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Un’indagine europea sull’impegno per la responsabilità per il creato delle Conferenze episcopali aderenti al Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee): è stato presentato al 35° incontro dei segretari generali delle 34 Conferenze episcopali d’Europa, che si è tenuto à a Minsk (Bielorussia) dal 14 al 18 giugno (cfr SIR Europa 43/2007). Il rapporto, intitolato “Responsabilità per il creato in Europa”, è stato curato dalla Fondazione Lanza (Italia).
Verso Sibiu. L’idea di questa ricerca nasce a conclusione del ciclo di sei conferenze sull’ambiente, promosse dal Ccee, tra il 1999 e il 2004. Tali colloqui europei, spiega il rapporto, “rispondevano agli impegni assunti con la seconda Assemblea ecumenica europea, svoltasi a Graz nel giugno 1997: le raccomandazioni operative invitavano le Chiese a un impegno attivo per promuovere la protezione dell’ambiente quale dimensione essenziale della loro vita e auspicavano, in particolare, la creazione di strutture per rafforzare l’impegno per la salvaguardia del creato e per costruire una rete di collegamento a livello nazionale ed europeo”. L’indagine, oltre a raccogliere informazioni sugli uffici, i documenti, i materiali, le attività e le azioni promosse sull’ambiente, ha avuto come obiettivo far emergere bisogni e necessità delle Chiese nazionali, affinché il lavoro a livello europeo possa rispondere maggiormente alle esigenze”. Inoltre, la presentazione di alcune esperienze positive, già realizzate a livello locale o nazionale, può essere d’aiuto per altri contesti. In vista della terza Assemblea ecumenica europea (Sibiu, 4-9 settembre 2007) i risultati dell’indagine offrono “un punto di riferimento per il cammino fin qui svolto dalle Conferenze episcopali” e propongono “nuovi e più forti impegni per il futuro”, oltre che un’occasione di verifica e confronto con le altre Chiese cristiane.
Il questionario. L’indagine è stata realizzata tramite questionari, inviati il 10 aprile 2005 dal Segretariato Ccee alle singole Conferenze episcopali (Ce). Sui 34 inviati, ne sono pervenuti compilati 24, dunque più di 2/3 delle Ce. La prima sezione del questionario era dedicata all’individuazione dei soggetti designati dalle varie Ce a seguire il campo ambientale; la seconda si soffermava sulle problematiche ambientali nelle diverse realtà nazionali e sulle attività promosse per farvi fronte. In particolare, si analizzano i diversi possibili ambiti d’intervento, come iniziative di studio e di ricerca, attività formative e pastorali, azione rivolte a rinnovare gli stili di vita, azioni dirette verso l’opinione pubblica su problematiche ambientali specifiche, attività dirette nel dibattito socio-politico e azioni di “lobbyng” nei confronti delle istituzioni pubbliche. La terza sezione era dedicata alle collaborazioni attivate, in ambito cattolico, ecumenico ed interreligioso, come nei confronti del mondo economico e della società civile. La quarta si soffermava sulle prospettive future. “Dall’indagine – si legge nel rapporto – appare evidente la crescente attenzione della Chiesa cattolica in Europa per una comune responsabilità per il creato”.
Attenzione specifica. Esistono incaricati della Ce per i temi della responsabilità per il creato? In 19 casi esiste un incarico definito per l’ambiente, di cui è titolare per il 35% un vescovo, per il 25% un sacerdote, per il 35% un laico, per il 5 un consacrato. Di solito il responsabile è aiutato da un gruppo di supporto, costituito da 3 (Ucraina) a 15 membri Francia, Germania, Irlanda, Italia, Slovacchia). I gruppi s’incontrano, mediamente, 4 o 5 volte all’anno e hanno un budget che varia tra i 2/3000 euro ad alcune decine di migliaia di euro. Tra gli strumenti di comunicazione disponibili, sono indicati in 8 casi siti internet; solo in due casi si fa invece riferimento a strumenti cartacei (fogli saltuari per la Svizzera; il Notiziario dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro – Quaderni della segreteria generale Cei per l’Italia).
I problemi più sentiti. Quali sono, invece, le principali problematiche ambientali? Dall’elaborazione dei risultati al primo posto si è attestato “il tema dei consumi insostenibili”, seguito da “ambiente urbano, trasporti, rifiuti, risorse idriche, degrado del patrimonio storico-culturale e qualità dell’aria”. Relativamente “più limitata la preoccupazione per le principali emergenze ecologiche globali (come la perdita di biodiversità, cambiamento climatico) e per tematiche di tipo naturalistico (come il dissesto idrogeologico, la riduzione del patrimonio boschivo)”. Bassa è anche “l’attenzione all’agricoltura”; ancora inferiore “la consapevolezza dei problemi legati alle attività industriali, alla sicurezza alimentare e all’inquinamento elettromagnetico”.
