nomadi

Contro il pregiudizio

La Chiesa cattolica inglese per i nomadi

In trecentomila e divisi in quattro gruppi, “Irish travellers”, “English travellers”, “New travellers” e “Romani gypsies”, ovvero nomadi irlandesi e inglesi, hyppies e zingari rumeni. Questa la popolazione nomade del Regno Unito, che, con i suoi problemi di spostamento continuo e i pregiudizi generati nell’uomo comune, rappresenta una sfida pastorale per la Chiesa cattolica del Paese. Per quarant’anni, fino al 2002, quest’ultima ha potuto garantire agli zingari – moltissimi dei quali sono cattolici e religiosi – un cappellano a tempo pieno, ma alla morte di don Elton Daly, un francescano di Oxford che per tutta la vita si è occupato dei problemi dei nomadi, questo ruolo è rimasto vacante. Oggi una rete di quaranta persone, otto suore, sette sacerdoti e una ventina di laici tenta di raggiungere, in dodici diocesi, i campi nomadi per garantire la preparazione ai Sacramenti. A sostenerli e coordinare il loro lavoro sono Richard Zipfel, consulente alla Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles per il problema dei nomadi e don JOE BROWNE incaricato dalla Conferenza episcopale irlandese di occuparsi dei problemi dei nomadi di Irlanda che per il momento svolge il ruolo che era di don Daly. A lui abbiamo chiesto qual è la sfida degli zingari alla Chiesa. Quali pregiudizi esistono nei confronti degli zingari e nomadi e che impatto hanno sul vostro lavoro? “Come nel resto d’Europa così anche in Gran Bretagna la gente tende a vedere gli zingari come criminali perché si spostano spesso. In realtà si tratta di un pregiudizio perché il tasso di criminalità nella popolazione nomade non è più alto che nel resto della popolazione e gli zingari vengono usati come capri espiatori per molti comportamenti criminali. La Chiesa deve cercare di fare del proprio meglio per combattere questi pregiudizi”. Quanto successo ha il suo lavoro pastorale? “Sono cappellano a tempo pieno di zingari e nomadi, visito i campeggi e organizzo i corsi di preparazione per i Sacramenti più importanti, matrimonio, confessione, comunione e cresima. Mi batto anche per una maggiore giustizia sociale per questa popolazione di emarginati. Con l’aumento nella costruzione di nuove case gli spazi per i campeggi si riducono e gli zingari sono costretti in sistemazioni più piccole dove la famiglia estesa non ci sta. Per la loro cultura, fondata sulla famiglia estesa, si tratta di un cambiamento rivoluzionario non facile da affrontare. Mi batto anche perché abbiano un accesso migliore al servizio sanitario e scuole. Non avendo un indirizzo fisso perché si spostano spesso, gli zingari si ritrovano senza dottore e scuole. Una nuova sfida per la Chiesa Cattolica è anche l’arrivo di moltissimi zingari rumeni da Polonia e Romania che, poiché non parlano l’inglese, hanno ancora più difficoltà a raggiungere sanità e educazione”. La spiritualità di nomadi e zingari è diversa da quella del resto della popolazione del Regno Unito? “Nomadi e zingari hanno una religiosità di tipo più tradizionale rispetto al resto della popolazione cattolica del Regno Unito. Cerco di spiegare ai parroci con i quali collaboro e ai parrocchiani che, quando avvicinano i nomadi, hanno a che fare con un cattolicesimo che risale al periodo precedente il Concilio Vaticano II. I nomadi per esempio sono abituati a battezzare I bambini entro una settimana dalla nascita mentre nel Regno Unito ormai si aspetta anche fino a quando I bambini hanno due o tre anni prima di battezzarli. Gli zingari cattolici hanno una immagine di Dio legata al Vecchio Testamento, un Dio potentissimo che controlla tutto ma perdona con difficoltà. Sono anche attaccati a tradizioni come le novene e i pellegrinaggi, amano moltissimo andare al santuario di Knock in Irlanda, a Lourdes e a Fatima. Esiste anche il problema dell’analfabetismo, molto diffuso, che rende difficile l’accesso alla Parola di Dio”. Come si svolge il suo lavoro? “Cerchiamo di approfittare dei pellegrinaggi e dei corsi di preparazione ai vari Sacramenti per comunicare a nomadi e zingari il Vangelo. A causa del loro stile di vita erratico i nomadi trovano difficile andare in Chiesa con regolarità e spesso sia loro che i loro bambini vengono guardati male quando frequentano la messa. Si tratta di persone emarginate e escluse socialmente della Gran Bretagna e pochissimi sono in grado di aiutarle o rappresentarle. Parte del mio lavoro è proprio battermi, collaborando con le varie “charities” e anche attraverso i canali ufficiali perché venga fatto di più”. I vescovi inglesi stanno cercando un nuovo cappellano per i nomadi… “Il nuovo cappellano avrà il ruolo di sostenere chi già adesso lavora con zingari e nomadi e lavorerà per la loro evangelizzazione e rievangelizzazione”.