droga
Un progetto di recupero della diocesi portoghese di Braga basato sull’autostima
Padre JOSÉ VELOSO è il responsabile del “Progetto Uomo” – Programma terapeutico di riabilitazione e reinserimento sociale di tossicodipendenti, organizzato dal Centro di Solidarietà di Braga sotto la direzione dell’Arcidiocesi dal 1991. L’iniziativa, sperimentata in Italia dal 1979, si rifà alla metodologia americana del Daytop Village, ed è basata sui principi di autostima. Il progetto si suddivide in tre piani di reinserimento: il primo, costituito dal Centro Diurno, si occupa della diagnosi, dell’assistenza medico-psicologica e giuridica di quei tossicodipendenti che si possono considerare ancora integrati in una struttura familiare, e prevede una terapia di attività occupazionali. La sera e il fine settimana, queste persone rientrano in famiglia, “poiché la rete sociale è un elemento importante di recupero” – spiega padre José: “Il maggior obiettivo è allontanare la persona dal consumo di droga mediante una struttura capace di proteggere da tali rischi”. Il secondo piano di intervento riguarda coloro che non posseggono questa base familiare di appoggio; essi entrano a far parte di una comunità terapeutica: “Si tratta, generalmente, di tossicodipendenti abbastanza destrutturati, il cui autocontrollo è assente o minimo, che necessitano perciò di vivere in uno spazio che ponga loro delle limitazioni”. “In tal luogo, possono lentamente riorganizzare la personalità, rendersi conto della propria realtà, conoscere i loro difetti e limiti e apprendere a trovare soluzioni ai problemi quotidiani, senza rifugiarsi nelle sostanze stupefacenti – aggiunge. “Ci adoperiamo perché comincino a definire un progetto di vita e alcune prospettive per il futuro”. Raggiunta tale capacità, il terzo programma si occupa del loro reinserimento sociale, che significa riprendere un precedente lavoro o cercarne uno nuovo, ma anche l’allentamento del sostegno dato da “Progetto Uomo”.IL FENOMENO A LIVELLO NAZIONALE. Lisbona e Porto possono essere considerati ambienti maggiormente problematici, dove la tossicodipendenza si trova associata ad uno stile marginale di vita, solo perché i quartieri socialmente degradati sono più estesi. Per questo, la situazione della tossicodipendenza a Braga e nella zona della valle del fiume Ave rispecchia bene la realtà riscontrabile a livello nazionale: “Si tratta di una zona tessile che negli anni 80 e 90 è stata dotata di un grande potere economico che ha consentito alle persone di sperimentare e soddisfare qualunque desiderio, compreso il consumo di droga” – afferma il responsabile del centro. “La crisi tessile ed economica e la disoccupazione hanno successivamente aumentato l’utilizzo di stupefacenti ed incentivato lo spaccio come mezzo di sussistenza”. Nell’indicare le ragioni del fenomeno padre Veloso parla anche “di gioco della sfortuna”. “L’esperienza accumulata in 13 anni mi insegna che nessuno comincia a drogarsi perché sta male: il gruppo di amici, la curiosità, la volontà di sfidare l’autorità, il desiderio di provare l’esperienza, l’influenza ambientale sono i motivi che determinano le prime assunzioni di droga, esattamente come succede per la prima sigaretta o bevanda superalcolica”. “Sono esperienze di gruppo, ma è vero che dietro a ciò vi è una personalità con alcune caratteristiche e debolezze che portano questi individui a lasciarsi influenzare, e non consentono loro di rifiutare un’esperienza che li fa sentire uguali agli altri”. “Il vero e proprio dramma nasce quando si sentono stanchi e vorrebbero smettere; allora si accorgono di essere dipendenti dalla droga e sono costretti ad assumerla regolarmente pensando che essa possa portar loro qualche sollievo”. “Molto spesso, perdono la coscienza della propria realtà, ed iniziano ad accusare gli altri di non comprenderli, di non dar loro opportunità, sentendosi trattati ingiustamente”. “Indipendentemente dal contesto legale e sociale, le droghe hanno inoltre degli effetti fisiologici innegabili: influiscono sul sistema nervoso centrale, provocano lesioni cerebrali e neurologiche, e finiscono per alterare la personalità e innescare disagi e reazioni antisociali”.RAGGIUNGERE L’AUTONOMIA. La tranquillità economica costituisce la prima autonomia auspicabile, e solo in funzione di questa possono essere raggiunte una superiore formazione e migliori condizioni di vita” – indica padre José. “Anche la componente affettiva ed emozionale deve divenire stabile: gli ex-tossicodipendenti devono apprendere a vivere nuovamente le svariate situazioni sociali senza alterazioni emotive, sentendosi membri uguali agli altri e con le medesime possibilità di lottare per l’esistenza”. La diocesi ed i singoli parroci appoggiano tutte le attività promosse, ma nel centro di solidarietà di Braga, non si parla prevalentemente di religione: “Si è optato per un atteggiamento umanista di incontro, di accoglienza, di accettazione e di aiuto del prossimo”. “Esiste un grande coinvolgimento, dal momento che si passa molto tempo con queste persone, e quando esse non riescono a reintegrarsi e a riorganizzare la propria vita è per noi operatori molto doloroso e deprimente” – aggiunge. “In una realtà dove, dei circa 6000 tossicodipendenti che cercano aiuto, solo 2000 di loro completano il trattamento terapeutico, la sfida è una costante, ma si tratta di un progetto entusiasmante, e parlare di percentuali di successo e insuccesso è piuttosto soggettivo, poiché le vite umane non possono essere valutate secondo criteri numerici: molti di quelli che hanno terminato il programma stanno bene e si sono reinseriti e pensare a loro è sempre molto gratificante” conclude padre Veloso.