FAMIGLIA

Rischio di scomparire

Europa: un quadro preoccupante

“Tra divorzi, aborti, calo delle nascite, invecchiamento e insufficienza di politiche di sostegno, la famiglia monogamica rischia di scomparire dal panorama continentale”. È quanto si legge nella relazione sull’evoluzione della famiglia in Europa 2007″, realizzata dalla rete europea dell’Istituto di politica familiare (Ipf, www.ipfe.org). Il rapporto, presentato anche al Parlamento europeo, è stato elaborato su dati e informazioni dei maggiori organi di statistica, tra il 1980 e il 2005. Tutti gli indicatori riguardanti popolazione, natalità, matrimoni, rottura delle famiglie, crescita demografica, percentuali di giovani nella società sono molto peggiorati negli ultimi 25 anni. “Il panorama della famiglia in Europa – ha commentato Lola Velarde, presidente della rete europea Ipf – si è aggravato in maniera preoccupante”.NOZZE IN CALO. Nonostante la crescita della popolazione di 33,8 milioni di unità, i matrimoni sono in forte calo. Nei 27 Paesi dell’Ue, tra il 1980 e il 2005, ci sono stati 692mila matrimoni in meno, con una riduzione del 22,3%. Inoltre, l’età del matrimonio è spostata sempre più avanti: la media europea vede gli uomini sposarsi a 30 anni e le donne a 28, con un ritardo di circa 4,5 anni rispetto alle medie del 1980. Cresce anche l’età media della prima maternità, che nella Ue è prossima ai 30 anni: agli estremi abbiamo la Lituania dove si registra l’età più bassa per la prima maternità (27,1 anni) e la Spagna, dove si registra la maternità più tardiva (30,9 anni). Insieme con la Lituania, la Lettonia (27,2), la Slovacchia (27,3) e la Polonia sono i paesi con l’età media di maternità più bassa, mentre la Spagna è seguita dall’Irlanda (30,6) e dall’Olanda (30,1) per l’età più alta.CRESCONO SEPARAZIONI E DIVORZI. I matrimoni non sono solo in calo, sono anche instabili. Negli ultimi 25 anni divorzi e separazioni sono cresciuti del 55%, fino ad una media di uno ogni 30 secondi. Dal 1990 al 2005 si contano 13.753.000 fallimenti matrimoniali, con il coinvolgimento di 21 milioni di figli. Il record dei divorzi in Germania (quasi 380mila), seguita da Gran Bretagna e Francia. In termini percentuali di aumento di separazioni e divorzi, prima è la Spagna con un incremento negli ultimi 11 anni del 326%, segue il Portogallo con l’89% e l’Italia con il 62%. Nel 1980 si rompeva un matrimonio ogni 4,6; nel 2005 si è sfasciato un matrimonio ogni 2,3.I NATI FUORI DAL MATRIMONIO. Un altro fenomeno che si registra è la crescita del numero dei figli che nascono fuori dal matrimonio: i dati parlano di quasi due milioni ogni anno (1.893.000 nel 2005) con una media di uno su tre (33,1%). La percentuale di bambini nati da genitori non sposati è del 55% in Svezia, 49,04% in Bulgaria, 45,4% in Danimarca, 45,2% in Francia, 42,3% nel Regno Unito. Le percentuali più basse di nati fuori dal matrimonio si riscontrano a Cipro (3,3%), Grecia (4,9%), Svizzera (13,3%), Italia (14,9%). ABORTI IN AUMENTO. Dal punto di vista demografico bisogna registrare anche un altro fenomeno: l’altissima frequenza del numero di aborti nei 27 Paesi che fanno parte dell’Unione europea (uno ogni 25 secondi). Nel solo 2004 il numero di bambini abortiti dell’Ue ha raggiunto la cifra di 1.235.517, pari ad una media di 3.385 al giorno, 141 aborti ogni ora. La cifra è ancora più preoccupante se si considera che, nonostante i grandi progressi nella riduzione della mortalità infantile, il 19,4% delle gravidanze cioè un nascituro su cinque viene soppresso. Nel 2004 le donne incinte sono state 6.352.499, ma 1.235.517 dei bambini concepiti sono terminati in aborto. La Francia con 210.669 aborti, il Regno Unito con 194.353, la Romania con 191.038, l’Italia con 136.715, la Germania con 129.650 e la Spagna con 84.985 sono i sei Paesi con più aborti e rappresentano il 77% di tutti gli aborti nell’Ue nel 2004. Dal punto di vista della popolazione totale, nonostante la crescita del numero di coppie, nel 2006 sono nati nell’Ue 1.024.352 bambini in meno che nel 1982.CROLLO DEMOGRAFICO. A questo quadro si aggiunge la modesta crescita demografica dell’Europa e l’invecchiamento relativo. Tra il 1994 e il 2006 la popolazione europea è cresciuta di 19 milioni di persone, di cui 15 milioni (il 69%) sono immigrati. Per avere la crescita zero e cioè il rimpiazzo generazionale ogni donna dovrebbe avere una media di 2,1 nascituri, ma nel 2005 la media nell’Ue è stata di 1,38 bambini per donna. La Francia con 1.94 e l’Irlanda con 1,88 sono stati i due Paesi con il maggior indice di natalità, mentre i Paesi con una situazione di natalità più critica sono la Grecia (1,28), la Spagna e l’Italia (1,34). Nello stesso tempo l’invecchiamento della popolazione procede rapidamente, con l’Italia che ha il primato della più alta percentuale di anziani (19,4%) e l’Irlanda di giovani. Il rapporto dell’Ipf evidenzia, infine, che sono esigue le risorse destinate dall’Ue e dai Paesi membri alle politiche familiari. In particolare, i Paesi europei, in media, destinano meno dell’8% delle spese sociali per le famiglie.