Il Congresso dei Deputati ha approvato definitivamente il 14 giugno scorso la legge di ricerca biomedica con la quale si incentiva e si regola la cosiddetta “clonazione terapeutica” in funzione dei “benefici” che si riflettono sul miglioramento della salute dei cittadini. In questo modo la Spagna è il quarto Paese europeo ad accettare la clonazione terapeutica ed il nono in tutto il mondo, dopo Regno Unito, Belgio, Svezia, Giappone, Australia, Israele, Corea del Sud e Singapore. Il Presidente del Foro della Famiglia, Benigno Blanco, in una dichiarazione all’agenzia internazionale Fides, ha detto che la legge rappresenta una “retrocessione etica totalmente ricusabile” perché trasforma l’embrione umano in “mero materiale” di investigazione. “Credo che sia una legge profondamente negativa perché la Spagna sarà uno dei Paesi del mondo dove la vita dell’essere umano, nelle sue fasi di sviluppo, sarà più indifesa” ha affermato. La legge infatti, secondo Blanco, antepone “gli interessi dell’investigazione farmacologica e tecnologica biomedica di fronte alle considerazioni etiche di protezione dell’embrione”. Pareri negativi alla legge sono stati espressi anche dalla direttrice scientifica di VidaCord e membro della Pontificia Accademia per la Vita, Mónica López Barahona.