Quotidiani e settimanali europei

Gli eventi a Gaza preoccupano anche i commentatori tedeschi. Così Inge Günther sulla FRANKFURTER RUNDSCHAU (13/6): “Una tregua non basta più a risolvere il problema. Le cause sono molte. Hanno a che fare col fatto che 1,5 milione di persone non possono essere rinchiuse in una striscia depressa e sovrappopolata e lasciate alla povertà senza che ciò non ne faccia un vivaio di violenza. A Gaza è cresciuta una generazione no-future che conta solo sui suoi kalashnikov. Inoltre, l’ala pragmatica di Hamas non è riuscita a muovere politicamente niente. Il boicottaggio internazionale ha involontariamente rafforzato le sue forze radicali. Non esiste solo il pericolo acuto che Hamas si impadronisca di tutta Gaza, ma anche che nel caos attecchiscano idee di al Qaida”.E Thorsten Schmitz sulla SÜDDETSCHE ZEITUNG osserva: “La guerra fratricida fa dubitare che i palestinesi siano capaci di un proprio Stato se non riescono nemmeno a mettersi d’accordo su un modus vivendi… Hanno eletto al governo Hamas, l’organizzazione che vuole distruggere Israele e che dota di armi la gente nella striscia di Gaza, anziché di libri e pane. Con le loro lotte interne, i palestinesi non solo dimostrano l’incapacità di avere un proprio Stato: lasciano anche la comunità internazionale in un mutismo vistoso. Il silenzio dell’Occidente è basato sull’incertezza e sulla consapevolezza che le centinaia di milioni di euro di sussidi non hanno finora ottenuto che i palestinesi abbandonassero le armi e si esercitassero in una virtù che non si può comprare: parlare”.”Una guerra civile divampa ormai in tutto il Medio Oriente”, mentre “a nulla sembrano portare le invocazioni e gli appelli alla ragione” afferma Giorgio Ferrari nell’editoriale dl quotidiano cattolico italiano AVVENIRE (14/06). “Emblema di questo sonno della ragione è più di tutto la diaspora fratricida che da settimane insanguina la Striscia di Gaza”, la cui “vera vittima è la credibilità palestinese. Chi potrà fidarsi domani di Hamas? L’Europa, che ha finora tenuto in piedi le finanze palestinesi con una generosità di cassa pari soltanto alla propria impotenza? Oppure l’Onu, cui si guarda con la timorata speranza che invii – magari in concorso con l’Europa stessa – l’ennesima forza di interposizione per impedire che i palestinesi si ammazzino fra loro? Occorrerà forse una generazione intera perché i palestinesi possano ripresentarsi a un tavolo di negoziato per gettare le basi di uno Stato indipendente e sovrano con un volto nuovo e soprattutto persuasivo. Quelli di Abu Mazen e di Hamas certo non lo sono. Qualcuno già rimpiange Arafat. Regalo migliore a Israele, dicono in molti, non si sarebbe potuto fare. Ma il peggio – conclude Ferrari -, con tutta probabilità, deve ancora venire”.”Il compromesso raggiunto dal G8 sul clima mostra che quando gli europei fanno gioco collettivo sono in grado di smuovere gli Stati Uniti” osserva Jean-Cristophe Ploquin in un commento di politica internazionale sul quotidiano francese LE MONDE (11/06 ). Al G8 cinque leader europei, Merkel, Blair, Sarkozy, Prodi e Barroso, hanno parlato con una sola voce, difendendo ognuno a modo proprio la strategia approvata a Bruxelles in marzo”. “Il principale merito va ad Angela Merkel che con cortesia e fermezza ha mantenuto l’obiettivo fino in fondo” e “alla fine gli Stati Uniti hanno preferito non ritrovarsi isolati ed hanno cercato una formula di compromesso”. “L’unità mostrata dagli europei a Heiligendamm – si chiede allora Ploquin – avrà modo di manifestarsi su altre questioni? Prossimo test, i negoziati all’Organizzazione mondiale del commercio, dove l’Ue difende una posizione comune di fronte a Stati Uniti e Brasile, ma dove le sue divisioni interne, soprattutto sull’agricoltura, ne alterano di frequente la coesione”. Per Ploquin anche “il prossimo vertice europeo del 21 e 22 giugno, volto a gettare le basi di un nuovo trattato istituzionale, avrà bisogno della migliore intesa”. “Con una Francia di nuovo dinamica e la Germania ai comandi – conclude – un nuovo successo europeo è possibile”.Lech Walesa , fondatore del sindacato polacco Solidarnosc e Nobel per la pace, ha pubblicato su internet il contenuto dei carteggi dei servizi segreti comunisti che lo riguardano (www.lwarchiwum.home.pl). La pubblicazione è corredata da una sua dichiarazione: “Non mi sono mai venduto, non mi sono mai arreso, non ho mai permesso che vincesse in me la paura. Ho lottato nel migliore dei modi, acquisendo l’esperienza senza la quale non sarei mai stato in grado di arrivare alla vittoria nel 1980”. Walesa afferma che il carteggio che lo accuserebbe di essere un collaboratore dei servizi “è stato preparato su ordine dei dirigenti della Polonia comunista” e proprio per questa ragione “è tecnicamente benfatto”. Sottolinea che “tale documentazione, preparata all’epoca come provocazione e mezzo di ricatto, gira tuttora per il mondo, e qualche volta viene considerata veritiera”. L’ex presidente polacco ribadisce che la falsità dei documenti “è stata accertata dal tribunale” e si dichiara “pronto a spiegare qualunque dettaglio che risultasse poco chiaro o enigmatico”.