INGHILTERRA

Non solo a parole

1 luglio Giornata per la vita: l’impegno concreto della Chiesa

Consentire l’aborto fino a 24 settimane di vita del feto, dare vita a embrioni ibridi, umani e animali, a scopo di ricerca, selezione eugenetica degli embrioni più sani tra quelli creati in laboratorio durante i cicli di fecondazione assistita, dare alle coppie conviventi anche omosessuali gli stessi diritti che hanno quelle sposate. Alla vigilia della giornata per la vita che si festeggia in tutto il Regno Unito il prossimo 1 luglio la Gran Bretagna si trova con una delle legislazioni del mondo occidentale meno rispettose delle famiglie tradizionali e della vita in grembo. Sul tema abbiamo rivolto alcune domande a mons. Bernard Longley, vescovo ausiliario di Westminster che si occupa dei temi legati alla vita per la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles. Perché la Gran Bretagna ha una legislazione così liberale? “Dipende dalla nostra posizione geografica e dalla nostra storia. A differenza di altri Paesi abbiamo avuto una Riforma protestante che ha tolto valore alla famiglia. Nell’insegnamento della Chiesa Cattolica il matrimonio è un sacramento, una realtà nella quale Dio agisce ogni giorno e, grazie al suo ruolo nella vita pubblica e politica, la Chiesa Cattolica è riuscita a far si che la legislazione riflettesse questo valore in Paesi cattolici come Spagna e Italia. Con la Riforma protestante, in Gran Bretagna, il valore sacramentale del matrimonio si è perso”. Eppure ci sono anglicani che ritengono il matrimonio un sacramento… “È vero ma la convinzione non è diffusa come nella Chiesa Cattolica. Qui nel Regno Unito l’influenza del cristianesimo è di continuo rifiutata e messa alla prova come dimostra il tentativo recente di dare alle coppie che coabitano gli stessi diritti delle coppie sposate in materia di divorzio. La Chiesa Cattolica fa il possibile perché la legislazione britannica rispecchi il valore sacramentale del matrimonio preparando politici che si impegnino nella vita pubblica per difendere tali valori chiave”. Qual è il significato della Giornata per la vita del 1 luglio? “Una delle sfide più importanti per i cattolici di questo Paese – siamo solo il 10% della popolazione e non tutti siamo praticanti – è sostenere i valori della vita nei rapporti di amicizia e di lavoro e dire che siamo contro l’aborto per esempio o contro i test che puntano a individuare i problemi del feto al fine di sopprimerlo, come l’amniocentesi. Non è facile essere saldi nell’affermare questi principi e riuscire a non alienarsi amici e colleghi di lavoro. A volte l’abilità sta nel suscitare una riflessione mettendo in discussione l’opinione prevalente anziché essere polemici e provocare chi non la pensa come noi ottenendo una reazione di chiusura”. Ci sono novità nella giornata della vita di quest’anno? “Abbiamo ampliato il materiale che offriamo a parrocchie e diocesi, aggiungendo anche dvd e podcast. Abbiamo raccolto testimonianze autentiche di vita, cercando di dimostrare che non difendiamo la santità della vita solo a parole. I fondi che raccoglieremo durante la giornata andranno al centro Linacre e ad altre associazioni del movimento per la vita, come un’iniziativa promossa, ormai da dieci anni, dal card. Winning in Scozia attraverso la quale 2200 donne sono state aiutate ad affrontare una gravidanza difficile. E’ importante per la chiesa finanziare queste iniziative perché dimostriamo così di non avere soltanto un atteggiamento giudicante e critico nei confronti di chi considera l’aborto come un’opzione, ma offriamo anche un aiuto concreto. Per questo promuoviamo anche il “counselling”, incontri con un terapeuta sia prima di decidere di avere un aborto sia una volta che l’aborto è stato portato a termine, perché sappiamo quanto può essere difficile per una donna, soprattutto se sola, affrontare tale esperienza. Il nostro atteggiamento è ispirato all’insegnamento di Giovanni Paolo II che, pur sottolineando la santità della vita, ha spiegato quale trauma sia l’aborto per le donne coinvolte”. È di questi giorni la notizia che la Commissione sulla scienza e la tecnologia del parlamento britannico sta considerando la possibilità di rivedere la legge sull’aborto portando il limite per abortire oltre le ventiquattro settimane. Che cosa ne pensa? “Finalmente l’atteggiamento del nostro Paese nei confronti dell’aborto sta cambiando. Il progresso della scienza ci porta a salvare bambini prematuri che, secondo la legislazione attuale, possono essere soppressi. Alcuni bambini sono voluti e vengono salvati, altri non voluti e vengono soppressi. La contraddizione è evidente. Le sofisticate immagini a ultrasuoni dei feti nel grembo hanno reso chiaro a tutti il fatto che la vita non ancora nata è vita a tutti gli effetti e per la prima volta in quarant’anni di legislazione abortista l’opinione pubblica del nostro Paese si chiede se il limite di tempo nel quale è possibile terminare una gravidanza non debba essere alzato”.