Forme d’intervento. L’indagine ha, poi, messo a fuoco le forme d’intervento delle Conferenze episcopali in campo ambientale. Per le iniziative di studio, di ricerca teologica, antropologica, liturgica, spirituale e convegni, su 21 Paesi 16 hanno risposto positivamente. La Ce francese, ad esempio, ha pubblicato la dichiarazione “Il rispetto della creazione” e quella tedesca il documento “Agire per il creato”. La Ce italiana organizza annualmente seminari di studio sulle tematiche ambientali quella olandese ha realizzato un seminario di formazione per i vescovi; in Polonia sono organizzati workshop e a Malta è stata fatta un’indagine sull’impatto ambientale delle festività religiose nelle parrocchie. Quindici Paesi su 21, poi, promuovono azioni formative specificamente rivolte ai fedeli cattolici, promovendo attenzioni particolari nella catechesi e nella liturgia. Esempi sono la celebrazione della Giornata del creato (Germania, Svizzera, Slovacchia, Francia, Scandinavia, Italia), corsi di formazione (Austria, Belgio francofono, Francia, Malta), catechesi (Bielorussia, Slovacchia, Olanda), elaborazione di materiali di supporto come sussidi per gli insegnanti di religioni o siti web (Germania, Italia, Belgio francofono, Belgio fiammingo, Francia, Malta, Slovenia), scritti di vescovi (Polonia). Anche per quanto riguarda le azioni volte a rinnovare gli stili di vita, 13 Paesi su 21 hanno risposto positivamente, mentre in 12 Paesi sono stati promossi interventi su specifiche problematiche di degrado ambientale con azioni di informazione e formazione dell’opinione pubblica, di denuncia e di protesta a fianco della popolazione. Nove Paesi hanno segnalato i documenti ufficiali o l’esistenza di lettere di vescovi in materia ambientale. Dieci Paesi hanno avviato esperienze pilota nel settore.
Le collaborazioni. Numerose e variegate sono le collaborazioni attivate nelle diverse realtà nazionali europee, laddove è presente un incarico assegnato dalla Ce. Le collaborazioni più frequentemente attivate (46%) sono quelle “con la vasta gamma di realtà direttamente legate al mondo cattolico”, per esempio, ordini religiosi, associazioni, soprattutto giovanili, centri culturali, realtà legate alle diocesi. Significativo anche il numero di collaborazioni ecumeniche (40%), meno con le realtà religiose non cristiane. “Minore è la capacità di interazione con la società civile, sia con quelle associazioni specificamente dedicate al lavoro ambientale sia con quelle del mondo economico”. Va, però segnalata “la parziale eccezione costituita dalle associazioni del mondo rurale” (anche grazie al loro tradizionale rapporto con le realtà ecclesiali), che sono coinvolte in collaborazioni in 9 realtà nazionali. Si tratta, secondo il rapporto, “di una realtà promettente, che occorre valorizzare maggiormente”.
Il futuro. Per quanto riguarda il futuro si auspica la diffusione di testi, dati e materiali per la formazione e l’informazione su temi urgenti, la diffusione di informazioni concrete e di buone pratiche già messe in atto, la creazione di un database on line con risorse, progetti, documenti che riflettano il punto di vista cattolico, un’azione di supporto alle iniziative dei diversi Paesi. Tra i suggerimenti in vista dell’appuntamento di Sibiu, ed anche in relazione alla Charta Oecumenica, “la considerazione della salvaguardia del creato da parte dell’Assemblea” con particolare attenzione ai suoi fondamenti biblici. Attenzione anche a temi come lo sviluppo sostenibile e la pace, la solidarietà nell’uso di energia e risorse, lavoro e occupazione in Europa; consumo e mobilità sostenibile; promozione dell’educazione per la protezione dell’ambiente, soprattutto tra i giovani; scambio di esperienze sulla salvaguardia del creato con le altre confessioni e dialogo cristiano-islamico sui temi dell’ambiente.
Le nuove sfide per il Terzo Millennio. Le indicazioni emerse dall’indagine “mostrano – avverte il rapporto – che l’attenzione alla salvaguardia del creato nell’ambito delle diverse realtà ecclesiali europee può ancora crescere molto”. Ciononostante, “si nota una progressiva diffusione dell’attenzione per il creato nelle Conferenze episcopali”. In questo processo di crescita di particolare importanza sono stati gli incontri promossi dal Ccee per i delegati dell’ambiente”. Anche per il futuro “le attese nei confronti del Ccee sono alte perché le realtà nazionali hanno ancora bisogno di incoraggiamento e aiuti per affrontare il tema”. La richiesta più diffusa “è proseguire gli incontri europei per consentire alle realtà nazionali di operare in rete a livello sopranazionale”. Si avverte anche la necessità di approfondire “i fondamenti teologici dell’azione ecclesiale per l’ambiente”. Inoltre, “c’è il desiderio di un gruppo di lavoro che sappia mettere a disposizione, anche on line o via newsletter, risorse bibliche, teologiche magisteriali e strumenti per affrontare temi concreti”. Sono esigenze diverse che “hanno in comune la richiesta di spazi e risorse per approfondire la riflessione emettere in relazione il tema ambiente con le risorse della tradizione ecclesiale”. Dunque, accanto ad “un’attenzione per la sostenibilità” e a “una focalizzazione sull’uso dell’energia” si registra “l’esigenza di indicazioni per la pastorale e per un lavoro di educazione/formazione alla salvaguardia del creato e a stili di vita sostenibili”. Dall’indagine emerge, insomma, che “esigenza di una ricerca teologica sul tema creazione, di un rinnovamento degli stilli di vita e di una promozione della sostenibilità ambientale sono le nuove sfide per i cristiani d’Europa del nuovo millennio”.
(20 giugno 2007)