Il sentiero giallo

Settimana Sociale

Un sentiero giallo in mezzo a case azzurre: si presenta così, a colpo d’occhio, il nuovo “logo” che contraddistingue tutte le iniziative dell’Azione Cattolica italiana (Ac) che intendono “formare alla convivenza civile e promuovere l’assunzione di impegni concreti” a favore di “una cultura di pace e di giustizia”. È il nuovo passo avanti del Progetto “Sul sentiero di Isaia”, che l’Ac propone alle associazioni diocesane e parrocchiali a partire da una suggestione di un libro di Giorgio La Pira. “Mettere in rete tutta la ricchezza di iniziative e buone pratiche che già da anni esistono a livello diocesano e parrocchiale”, lo scopo principale del “logo”, come ha spiegato Marco Truffelli nel corso del seminario su “Il bene comune alla prova delle nuove generazioni”, organizzato il 16 giugno, a Roma, dalla presidenza nazionale dell’Ac e dall’Istituto Vittorio Bachelet, in vista della prossima Settimana sociale (Pistoia-Pisa, 18-21 ottobre).

Colmare la “frattura”. Nell’universo giovanile, c’è oggi “una frattura forte tra una minoranza di giovani pienamente consapevoli del proprio ruolo, che hanno voglia di partecipazione”, e “una maggioranza di giovani che si è arresa, perché considera il mondo come qualcosa da cui scappare, senza poter far nulla per cambiarlo”. A tracciare questo identikit dei giovani è stato Simone Esposito, vicepresidente nazionale del settore giovani dell’Azione Cattolica. “Rispetto a 20 anni fa, quando tra i giovani dai 15 ai 30 anni valori come amicizia e solidarietà raccoglievano lo stesso gradimento, con percentuali rispettivamente del 57 e 58% – ha detto Esposito citando i dati dell’ultimo Rapporto Iard – c’è stato un aumento esponenziale dei valori di socialità ristretta, cioè limitata alla famiglia, agli amici, alle persone vicine”, accanto a un “calo drastico” dei valori di “socialità più aperta”: di qui il pericoloso “riflusso” del “bene comune”, circoscritto dai giovani “non molto oltre a quanti si conoscono”. Solo “consumatori”? “Come educare i giovani al bene comune”, in una società che “considera i giovani esclusivamente come consumatori”. È questa, secondo Cristian Carrara, responsabile del dipartimento istituzioni delle Acli e portavoce del Forum nazionale dei giovani, la domanda più urgente da porsi, a partire dalla consapevolezza che “il soggettivismo dei valori è incompatibile con la democrazia, al contrario di quanto oggi la cultura dominante voglia farci credere”. “Musica, sesso, cinema e televisione, cellulari, sport”: questa la scala di valori dominante tra i giovani, almeno a giudicare dai siti Internet tra di loro più “cliccati”. “Una scala di valori alternativi sembra che non esista”, la provocazione di Esposito, che ha ricordato come “webcommunity” del tipo di “Misteramore”, dove “i giovani si raggiungono a distanza pur senza conoscersi” registrano qualcosa come 2.600.000 contatti al mese. Senza contare società come “Zeronove”, che sotto le mentite spoglie di programmi televisivi “finti”, in realtà “vendono suonerie, sfondi, loghi per i cellulari” su palinsesti televisivi popolarissimi tra i ragazzi. In controtendenza, tuttavia, la “voglia” dei giovani di partecipare all’éthos collettivo, ad esempio manifestando “la propria volontà di bandire la guerra dalla storia” o l’allergia a “comportamenti di illegalità autotollerata”. Un Paese bloccato. L’Italia, ha detto Carrara, è un Paese dove “il ricambio generazionale è completamente bloccato”. A Montecitorio, ad esempio, siedono appena 5 parlamentari sotto i 30 anni, e quelli sotto i 40 sono soltanto l’11% su 1.000. “In un’Italia che non riesce ad operare un reale ricambio della propria classe dirigente – ha fatto notare il responsabile delle Acli – i giovani non hanno la possibilità di contribuire alla riforme di quello stesso Paese che si troveranno a vivere da adulti”. Fenomeni “paradossali”, come quello di “fare le leggi che rinnoveranno gli assetti futuri del Paese senza consultare i giovani”, secondo il relatore, vanno contrastati attraverso la capacità di “tornare a parlare di bene comune come qualcosa che abbia a che fare con le relazioni che le persone creano tra di loro”. No, dunque, “a una concezione di bene comune come semplice sommatoria di elementi”, per cui “se viene meno uno di essi, ciò può essere consentito a patto di mantenere la somma di tutti gli altri”: un’idea del genere, ha ammonito Carrara, “vorrebbe dire che la società può fare a meno di alcuni valori, senza che l’assetto complessivo ne risenta”. Un buon antidoto per scongiurare questo rischio, ha concluso il relatore, può consistere nel “recuperare la visione della giovinezza di cui si è fatto portavoce Giovanni Paolo II: non come età di passaggio, ma come epoca della vita in cui cercare la risposta agli interrogativi fondamentali, con impegni e progetti concreti”.

(20 giugno 2007)