VALLE D'AOSTA
Gli investimenti per i servizi della prima infanzia
Oltre 3 milioni e 200mila euro è l’investimento della Regione autonoma della Valle d’Aosta per la gestione e l’ampliamento dei servizi alla prima infanzia quali asili nido, spazi gioco e gardieries (si rivolgono ai bambini da 0 a 3 anni e alle loro famiglie e si differenziano dall’asilo nido in quanto gli orari sono più flessibili e nelle strutture vi è uno spazio gioco dove i piccoli possono recarsi con i propri genitori) e per rimborsare le maggiori spese e le minori entrate per la presenza di bambini disabili e di minori che con questi fondi vengono esonerati in tutto o in parte dal pagamento della quota.Inoltre, una quota del fondo nazionale per le politiche sociali pari a 700mila euro viene impegnata per finanziare il servizio di asili nido aziendali e di tate familiari (servizio particolarmente utile nei piccoli paesi in quanto una tata può accogliere al massimo 4 bambini contemporaneamente di età tra i 3 mesi e i 3 anni, per un minimo di due ore a un massimo di 10 ore continuative). Lo ha deliberato la Giunta regionale della Valle d’Aosta, l’8 giugno scorso.Un servizio di qualità. “Con questa delibera – dice Raffaella Roveyaz, referente dei servizi socio educativi per la prima infanzia dell’assessorato regionale alle Politiche Sociali – si vuole garantire ai bambini e quindi alle famiglie un servizio di qualità e renderlo uniforme in tutto il territorio regionale per garantire l’opportunità di crescita educativa ai minori e allo stesso tempo per offrire un supporto ai genitori”. Attualmente, aggiunge Roveyaz, “i posti disponibili corrispondono al 25% dei nati all’anno, con questa delibera si arriverà inizialmente al 30% che porterà la Valle d’Aosta al 2° posto in Italia per numero di strutture rivolte ai bimbi fino ai 3 anni, ma l’intenzione è di aumentare ulteriormente la percentuale e portarla al 33% entro il 2010, come previsto dai cosiddetti obiettivi di Lisbona”, adottati dal Consiglio europeo nel 2000. Tra di essi c’è l’obiettivo di realizzare “un’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale”.Più asili nido. “Nel territorio regionale – commenta Riccardo Jacquemod, presidente della cooperativa sociale La Sorgente, che gestisce tra l’altro il Centro Famiglia, vari asili nido e alcune garderies – i servizi per la prima infanzia sono sicuramente di ottima qualità, efficaci ed efficienti, garantendo così anche alle donne la possibilità di lavorare”. “L’impegno di spesa per aumentare ulteriormente i posti è considerevole”, ma, ad avviso di Jacquemod, “si potrebbero incentivare maggiormente gli asili nidi aziendali; ora il finanziamento per aprire una struttura pubblica è di 5.000 euro a bambino contro i 2.400 per le strutture private. E forse si potrebbe tener conto maggiormente delle esigenze degli utenti anche nei nidi, ad esempio si potrebbe essere più flessibili con l’orario d’entrata e di uscita”. Maggiore attenzione alla famiglia. “Effettivamente – sottolinea Anna Ferrara Corazza, presidente delle Acli e coordinatrice del centro per le famiglie – per la prima infanzia la Regione offre dei servizi ottimi e in linea di massima le liste d’attesa non sono lunghe”. Per Ferrara Corazza, “bisognerebbe avere più attenzione per la famiglia in generale, non rivolgersi solo ai bambini, e promuovere maggiormente il protagonismo dei nuclei familiari e dei gruppi di auto aiuto. Spesso i genitori si sentono soli nell’educare invece bisognerebbe accompagnarli maggiormente nella crescita dei futuri cittadini. Ultimamente le politiche regionali si stanno attivando in questo senso e mi rendo conto che sono politiche a lungo termine e che occorre del tempo prima che le famiglie prendano coscienza delle loro potenzialità”.a cura di Paola FumagalliSchedaNel documento approvato dalla Giunta regionale della Valle d’Aosta l’8 giugno scorso si legge: “La Regione riconosce le bambine e i bambini quali soggetti di diritti individuali, civili e sociali e opera perché essi siano rispettati come persone”. Inoltre, si tratta di un intervento per “rispondere ai bisogni disomogenei delle famiglie presenti sul proprio territorio e sostiene il pluralismo delle offerte educative”. Per questo, l’Amministrazione regionale “sostiene i servizi alla prima infanzia attraverso la formazione permanente degli operatori e la collaborazione tra le diverse tipologie di servizi, in un’ottica di miglioramento continuo della qualità dell’offerta, di promozione di una cultura di efficacia ed efficienza dei servizi e di coerenza tra le linee pedagogiche proposte, proprio perché i servizi alla prima infanzia costituiscono un mezzo per l’integrazione e per il miglioramento delle condizioni di vita del bambino e della sua famiglia”. La delibera stabilisce che “ogni servizio, annualmente, predispone un progetto in coerenza con le linee pedagogiche elaborate dagli operatori e ne programma i tempi e i modi di realizzazione e per i bambini disabili devono essere ideate attività educative individualizzate in funzione del livello di sviluppo e delle caratteristiche di ogni minore”.(20 luglio 2007)