti a tempo determinato nella categoria metalmeccanici. L’associazione Jonathan curerà il percorso lavorativo d’inserimento attraverso la costituzione di una rete organizzativa denominata “sportello delle pari opportunità sociali e lavorative”; mentre due delle più grandi aziende del comparto produttivo campano, l’Indesit Company e la Prysmian s.r.l, avvieranno i contratti. La Regione promuoverà, inoltre, una certificazione di qualità con il marchio “fabbrica sociale” per le aziende che inseriscono giovani a rischio nel mondo del lavoro.Una rete solidale. Motore dell’iniziativa è l’associazione Jonathan, che gestisce tre comunità, due per ragazzi dell’area penale e a rischio e una casa famiglia per bambini dai 3 ai 10 anni. “Dal 1998 – racconta Vincenzo Morgera, tra i fondatori dell’associazione – con Indesit Company abbiamo stipulato una convenzione per la quale quest’impresa ogni anno assume nei suoi stabilimenti dai 5 ai 10 ragazzi segnalati da noi, che sono in misura cautelare esterna o interna”. Dei 60 ragazzi che hanno usufruito di questa opportunità, “10 sono passati da contratti a tempo determinato a quelli a tempo indeterminato”.Dato che “la sperimentazione ha dato ottimi risultati”, “abbiamo voluto coinvolgere anche le istituzioni: così nasce il protocollo che ha l’obiettivo, attraverso l’azione della Regione, di sensibilizzare al progetto nuove imprese, creando una rete di solidarietà”. Perciò, alle aziende che aderiscono al progetto “la Regione riconosce il marchio di qualità sociale, per sottolineare l’attenzione che le imprese danno al territorio, consapevoli che lo sviluppo vero non è solo economico ma anche sociale e culturale”. Figure fondamentali del progetto sono i tutor, operatori sociali che accompagnano i ragazzi in questo percorso. “Il protocollo d’intesa – afferma con orgoglio Morgera – è innovativo non solo a livello regionale, ma anche nazionale”.No ai guadagni facili. “Offrire opportunità di lavoro ai giovani – osserva Eleonora Cavallaro, presidente delle Acli della Campania – è sempre il modo migliore per sottrarli alla ricerca di ‘guadagni facili’. Ma questo non può prescindere da un investimento in termini culturali e di risorse economiche”. A livello culturale, precisa Cavallaro, “è necessario rivedere i percorsi scolastici e formativi per renderli più appetibili ai ragazzi e, al tempo stesso, più rispondenti alle richieste che vengono dal mondo del lavoro”. Inoltre, “occorre un cambiamento dei modelli culturali che passano in televisione, che ci bombarda di esempi di violenza, arrivismo, individualismo, consumismo”.Servono, ovviamente anche risorse economiche “per corsi che siano professionalizzanti, studiati con il mondo delle imprese”. Se questo vale per tutti i ragazzi per evitare che diventino “ragazzi difficili”, per quelli che già lo sono “il percorso in azienda deve essere accompagnato affinché il lavoro costituisca un’educazione alla solidarietà e alla responsabilità”. Per migliorare la qualità della vita, secondo Cavallaro, “bisogna incentivare di più luoghi di concertazione, a livello di municipalità, tra le famiglie, le agenzie educative e le imprese per confrontarsi sui problemi reali e su come superarli”.Tornare a volare alto. “Mi sembra che ci sia convergenza, tra istituzioni, associazionismo e Chiesa, nel dire che offrire ai giovani opportunità di lavoro è la direzione giusta da prendere: l’importante è che queste iniziative non restino solo buone intenzioni e che abbiano continuità”: questo il parere di padre Domenico Pizzuti, sociologo gesuita, per anni impegnato a Scampia, quartiere degradato di Napoli. “Comuni e Regione possono sostenere le iniziative, erogando fondi – aggiunge – ma sono le imprese campane che devono diventare più competitive e capaci di offrire posti di lavoro”. Certo, “è necessario anche incentivare forme di lavoro autonomo nel commercio, nel turismo, in settori innovativi”.Bisogna, dunque, far capire ai giovani “l’importanza del lavoro, per non lasciarsi attrarre da guadagni facili”: inevitabile il riferimento a Marco De Rosa, il sedicenne incensurato, ucciso, nella notte tra il 3 e il 4 giugno, da un carabiniere dopo una rapina in un pub. “Giovani come Marco – osserva padre Pizzuti – non sanno più volare alto, hanno abbassato le ali perché le famiglie o gli ambienti dove abitano sono affetti dalla ‘droga’ del guadagno: occorre bonificare tali ambienti e combattere le subculture di precarietà e delinquenziali in cui ci si accontenta di aspettative mediocri”. Per fare questo “servono professionalità specifiche, come i maestri di strada, e un insieme di provvidenze, ma anche maggiore concertazione tra istituzioni e società civile”.a cura di Gigliola Alfaro(13 giugno 2007)