SARDEGNA

Un punto di partenza

Approvata la Legge statutaria

Quando il 7 marzo 2007 il Consiglio regionale votò la “Legge statutaria della Regione autonoma della Sardegna” si chiudeva un iter durato parecchi mesi. La legge statutaria “in attuazione dell’articolo 15, comma secondo, della Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna), disciplina la forma di governo e i rapporti fra gli organi, i principi fondamentali di organizzazione e di funzionamento della Regione, l’esercizio del diritto di iniziativa legislativa popolare e i referendum regionali, i casi di ineleggibilità e incompatibilità alla carica di presidente della Regione, consigliere e assessore regionale”. Ciò che è alla base del dibattito non è solo l’aspetto di aumento presidenzialista e di svuotamento del potere dell’assemblea, ma anche il fatto che la Legge statutaria è stata scritta partendo dalle indicazione dello Statuto del 1948, senza avere in mano il nuovo.Alcuni aspetti innovativi. “La legge statutaria è una legge di organizzazione, non è lo Statuto speciale – conferma Gianmario Demuro, ordinario di diritto costituzionale dell’Università di Cagliari – perché l’autonomia e la specialità si giocano nello Statuto speciale, ed è lì che bisognerà scrivere tutto ciò che definisce il rapporto differenziato rispetto allo Stato e al contesto internazionale. La legge statutaria modernizza lo strumento di funzione amministrativa ma non è il luogo dove si scrive l’autonomia della Sardegna. L’attualizzazione dell’autonomia sarda è passata attraverso la revisione della Costituzione che ha permesso l’elezione diretta del presidente”. “Il fallimento dell’ipotesi di una Consulta per riscrivere lo Statuto – aggiunge Demuro – ha riportato al Consiglio l’iniziativa di scrivere il progetto di Statuto speciale. La Consulta avrebbe permesso la discussione sui temi dello Statuto, che fosse la più ampia possibile. Adesso sarà il Consiglio regionale a predisporre uno schema di Statuto”.La Legge statutaria ha comunque – come sottolinea il costituzionalista – “alcuni aspetti innovativi, sull’ineleggibilità e l’incompatibilità: l’incompatibilità nel conflitto di interessi non riguarda solo l’esecutivo ma i singoli consiglieri, diversamente anche a disegni di legge in discussione adesso in Parlamento relativi all’introduzione del conflitto di interessi solo per il presidente del Consiglio e i membri dell’esecutivo”. Poi “ci sono alcune norme interessanti rispetto alla ripartizione di genere; la norma relativa alla Giunta è innovativa rispetto ad altre Regioni, con nuovi strumenti di garanzia delle opposizioni”.E la società civile? Secondo Ottavio Sanna, presidente delle Acli della Sardegna, “ci si aspettava nella legge statutaria una maggiore attenzione alla regolamentazione dei rapporti tra Regione, enti locali, associazioni, Terzo settore: nell’assenza di questo elemento esplicitamente sociale sembra quasi di leggere un ennesimo distacco tra le funzioni della Regione e la vita della società”. La riprova? “Nel confronto – afferma Sanna – che, come Acli e Cisl Sardegna e pastorale del lavoro, abbiamo con i vari capigruppo in Consiglio regionale e con lo stesso presidente, noti sempre la distanza e senti che la partecipazione della società civile è sempre quella dell’ospite, sei sempre uno dei tanti che pongono problemi, ma non ti senti corresponsabilizzato, non dico determinante, ma almeno propositore di una parte della società civile che ti pone delle questioni e che vuole parlarne insieme, risolverle insieme”. Secondo Sanna, “la legge statutaria è un punto di partenza per giungere finalmente alla riscrittura dello Statuto speciale della Sardegna”. Valorizzare tradizione e cultura. I tempi, afferma Sanna, “sono cambiati: abbiamo un sistema di relazioni internazionali e globali per cui ancora oggi è opportuno esaltare la specificità dell’essere sardi, del nostro patrimonio tradizionale e culturale”. La legge statutaria “se viene utilizzata per avviare un percorso di questo tipo diviene stimolante per la costruzione di un rafforzamento dell’identità sarda. Togliendo tutte le estremizzazioni, l’identità non si riconosce dentro uno schieramento più o meno autonomista, ma quotidianamente nelle valutazioni e valorizzazioni della sardità, dell’insularità, dell’offerta della propria cultura e tradizioni”. Quindi, precisa Sanna, “l’intelligenza di chi contribuirà a riscrivere lo Statuto speciale della Sardegna dovrà valutare che i tempi sono cambiati, che i nostri valori e le nostre tradizioni debbono cambiare adeguandosi alla globalizzazione e ci sono elementi che ci permetteranno di far crescere elementi che sono il nostro punto di forza”.Per come è stata scritta, prosegue il presidente regionale delle Acli, “la legge statutaria organizza internamente l’istituzione Regione e collabora all’integrazione tra Regione e Stato ed enti locali, ma deve essere incisiva per la costruzione del percorso della riorganizzazione in vista del nuovo Statuto: riconoscendo i valori dello Stato e della Sardegna e della cultura cristiana della tutela della persona, della famiglia e dei lavoratori, di un popolo con la sua identità storica”.a cura di Massimo Lavena(06 luglio 2007)