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“Europe infos”: la politica europea di prossimità
E’ quasi interamente dedicato alla politica europea di prossimità (Pev) il numero di maggio di “Europe infos”, mensile della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) e dell’Ocipe (Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa). Nell’editoriale NOËL TREANOR sottolinea il ruolo fondamentale che le Chiese cristiane d’Oriente e Occidente possono giocare in tale ambito: “esse possono favorire la comprensione e il rispetto reciproco per le nostre tradizioni religiose e culturali comuni e complementari” in vista di “un futuro comune interdipendente e che sia occasione di arricchimento reciproco”. La politica di prossimità, spiega il direttore di “Europe infos”, “è stata lanciata nel 2003-2004”. Sono sedici i Paesi confinanti che “partecipano da due anni a diversi programmi e iniziative”. POLITICA DI PROSSIMITÀ E VALORI. “ Se la politica europea di prossimità, che è il frutto della vocazione dell’Unione ad esportare la pace, la stabilità, la prosperità e il suo sistema di valori, sembra mancare di un chiaro orientamento – osserva Treanor -, il contesto per l’attuazione di una Pev coerente è divenuto molto più complesso dal 2004″. E ciò a causa di fattori quali “il terrorismo internazionale, la situazione in Medio Oriente, la ricerca di autonomia più che di interdipendenza della Russia, lo sviluppo della Cina”; realtà geopolitiche “che richiedono una differenziazione più netta degli obiettivi della politica di prossimità e specifici strumenti di orientamento”. In tale orizzonte, Treanor esprime rammarico per “la scomparsa” dalla comunicazione della Commissione europea sul rafforzamento di questa politica (12 dicembre 2006) dell’impegno “a promuovere i diritti dell’uomo, lo Stato di diritto, la democrazia e lo sviluppo della società civile”. “Una grave lacuna” commenta, ribadendo che “l’Unione europea deve rafforzare la coerenza della propria Pev ed ancorarla ad un esplicito sistema di valori”, soprattutto in vista di un futuro in cui “le relazioni con i Paesi della sua periferia diverranno ancora più cruciali”. RUSSIA E UNIONE EUROPEA . “L’Unione europea e la Russia hanno bisogno l’una dell’altra per diverse ragioni – afferma MICHAEL KUHN -. Malgrado ciò, le loro relazioni sono molto complesse e non si inscrivono in un classico schema in bianco e nero”. L’Europa dipende da risorse energetiche come il petrolio e il gas naturale; la Russia “costituisce il maggior fornitore di gas ed è un importante Paese di transito del petrolio” osserva Kuhn, sottolineando che dopo la prova di forza di Putin con l’Ucraina e la Bielorussia, “l’Europa tenta di trovare mezzi di trasporto alternativi per il gas naturale”. Ulteriori problemi, “la ritrovata fiducia della Russia come potenza mondiale a fianco degli Stati Uniti e di grandi nazioni emergenti come Cina e India”, e le “tensioni proprie della Russia con l’Ue”, come quelle legate alla vicenda degli “scudi antimissile in Polonia e Repubblica ceca” e al conseguente richiamo dei ministri degli Esteri tedesco e belga al rispetto “dei trattati di partenariato e delle strategie di prossimità dell’Ue”. “Una politica estera comune – conclude Kuhn – resta una sfida per l’Ue” e “richiederà pazienza e tatto”. ASIA CENTRALE E MAR NERO . “L’elemento chiave della politica di prossimità – spiega MARKUS MERK – si fonda su piani d’azione bilaterali che prevedono un calendario di riforme politiche ed economiche adottato congiuntamente” e che attualmente coinvolge una decina di Paesi del Medio Oriente, la Moldavia e l’Ucraina. Per il periodo 2007-2013, i fondi comunitari destinanti al finanziamento delle riforme dei partner Pev sono stati innalzati a quasi 12 miliardi di euro (il 32% in più rispetto al periodo precedente). Ma gli orizzonti si allargano sempre più: “la Comece seguirà gli ulteriori sviluppi” di questa politica, “in particolare per ciò che riguarda l’elaborazione e l’adozione della nuova strategia per l’Asia centrale” sottoposta “all’approvazione del Consiglio europeo di giugno”, conclude Merk. Attenzione puntata anche sul Mar Nero, “sbocco per il petrolio russo e caucasico”, e bacino su cui affacciano “i due Paesi entrati nell’Ue il 1° gennaio 2007, Romania e Bulgaria” osserva HENRI MADELIN, secondo il quale “oggi occorre considerare” come confini dell’Unione “l’oceano a Ovest e il Mar Nero all’altra estremità”. “Gli americani – annota – hanno compreso ben prima degli europei il ruolo strategico di questa parte del mondo”, ma anche per l’Europa è ormai “tempo di parlare, interporsi, difendere i propri interessi… Per questo motivo essa avrà senza dubbio bisogno di rafforzare la propria alleanza strategica con la Turchia”. Una “cooperazione non nuova” del resto, quella con “la regione del Mar Nero” rimarca JOHANNA TOUZEL. “Esiste già – afferma – un finanziamento comunitario a suo favore, così come “un programma di cooperazione transfrontaliera”. Tuttavia, lo scorso 11 aprile la Commissione europea ha presentato una specifica iniziativa, denominata “Sinergia Mar Nero”.