TURCHIA

Giustizia ancora negata

Diritti umani: un rapporto di Amnesty international su torture e impunità

“La tortura, i maltrattamenti e le uccisioni in Turchia continuano a essere segnate da una persistente impunità per le forze di sicurezza”. E’ la denuncia di Amnesty international, contenuta in un rapporto diffuso il 5 luglio scorso, nel quale si segnala che “le indagini e i procedimenti giudiziari su casi di gravi violazioni dei diritti umani compiute dalla polizia e dalla gendarmeria sono lacunose e viziate da decisioni contraddittorie da parte dei magistrati e dei giudici. Di conseguenza, la giustizia per le vittime delle violazioni dei diritti umani subisce ritardi o viene negata“. LA GIUSTIZIA HA BISOGNO DI RIFORME. “Il sistema di giustizia penale ha bisogno di riforme. Deve porre la protezione dei diritti umani dei cittadini al di sopra della tutela di quelli che vengono percepiti come interessi delle istituzioni e dei funzionari statali”, ha affermato NICOLA DUCKWORTH , direttrice del Programma Europa/Asia centrale di Amnesty International. Secondo l’organizzazione i fattori che contribuiscono all’impunità sono, tra l’altro, “i ritardi amministrativi, procedure giudiziarie carenti e intimidazioni nei confronti dei difensori dei diritti umani e dei giornalisti”. Il rapporto rileva anche la mancanza di un organismo indipendente che possa indagare in modo imparziale ed efficace e l’assenza di un archivio centrale delle violazioni commesse dalle forze di sicurezza. TORTURE E LEGGI CONTROVERSE. Amnesty international si sofferma su alcuni specifici problemi: la tortura e i maltrattamenti nel corso e al termine di manifestazioni, in carcere e durante il trasferimento dei detenuti; processi in corso in cui vengono ammesse, e “anzi costituiscono un elemento centrale di prova”, dichiarazioni estorte mediante la tortura; il rifiuto dei tribunali di riconoscere esami medici indipendenti in casi di maltrattamenti e tortura, mentre solitamente prendono in esame “solo le risultanze provenienti dall’Istituto di medicina legale, organo alle dipendenze del ministero della Giustizia”; la reintroduzione di una controversa disposizione, durante la revisione della Legge per combattere il terrorismo, che non afferma esplicitamente che l’uso della forza dovrebbe essere applicato “solo se strettamente necessario e proporzionale” e che quello della forza letale dovrebbe essere consentito solo quando “strettamente inevitabile per proteggere vite umane”; la mancanza di progressi nelle indagini su uccisioni da parte delle forze di sicurezza, in circostanze “che potrebbero configurarsi come esecuzioni extragiudiziali”.GLI ARRESTI A DIYARBAKIR . Ad esempio nel marzo 2006, a Diyarbakir, nella Turchia orientale, una serie di manifestazioni contro il governo terminò con un’ondata di arresti. Sulla base dei rapporti del Servizio di assistenza legale dell’Ordine degli avvocati, si stima che il 35% degli arrestati, bambini inclusi, furono sottoposti a maltrattamenti e torture. Vennero avviate 35 inchieste che, a distanza di oltre un anno, denuncia Amnesty, “non hanno dato luogo neanche a una incriminazione nei confronti delle forze di sicurezza”.QUALCHE MIGLIORAMENTO. Amnesty international ha però apprezzato l’annunciata intenzione del governo turco i applicare una politica di “tolleranza zero verso la tortura” e di protezione dei diritti umani. L’organizzazione ha osservato una diminuzione delle denunce di maltrattamenti e torture in custodia di polizia e il miglioramento delle salvaguardie sulla protezione dei sospetti contro la tortura durante le fasi dell’arresto, della detenzione e degli interrogatori. “Questo impegno da parte del governo – ha precisato Duckworth – non potrà mai essere considerato effettivo e sincero fino a quando non saranno adottate misure per assicurare che i funzionari statali che violano la proibizione assoluta di tortura e di altri maltrattamenti siano portati di fronte alla giustizia”. Scheda: le violazioni dei diritti umani in Turchia Fino a tempi recenti, la tortura è stata praticata sistematicamente nelle stazioni di polizia e della gendarmeria in tutta la Turchia. Dopo il colpo di stato del 1980 vennero arrestate un milione di persone, molte delle quali furono torturate a morte da parte della polizia, finirono vittime di sparizioni forzate o vennero condannate al termine di processi iniqui. Le massicce violazioni dei diritti umani nell’est e nel sud-est del Paese, regioni prevalentemente abitate dai curdi, presero la forma delle sparizioni forzate e delle uccisioni ad opera di persone rimaste sconosciute, su cui le autorità non mostrarono la volontà di intervenire, e dell’espulsione di circa un milione di persone dai villaggi evacuati e distrutti dall’esercito nel conflitto coi gruppi armati separatisti. La Corte europea dei diritti umani ha ripetutamente ritenuto la Turchia responsabile di violazioni dei suoi obblighi internazionali in casi riguardanti il diritto alla vita, alla libertà dalla tortura e dai maltrattamenti, a un processo equo, alla libertà e alla sicurezza, alla libertà d’espressione, a un rimedio giudiziario effettivo e alla protezione della proprietà. (a cura di Amnesty international)