Conoscere Gesù

ANNO PAOLINO

“Ci sono due modi di vedere e di conoscere Gesù: uno – quello della folla – più superficiale, l’altro – quello dei discepoli – più penetrante e autentico”. Lo ha detto Benedetto XVI nell’omelia per la solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo, commentando la confessione di Pietro, nei pressi di Cesarea di Filippo (cfr. Mt 16, 13- 20; Mc 8, 27 30; Lc 9, 18 – 22).
Al tempo la gente pensava che Gesù fosse un profeta: ciò non è falso, ma non basta. Bisogna andare in profondità e riconoscere la singolarità della persona di Gesù di Nazaret, la sua novità. Lo sforzo va fatto ancora oggi, dopo duemila anni di cristianesimo. “Molti – ha notato Benedetto XVI – accostano Gesù, per così dire, dall’esterno. Grandi studiosi ne riconoscono la statura spirituale e morale e l’influsso sulla storia dell’umanità, paragonandolo a Buddha, Confucio, Socrate e ad altri sapienti e grandi personaggi della storia. Non giungono però a riconoscerlo nella sua unicità”.

Sì, anche oggi la gente ha opinioni diverse su Gesù: spesso è considerato come uno dei grandi fondatori di religioni, da cui ognuno può prendere qualcosa per formarsi una propria convinzione. Si deve, invece, fare propria la risposta di Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16). Questa è la prospettiva adeguata da cui considerare Gesù; per Pietro e i discepoli questa affermazione è stata frutto di un cammino di conoscenza personale e quotidiana, sotto la guida del Padre stesso. Non che gli apostoli avessero compreso tutto, perché anche dopo i fatti di Cesarea di Filippo, per esempio, si tireranno indietro o saranno rimproverati. Solo dopo la Pasqua la loro fede sarà salda.
Noi, che veniamo dopo gli Apostoli, siamo più agevolati nel credere? In un certo sì, perché riceviamo dalla Chiesa questa dimensione adegu ata, entro cui credere; avviciniamo Gesù nella scansione degli avvenimenti storici, senza dimenticare l’avvenimento rivelativo per eccellenza: la Pasqua di morte e risurrezione. L’uomo che veramente ha patito ed è morto in croce, veramente è risorto, perché veramente è Figlio di Dio.

Nello stesso tempo, però, abbiamo la nostra parte da compiere. “Come ai tempi di Gesù – ha ricordato Benedetto XVI – non basta possedere la giusta confessione di fede: è necessario sempre di nuovo imparare dal Signore il modo proprio in cui egli è il Salvatore e la via sulla quale dobbiamo seguirlo. Dobbiamo infatti riconoscere che, anche per il credente, la Croce è sempre dura da accettare”. L’istinto umano spinge ad evitarla, e il Tentatore induce a pensare che sia più saggio preoccuparsi di salvare se stessi piuttosto che perdere la propria vita per fedeltà all’amore.
Che cosa era difficile da accettare per la gente a cui Gesù parlava? Che cosa continua ad esserlo anche per molta gente di oggi? “Difficile da accettare è il fatto che Egli pretenda di essere non solo uno dei profeti, ma il Figlio di Dio, e rivendichi per sé la stessa autorità di Dio”. Ancora una volta, è la sua unicità e singolarità che devono essere accettate da ciascuno nella propria vita, secondo un continuo cammino di maturazione.

La professione di fede in Cristo è stata fatta per la prima volta da Pietro e, più tardi, da Paolo. Il ricordo dei due apostoli unisce i cristiani d’Oriente e d’Occidente nell’adesione a Cristo e nel cammino verso l’unità. Alla Liturgia nella basilica di San Pietro era presente un’eminente delegazione del Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, quasi a ricambiare la visita che Benedetto XVI fece ad Istanbul lo scorso 30 novembre, per la festa di S. Andrea.
Il medesimo anelito verso l’unità ; si respirava la sera della vigilia nella basilica di San Paolo. Là il Papa ha indetto l’Anno Paolino, che si svolgerà dal 28 giugno 2008 al 29 giugno 2009, indicando come uno degli aspetti da curare maggiormente proprio quello ecumenico. “L’Apostolo delle genti, particolarmente impegnato a portare la Buona Novella a tutti i popoli, – ha detto il Papa – si è totalmente prodigato per l’unità e la concordia di tutti i cristiani. Voglia egli guidarci e proteggerci in questa celebrazione bimillenaria, aiutandoci a progredire nella ricerca umile e sincera della piena unità di tutte le membra del Corpo mistico di Cristo”.
Paolo, apostolo delle genti, è il migliore maestro per condurre a quella conoscenza adeguata di Cristo, capace di creare unità tra Oriente ed Occidente.

Marco Doldi

(04 luglio 2007)