UNIONE EUROPEA

Porte aperte al mondo

Il programma universitario europeo Erasmus compie 20 anni

Nell’anno in cui celebra il ventesimo anniversario del programma Erasmus, l’Ue rilancia in grande stile Erasmus Mundus e spalanca le porte degli atenei dei 27 Stati membri agli studenti del mondo intero. Allo stesso tempo emerge la necessità di migliorare l’intero sistema formativo, a partire dalle scuole primarie e secondarie. UN MOTORE DEL CAMBIAMENTO. “Erasmus dà a molti studenti delle università europee la possibilità di vivere per la prima volta in un Paese straniero e ha acquisito lo status di un fenomeno socio-culturale”. JOSÉ MANUEL BARROSO , presidente dell’Esecutivo, assegna al programma di formazione post-diploma varato nell’estate 1987 dall’allora Cee un valore che trascende l’intento formativo. Se nel primo anno parteciparono al programma poco più di tremila giovani, oggi sono 150mila l’anno, quasi l’1% della popolazione studentesca complessiva. “Nell’ultimo ventennio ben più di un milione e mezzo di studenti, il 60% dei quali donne, ha beneficiato di borse Erasmus e la Commissione intende raggiungere entro il 2012 un totale di 3 milioni”. Questi gli obiettivi dichiarati dalla squadra di Barroso, che ricorda come Erasmus in realtà “è stato e continua a essere un motore del cambiamento per l’istruzione superiore europea”.GIOVANI DA TUTTO IL MONDO . Il “fratello più giovane” di Erasmus, è Erasmus Mundus, che si definisce come “un programma di cooperazione e mobilità nel campo dell’istruzione superiore che mira a promuovere nel mondo l’immagine dell’Unione europea come centro di eccellenza per l’apprendimento”. Creato nel 2004, esso ha già permesso a 2325 giovani, provenienti da un centinaio di nazioni e da 323 diversi atenei, di approfondire le proprie conoscenze facendo tappa per un periodo medio-lungo di studio a Londra, a Lione, oppure a Francoforte, Praga o Atene. Valutando in modo positivo i risultati sinora ottenuti, la Commissione ha adottato nei giorni scorsi una proposta “volta a far partire la nuova generazione del programma Erasmus Mundus per il periodo 2009-13”, proseguendo nell’obiettivo di “favorire l’istruzione superiore europea quale centro di eccellenza nel mondo”.MODERNIZZARE GLI ATENEI DELL’UE. Saranno così 1826 gli studenti di numerosi paesi extraUe che il prossimo mese di settembre arriveranno nelle università degli Stati membri per avviare un periodo di studio o un dottorato nell’ambito di tale programma. Nell’arco dei prossimi cinque anni, “poco più di 950 milioni di euro verranno messi a disposizione delle università europee e dei paesi terzi per partecipare assieme a programmi comuni o a partenariati di collaborazione e per concedere borse a giovani europei e di paesi terzi affinché acquisiscano un’esperienza internazionale”. Tale iniziativa ha finora “dato buona prova di sé – spiega il commissario all’istruzione, JÁN FIGEL’ -, incoraggiando la creazione di corsi e di master di alta qualità in Europa e attirando nelle nostre università studenti di altre nazionalità”. “Erasmus Mundus – aggiunge il commissario slovacco – ha recato un importante contributo alla modernizzazione delle università dell’Unione in un contesto di globalizzazione dell’istruzione superiore. Dobbiamo ora consolidare i risultati ottenuti, ma dobbiamo anche fare un passo più in là e ampliare la portata del programma per far sì che Erasmus Mundus diventi il segno tangibile della cooperazione Ue con i Paesi terzi nel campo dell’istruzione superiore”. Il nuovo approccio si tradurrà “in un’intera gamma di attività che comprendono programmi congiunti di dottorato, un accresciuto sostegno finanziario agli studenti nonché partenariati di collaborazione con determinate regioni del mondo che andranno a tutto vantaggio dei partecipanti”. UNA SCUOLA AL PASSO CON I TEMPI. Durerà invece tre mesi, fino al 15 ottobre prossimo, la consultazione pubblica lanciata dalla Commissione Ue sul tema: “Scuole per il XXI secolo”. Un questionario, composto da otto domande, intende raccogliere opinioni e suggerimenti “sullo sviluppo e la modernizzazione dell’educazione scolastica negli Stati membri”. Disponibile in tutte le lingue ufficiali dell’Ue (info: http://ec.europa.eu/education/school21/index_en.html), il questionario si rivolge agli insegnanti, alle famiglie, agli stessi studenti, ai dirigenti scolastici, agli esperti del settore, ai responsabili regionali e locali dell’istruzione primaria e secondaria. Nel proporre tale consultazione, l’Esecutivo ha preso le mosse da una serie di dati ritenuti “allarmanti”: l’elevato numero di abbandoni scolastici; il fatto che “un giovane su cinque non riesca ad acquisire un’appropriata capacità di lettura”; le disparità tra i sessi che si possono rilevare a livello formativo; le “scarse potenzialità nei Paesi dell’Ue in particolari materie come la matematica e le scienze”. Il collegio dei commissari si prefigge perciò di definire alcuni settori di cooperazione a livello comunitario per “sostenere gli Stati membri nei loro sforzi di modernizzare i sistemi scolastici nazionali”, pur nel rispetto del principio di sussidiarietà. il questionario si rivolge agli insegnanti, alle famiglie, agli stessi studenti, ai dirigenti scolastici, agli esperti del settore, ai responsabili regionali e locali dell’istruzione primaria e secondaria. Nel proporre tale consultazione, l’Esecutivo ha preso le mosse da una serie di dati ritenuti “allarmanti”: l’elevato numero di abbandoni scolastici; il fatto che “un giovane su cinque non riesca ad acquisire un’appropriata capacità di lettura”; le disparità tra i sessi che si possono rilevare a livello formativo; le “scarse potenzialità nei Paesi dell’Ue in particolari materie come la matematica e le scienze”. Il collegio dei commissari si prefigge perciò di definire alcuni settori di cooperazione a livello comunitario per “sostenere gli Stati membri nei loro sforzi di modernizzare i sistemi scolastici nazionali”, pur nel rispetto del principio di sussidiarietà.