BULGARIA
Una democrazia giovane non era preparata a combattere questi fenomeni
Sono più di 30 mila le persone tossicodipendenti in Bulgaria. I motivi che li hanno spinti verso la droga sono diversi ma purtroppo tanti non riescono mai a liberarsi da questa dipendenza. Lo Stato, dal canto suo, non propone molte possibilità di cura: ci sono le cliniche psichiatriche specializzate e quelle che usano il metodo del metadone, ma poche sono comunità di recupero ed i risultati rimangono scarsi. La sostanza più usata rimane l’eroina, seguita dalla cocaina. Secondo il rapporto del centro nazionale per la droga di Sofia, molti dei tossicodipendenti bulgari sono malati di epatite C ed alcuni di Aids. Nel 2006 sono aumentati anche i delitti legati al traffico di droga. In questa situazione sono molti nella società civile a chiedersi cosa fare. Tra questi i volontari della Caritas di Rakovski, una città nella regione di Plovdiv ad Est della capitale, soprannominata “La piccola Pechino” perché il principale mezzo di trasporto è la bicicletta. Questa è la loro storia raccolta dalla corrispondente SirEuropa, Iva Mihalova. “SÌ ALLA VITA, NO ALLA DROGA!”. Questo è lo slogan del progetto che un gruppo di volontari della Caritas di Rakovski, a maggioranza cattolica, ha promosso per dare una risposta al flagello della droga. Tutto è cominciato con un’indagine nelle scuole locali dalla quale è emerso che il 46,12% dei ragazzi ritiene che la droga e l’abuso di alcol siano i maggiori problemi dei giovani. Il 15% dice di avere amici che hanno provato delle sostanze stupefacenti. Dati allarmanti che hanno indotto la Chiesa cattolica locale, la Caritas, il Comune e la polizia a lanciare diverse iniziative nell’ambito della sensibilizzazione e della conoscenza del problema. Nelle scuole si sono tenute diverse conferenze dove gli esperti hanno spiegato il fenomeno della droga che per molti resta un problema sconosciuto anche perché in Bulgaria prima della caduta del comunismo erano pochissimi i tossicodipendenti. È stata condotta anche una campagna nei media per sensibilizzare gli altri strati della società. Per chi ne avesse bisogno è stata messa a disposizione un’equipe di psicologi, assistenti sociali e catechisti. È stato indetto anche un concorso nelle scuole per il miglior racconto, disegno o poesia su temi come “Sì alla vita”, “No alla droga”, “Perché si inizia” e “Dove si arriva”. In collaborazione con la polizia sono stati elaborati dei giochi “Professione poliziotto e la lotta alla droga”, “Dare il primo soccorso a un mio amico tossicodipendente”, e “Aiutare le forze dell’ordine nel catturare gli spacciatori” e si è insegnato ai ragazzi come si distinguono i vari tipi di droga.SINERGIE NECESSARIE. L’iniziativa di Rakovski è stata anche un’ottima occasione per avviare una collaborazione tra ong, comune, polizia e Chiesa cattolica come ha spiegato al Sir la responsabile del progetto della Caritas Rosiza Peeva. “Problemi grandi come la droga possono essere affrontati solo unendo le forze di tutti, anche delle famiglie dove per primi i ragazzi devono ricevere l’affetto e l’attenzione che spesso cercano in varie sostanze”. Secondo l’esperta la società bulgara è “una democrazia giovane non era preparata a questi fenomeni complessi, ma piano piano seguendo anche i buoni esempi di altri Paesi occidentali si potranno ottenere risultati migliori, soprattutto nella prevenzione”.IN PARROCCHIA. Il culmine del progetto è stata l’iniziativa conclusiva svoltasi il 30 giugno scorso sul palco del centro pastorale di Sekirovo “Mons. Ivan Romanov”. Dopo una giornata di corsa in biciclette, i ragazzi hanno preparato dei lavori ispirandosi alla trasmissione televisiva italiana “Striscia la notizia” denunciando scherzosamente un certo immobilismo del sindaco e della giunta comunale colpevole di favorire lo smarrimento dei giovani. “Abbiamo voluto dimostrare a tutti e soprattutto ai giovani – ha dichiarato al Sir il parroco di Sekirovo don Rumen Stanev – che ci sono molte alternative alla droga e una di queste è anche lo sport. La droga è un problema complesso perché tutto può essere trasformato in droga: il potere, il denaro innanzitutto. Nessuno inizia a drogarsi perché non ha niente da fare o per puro interesse ma perché registra intorno a sé la mancanza di affetti, l’insicurezza, la paura di affrontare i problemi quotidiani”. Per aiutare i ragazzi a non scegliere le strade sbagliate don Stanev cerca di offrire più possibilità di oratorio, catechesi, gite, incontri giovanili. Di recente ha aperto anche una palestra nei locali parrocchiali. Ma i problemi sono tanti: la disoccupazione, la mancanza di prospettive per il futuro, molti dei genitori lavorano all’estero, ma don Stanev non smette di incoraggiarli perché “i problemi ci saranno sempre ma con Gesù Cristo noi abbiamo una sicurezza in più per superarli ed andare avanti”.