Vertice ue
Bruxelles: quale risposta all’Europa dai Capi di stato e di governo?
Un summit nel segno dell’incertezza. L’incontro dei capi di Stato e di governi dell’Unione europea, da tempo fissato per il 21 e 22 giugno, avrebbe dovuto risolvere l’impasse legato alla Costituzione, firmata nel 2004 e bocciata mediante referendum dagli elettori francesi e olandesi nel 2005. La presidenza di turno tedesca si era posta come obiettivo la definizione di un calendario preciso per approvare un testo “semplificato” in tempo per le elezioni dell’Europarlamento del giugno 2009. Ma interessi divergenti e proposte talvolta contrastanti dei paesi membri hanno fatto sì che, ancora all’avvio del vertice, i giochi fossero aperti. MERKEL, LA MEDIATRICE. “Nella dichiarazione di Berlino del 25 marzo gli Stati membri hanno ribadito la volontà di arrivare alle prossime elezioni del Parlamento europeo con un nuovo Trattato”. ANGELA MERKEL aveva inviato alla vigilia del summit una lettera ai leader dei 27 con il programma e i punti-chiave da affrontare. La cancelliera di Berlino, presidente di turno del Consiglio Ue, ricordava ai “colleghi” le “importanti sfide che ci attendono, che richiedono all’Unione capacità di agire e legittimazione” politica e giuridica. “Dopo una pausa di riflessione di due anni – proseguiva la missiva – l’opinione pubblica aspetta da noi le necessarie riforme”: è quindi “arrivato il momento di varare la road map per la riforma dei trattati”. Dal summit ci si attende comunque un accordo finale. Il ministro degli esteri di Berlino, FRANK-WALTER STEINMEIER , ha tenuto a puntualizzare che “il tema centrale del Consiglio è il processo di riforme dell’Ue”. Ricordando poi che “vi sono diverse questioni da decidere, come la forma che dovrà assumere il trattato, i simboli (inno e bandiera), il valore da assegnare alla Carta dei diritti fondamentali” e “la struttura a pilastri” della Comunità. Ma nel corso del vertice – che prevede sedute ufficiali, pranzi di lavoro, incontri bilaterali – vengono affrontati anche problemi di politica esterna (Medio Oriente, Balcani, Russia…), la moratoria sulla pena di morte, l’energia, l’economia, l’ambiente. LA “CAPACITÀ DI AGIRE”. Una convinzione s’è progressivamente affermata: che i nodi da sciogliere attorno al Trattato sono numerosi, più di quelli che ci si aspettava. Fra questi: la forma stessa del trattato, dopo che di fatto si era rinunciato a parlare di “Costituzione”; l’ampiezza dell’articolato; l’inserimento o meno della Carta dei diritti fondamentali; l’estensione del voto a maggioranza; il ruolo dei Parlamenti nazionali; le “cooperazioni rafforzate”, ovvero la possibilità di dar vita a un'”Europa a due velocità”. Scarso, invece, l’interesse per il Preambolo e per la parte dedicata ai valori e agli obiettivi fondamentali dell’Ue. Dal presidente della Commissione, JOSÉ MANUEL BARROSO , era giunto però un appello: “Per favore non mettiamo a repentaglio i progressi sinora compiuti con l’integrazione europea”. Il politico portoghese aveva presentato martedì 19 giugno a Strasburgo la posizione dell’Esecutivo in vista del summit, chiedendo ai capi di Stato e di governo di “operare per trovare un compromesso” che dia “all’Ue la capacità di agire”. “Tutti sono d’accordo sul fatto che occorrono decisioni rapide, che servono riforme – aveva specificato Barroso -. E mi pare che tutti i paesi si siano impegnati in questa direzione”. Barroso, utilizzando un’espressione simile a quella del presidente francese Nicolas Sarkozy e del premier inglese Tony Blair, aveva parlato di “trattato riformato”, che però mantenga “intatto il profilo raggiunto sugli equilibri istituzionali”: dunque sul voto a maggioranza, sul presidente stabile dell’Ue, sul ministro degli esteri comune. “Rimettere in discussione una casella significherebbe mettere in pericolo tutto il pacchetto di riforme già definite e necessarie per far funzionare l’Europa comunitaria”. IL MANDATO DELLA CIG. Secondo Barroso, il summit diventa “il momento in cui distinguere tra sostanza e superfluo”. La linea che è sembrata prevalere per affrontare i problemi sul tavolo è il varo di una Conferenza intergovernativa (Cig) con poteri delimitati che, nella seconda metà del 2007, discuta i problemi irrisolti. Il capo della Commissione non ha però voluto giudicare le posizioni sostenute nei mesi scorsi da Polonia (contraria al metodo di voto con doppia maggioranza in seno al Consiglio) e Gran Bretagna (Londra non intende “comunitarizzare” il settore della giustizia e non vuole che la Carta dei diritti fondamentali sia inserita nel trattato), ma si è detto “d’accordo sulla necessità di semplificare i metodi decisionali dell’Unione”. “Dobbiamo dimostrare che l’Ue con 27 Stati membri è capace di assumere delle decisioni importanti. Altrimenti chi spiegherà ai cittadini questo fallimento?”. Sulla possibilità di realizzare un’Europa “a due velocità”, Barroso aveva sostenuto: “Potrebbe succedere, come già si è fatto in alcuni settori. Ma questa deve essere un’eccezione, non la regola”.