jean vanier

Agli occhi di Dio

L’esperienza dell'”Arca” nelle riflessioni del suo fondatore

In Italia, a due passi dalla chiesa parrocchiale, un piccolo villaggio è immerso nella campagna emiliana. Sono i “focolari” e i laboratori nei quali la Comunità “L’Arcobaleno” accoglie vicino a Bologna persone adulte con handicap mentale. Alcuni vivono nella struttura; altri la frequentano solo per lavorare nei laboratori, dove tutti s’impegnano con straordinaria dedizione e risultati di tutto rispetto. Al loro fianco, educatori, volontari e famiglie del luogo, che vivono all’insegna della condivisione e del reciproco arricchimento. Sabato 16 giugno all’inaugurazione di un nuovo focolare e di un laboratorio era presente JEAN VANIER , fondatore de “L’Arca”, realtà nata in Francia nel 1964 e oggi presente in 34 Paesi del mondo. Riportiamo ampi stralci del suo intervento. ASCOLTARE IL PROSSIMO. “Ho il privilegio di vivere con molte persone che non parlano, ma si esprimono con il loro corpo, con gli occhi, con il sorriso, e persino con gli scatti d’ira. Nel nostro mondo, d’altronde, dobbiamo cercare di capirci, ed è questo il senso della nostra comunità: dire con i fatti che abbiamo bisogno gli uni degli altri. L”Arca’ vuol essere un segno, ma non basta limitarsi ad applaudire ‘segni’: serve piuttosto interrogarsi su cosa ciascuno di noi possa fare per rendere il nostro un mondo in cui ci si ascolta vicendevolmente. Le comunità dell”Arca’ vogliono ascoltare le persone più fragili, aiutando ciascuno a sviluppare i suoi doni. Ogni persona è importante, ogni bambino, ogni uomo o donna, quali che siano le sue capacità e i suoi limiti. Essere attenti a ciascuno, accoglierlo rispettandolo e aiutandolo a entrare in relazione, non è altro che la messa in pratica del Vangelo. Ricordo, a Parigi, l’episodio di un bambino con un handicap che si stava preparando a ricevere la prima comunione. Ci fu la cerimonia, e al termine la famiglia organizzò una piccola festa. Lo zio, salutando la mamma del fanciullo, disse: ‘Che bella questa celebrazione’. E aggiunse, indicando il piccolo: ‘La sola cosa triste è che lui non ha potuto capire niente’. Il bambino aveva ascoltato tutto; con le lacrime agli occhi si rivolse alla madre e replicò: ‘Non t’inquietare, mamma. Gesù mi ama così come sono’. Ciascuno di noi è prezioso agli occhi di Dio, e questo il bimbo l’aveva ben capito”. LIBERI DALLE PAURE. “Nel nostro mondo ci sono molte paure: le persone si temono a vicenda, costruiamo muri attorno ai cuori, giudichiamo e condanniamo, mentre abbiamo difficoltà a perdonare. Com’è possibile, in queste condizioni, guardare l’altro, il diverso, e scoprire in esso il nostro fratello o la nostra sorella, una persona per noi importante? Dobbiamo liberarci dalle paure, dai pregiudizi, dalle complusioni che contrappongono vincitori e vinti. Dobbiamo liberarci da quegli elementi culturali che ci spingono all’individualismo, promuovendo piuttosto una responsabilità collettiva che non può essere delegata allo Stato e alle sue istituzioni, ma riguarda ciascuno di noi. Accogliere il diverso è un passo indispensabile per costruire la pace. Ricordo, alcuni anni fa, la mia permanenza in un villaggio nel Nord della Serbia, equamente diviso fra cattolici e ortodossi. I cattolici avevano la loro chiesa, la loro scuola, la loro pasticceria, il loro garage, e così pure gli ortodossi. Chiesi loro se c’era dialogo tra gli appartenenti alle due confessioni, e mi risposero: ‘Sì, non abbiamo la guerra’. Ma ci sono comportamenti che preparano alla guerra”. VIVERE FIANCO A FIANCO. “Fare parte di una stessa famiglia ci sostiene vicendevolmente, e ci permette di aiutare con più facilità il prossimo a sviluppare le sue competenze. Nell”Arca’ l’armonia tra competenza e spiritualità è molto importante. Ciascuno è competente in un campo, sia che operi in cucina, sia che lavori nei laboratori. Ci sono, però, persone disabili ferite nelle loro relazioni, e che faticano a mostrare cosa sanno fare: noi vogliamo aiutarle a liberarsi da questi timori. Ed è questa la spiritualità che ci anima: vivere il Vangelo non per le persone fragili, ma assieme a loro, fianco a fianco. Ancora, un elemento essenziale della nostra esperienza è il dialogo tra la comunità e il mondo moderno, con i suoi modi di vivere. Dobbiamo entrare all’interno di questo modo, far sì che esso scopra cos’è l’ ‘Arca’, come aiuta le persone a crescere in autonomia e indipendenza, vivendo in pienezza la spiritualità del Vangelo, ma restando aperti anche a persone di differenti fedi religiose. Abbiamo comunità musulmane e induiste che vivono insieme. Il dialogo ecumenico e interreligioso è vitale se vogliamo andare verso un mondo migliore, che non sia dominato dalla paura, ma dalla fiducia”.