LAZIO

L’anello mancante

Carcere: una legge che poco coinvolge i volontari

È stata approvata dal Consiglio regionale la legge sugli “interventi a tutela delle persone detenute nel Lazio”, con diverse modifiche apportate al testo della proposta di legge. Tra i destinatari degli interventi sono inseriti i minorenni negli istituti penitenziari o sottoposti a provvedimenti penali cautelari. In merito al diritto alla salute sono specificati i compiti delle Asl, tra cui il trattamento e psicologico dei detenuti “nuovi giunti” per ridurre i rischi di suicidio. Nella parte sull’occupazione si prevede che la Giunta definisca gli indirizzi nei confronti di province e comuni per garantire il rispetto del principio della universalità delle prestazioni in materia di lavoro e formazione professionale.Sono poi stati inseriti due nuovi obiettivi: “Promuovere iniziative per valorizzare la professionalità e a migliorare le condizioni di lavoro degli operatori penitenziari; migliorare la vita affettiva e relazionale dei detenuti o internati, previa verifica dell’esistenza di una relazione affettiva”. Altra novità è che “la Regione provvede alla elaborazione ed alla gestione di programmi volti al miglioramento delle condizioni di lavoro degli operatori penitenziari”. Per quanto riguarda infine i fondi, mentre nella proposta era stabilita una copertura finanziaria per il 2006/2008 di 2 milioni di euro annui, il testo approvato stanzia per il 2007 mezzo milione di euro rinviando alla legge finanziaria regionale per il resto.Legge deludente. “Alla fine si è rivelata una legge deludente”. Questo il convincimento di Alberta Ianni, consigliere del direttivo del Vic (Volontari in carcere) Caritas che spiega come “è sempre scarso il coinvolgimento delle associazioni di volontariato che per anni si sono fatte carico dei problemi dei detenuti sia all’interno degli istituti sia nella fase di accoglienza all’esterno. Basta pensare ai detenuti stranieri dei quali neanche le ambasciate vogliono occuparsi. E alle case alloggio necessarie a consentire ai detenuti di usufruire delle misure alternative o dei permessi premio. Basta pensare ai 200 pacchi a settimana per quei detenuti che non hanno neanche di che vestire, al porta-porta di amici sensibili che si offrono di dare un lavoro ai detenuti”.Contrarietà è espressa dall’esponente della Caritas proprio in merito al “ruolo marginale che viene attribuito nella legge al volontariato, la cui presenza non è nemmeno prevista al tavolo interassessorile (istituito dalla legge con il compito di programmare e coordinare tutte le iniziative prevista dalla stessa legge, ndr ) dove invece avrebbe dovuto essere prevista la partecipazione, in veste consultiva, di tutte le associazioni che da anni si occupano del penitenziario. Nessun riconoscimento è dato a chi è sempre presente”.Nella norma poi sarebbe stato necessario, secondo il consigliere del direttivo del Vic, “creare un canale per un confronto diretto e continuo tra il tribunale di sorveglianza e le associazioni”. “Niente di nuovo”, secondo Alberta Ianni, per quanto concerne le competenze della Regione: “Si ribadiscono in realtà compiti e criteri che la Regione Lazio è già chiamata a svolgere. Abbiamo fin troppa esperienza per non farci illusioni e per sperare che quello che viene stabilito non resti poi solo carta”.Alcuni nei. “È una legge senza dubbio da sostenere anche se da perfezionare. Mancano un riferimento ai servizi sociali, figure fondamentali, la previsione di un servizio di tutoraggio per il reinserimento lavorativo, apposite misure per i detenuti stranieri, soprattutto minorenni e ragazze madri”. A dirlo è Stefania Tallei, responsabile del Servizio carcere della Comunità di Sant’Egidio e volontaria da 10 anni nelle carceri del Lazio. Secondo Tallei, è una “legge importante perché vuole rendere effettivo il godimento dei diritti umani da parte dei detenuti. Il carcere è un pezzo di mondo e, quindi, deve funzionare. È una legge che esprime uno spirito d’apertura: la Regione ha messo il naso dentro al carcere e ha cominciato a capirne i problemi”. Positivo il giudizio sulle previsioni sul diritto alla salute: “Si fanno passi avanti perché si mira a dare diritti uguali a tutti i cittadini ed è importante anche l’affidamento alle Asl di questo compito”. È, quindi, “necessaria una maggiore comunicazione tra i servizi interni al carcere; occorre lavorare in rete. È poi importante la previsione di un’assistenza psicologica anche per prevenire eventuali suicidi”.Tema “fondamentale”, secondo Tallei, è il reinserimento lavorativo: “Bisogna dare a tutti le stesse opportunità per il recupero e la risocializzazione altrimenti si rischia un ritorno nelle strutture penitenziarie. Nel carcere bisogna favorire stili di vita sani e questa legge mira anche a questo. Si deve però prevedere, per i detenuti che tornano in libertà, un servizio di tutoraggio”. Positiva la previsione di incentivare pene alternative alla detenzione: “È dimostrato che chi usufruisce di questa possibilità e si reinserisce subito nel mondo del lavoro, ha una recidiva bassissima”. Neo della legge è che “non parla esplicitamente degli stranieri” e “la mancata previsione di norme ad hoc per la madri e i bambini detenuti”.a cura di Alessia Meloni(13 luglio 2007)