MARCHE

Prove di rimozione

Barriere architettoniche

Il 21 maggio, con un’apposita delibera, la Giunta regionale delle Marche ha stabilito per l’anno 2007, i criteri di riparto tra i comuni dei fondi regionali (1 milione di euro) per l’eliminazione e il superamento delle barriere architettoniche negli edifici privati: è il terzo anno che la Regione si accolla questo onere, attingendo al proprio Bilancio di previsione. Dal 2000, infatti, lo Stato italiano non provvede a finanziare la legge 13 del 1989, che riguarda, appunto, l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati.Il fabbisogno di contributi rilevato dai comuni marchigiani, che sono gli enti a cui devono essere presentate le domande, ammonta, al 1° marzo 2007, a circa 6,4 milioni di euro e le domande inevase o finanziate parzialmente, sempre alla stessa data, sono 1.433, di cui 1.098 presentate da portatori di handicap con invalidità al 100%. Solo per soddisfare le necessità di questi ultimi sono necessari 4,6 milioni di euro, mentre per le 335 domande presentate da invalidi parziali occorrono 1,6 milioni di euro. Gli invalidi devono comunque anticipare la somma per i lavori, perché il contributo pubblico è a saldo: il rimborso totale è previsto solo fino a 2.500 euro.Oltre questa cifra i contributi sono erogati in base a una percentuale che varia a seconda di certi scaglioni e, per fare un esempio, su una spesa di 30.000 euro per un ascensore tornano “indietro” poco più di 6.000 euro. I comuni, nell’assegnare i contributi, devono attenersi al comma 4 dell’articolo 10 della legge, per cui le somme vengono ripartite dando la precedenza alle domande presentate dagli invalidi totali e, secondariamente, tenendo conto dell’ordine cronologico di presentazione delle richieste.Attualmente nei comuni principali della Regione, Pesaro, Ancona, Macerata e Ascoli Piceno si stanno evadendo le domande del 2002-2004, ma ogni anno si accumulano nuove richieste, che non fanno che aumentare i tempi di attesa: viste queste difficoltà non sono pochi i disabili che rinunciano del tutto all’impianto che favorirebbe la loro deambulazione.Pericolosa dimenticanza. “Occorrono molti più fondi rispetto a quelli stanziati e la regione supplisce alle carenze dello Stato, che si è dimenticato di stanziare i fondi necessari”. Parla chiaramente Roberto Frullini, presidente regionale della Unione italiana lotta alla distrofia muscolare (Uildm), e della Consulta regionale delle associazioni che rappresentano l’handicap. “Noi della Consulta – aggiunge Frullini – abbiamo sollecitato la regione a rifinanziare la legge, ma il problema è a livello nazionale: si va avanti così, a breve termine, con una pseudo-programmazione che va di finanziaria in finanziaria. Con il Governo si è aperto un confronto, la normativa dovrebbe essere rivisitata ma intanto le domande si accumulano, perché anche negli edifici costruiti dopo l’introduzione della legge possono essere necessari dei lavori di adattamento. Se nelle Marche i finanziamenti stabiliti servissero a soddisfare le attuali richieste sarebbe già un miracolo”.Problemi quotidiani. Per Anna Menghi, presidente provinciale di Macerata dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi civili (Anmic), i problemi che affrontano i disabili per la loro mobilità sono davvero grandi: “Non solo la spesa per un ascensore è elevata e deve essere anticipata dal disabile, ma in certi palazzi gli altri condomini questi impianti neanche li vogliono. Per questo ogni finanziamento, come questo della Regione, aiuta, anche se non basta, perché le amministrazioni locali, e i piccoli comuni in particolare, hanno ben pochi fondi”. Comunque, prosegue Manghi, “speriamo che in futuro al situazione migliori: il patrimonio edilizio più vecchio e inadeguato si sta, in generale, ristrutturando e nei nuovi edifici, anche se l’ascensore non è istallato, viene previsto uno spazio per poterlo realizzare”. Troppi ritardi. Per Stefania Angeli, presidente regionale dell’Associazione nazionale per la promozione e la difesa dei diritti civile e sociali degli handicappati (Aniep), anche se lo sforzo della Regione è vitale, “rimane il problema di fondi che vengono dati in ritardo e in maniera discontinua”. “I comuni sono in difficoltà – dice Angeli – e conosco molti disabili che rinunciano a uscire di casa. La nostra associazione assiste le persone che vogliono fare le domande: molte, sapendo che se gli va bene rivedranno i soldi dopo 2 o 3 anni, lasciano perdere”. Il problema, chiarisce Angeli, “è che ogni anno il pregresso si accumula perché la legge non viene più finanziata dallo Stato e i pochi soldi che arrivano non bastano per tutti. Io stessa, che sono disabile e ho dovuto riadattare la mia casa, sono stata rimborsata dopo 5 anni”.a cura di Simona Mengascini(15 giugno 2007)