A favore di una “coesistenza nella verità e nell’amore” così si è espressa la Conferenza episcopale austriaca sul Motu Proprio del papa, “Summorum Pontificum”, in una nota dell’8 luglio. “Dalla convivenza ordinata delle due caratteristiche del rito romano, il Papa auspica un contributo per superare le divisioni nella Chiesa, per attingere più profondamente alle sorgenti del mistero di Cristo”, si legge nel documento siglato, tra gli altri, dal card. Christoph Schönborn, presidente dei vescovi austriaci. Il Motu proprio “rappresenta anche un invito ad un approccio più aperto con il latino quale madre lingua della liturgia romana”. “Rinunciare in generale a questa eredità renderebbe la Chiesa e la società più povera culturalmente e spiritualmente”. I vescovi considerano il documento “un impulso a rafforzare l’amore per l’Eucaristia e per gli altri sacramenti”. Le questioni relative al “Motu Proprio” devono essere “trattate apertamente”, sottolineano i vescovi per i quali “non sono ammesse costrizioni o liti su quanto di più sacro ci è stato affidato”. L’uso del latino non è mai stato un problema a Vienna: “nel duomo di S. Stefano ogni domenica e festivi si celebra una messa in latino e ciò si deve alla lungimiranza del card. Franz König” ha detto il cardinale.