Quotidiani e periodici europei

“I Paesi europei, tra cui la Francia, hanno ragione di rallegrarsi per un annuncio che lascia sperare un esito favorevole a questo doppio dramma, con una eventuale prossima estradizione dei sei prigionieri verso la Bulgaria”. E’ il commento di Le Monde (19/7) all’esito del processo in Libia contro le infermiere bulgare e il medico palestinese, accusate di aver inoculato volontariamente il virus dell’Aids a 438 bambini. “La decisione della più alta assise giudiziaria – ricorda Avvenire – era attesa dopo che i famigliari avevano ritirato nel pomeriggio la richiesta di condanna a morte. In mattinata i parenti avevano ricevuto a titolo di indennità 460 milioni di dollari, circa un milione di dollari a famiglia, pattuiti nei giorni scorsi tramite la Fondazione Gheddafi. I sei, secondo fonti libiche, dovrebbero essere estradati e scontare la pena detentiva al carcere a vita in Bulgaria. Le infermiere, Snezhana Dimitrova, Nasya Nenova, Valya Cherveniashka, Valentina Siropulo e Kristiana Valcheva erano in carcere dal febbraio del 1999 insieme con il medico palestinese Ashraf Juma Hajuj. Tutti erano stati condannati a morte lo scorso anno. I sei avevano ripetutamente denunciato che la confessione su cui si basò l’accusa venne estorta loro con la tortura. Numerosi virologi occidentali hanno sostenuto che la negligenza e le pessime condizioni igieniche dell’ospedale di Bengasi furono i veri responsabili dell’infezione”. “Al sollievo per il fatto che in Libia i condannati a morte non verranno giustiziati si unisce la rabbia su questo caso iniziato nel lontano 1999”, scrive la Frankfurter Allgemeine Zeitung (19/7). “Nelle settimane passate si è svolto un gioco indegno che può essere definito solo col termine di traffico umano. E non migliora per il fatto che gran parte dei risarcimenti ai congiunti provenga dalla fondazione Gheddafi, diretta da Saif al Islam, un figlio del leader rivoluzionario. Nella Germania solitamente così sensibile per i diritti umani non c’è stata neanche una manifestazione di protesta contro un simile commercio umano. Era il rispetto nei confronti di una cultura diversa?”. E sulla Frankfurter Rundschau (18/7), Ralph Schulze scrive: “Un lieto fine è tutt’altra cosa. Il procedimento contro le cinque infermiere bulgare e il medico palestinese è stato fin dall’inizio un processo farsa”… “La giustizia libica aveva bisogno di un capro espiatorio, perché l’ira del popolo sullo scandalo Aids a Bengasi, la seconda città del Paese, è ancora grande. Così grande che la rabbia per l’incompetenza istituzionale nel settore della sanità e le condizioni igieniche catastrofiche nella clinica poteva diventare pericolosa anche per i potenti. Questo spiega come mai il capo di Stato Gheddafi abbia lottato così tanto contro una soluzione del caso”. “La ripresa dell’Europa durerà soltanto se i governi coglieranno l’occasione di questi tempi più favorevoli per fare riforme più decise”. E’ la tesi di fondo dell’articolo di copertina dell’ Economist (14/7). Dalla fine del 2006, sui legge nell’editoriale, “l’area europea ha sorpassato quella americana: nel 2007, dovrebbe crescere del 2,7% rispetto all’America e al Giappone: L’euro è di nuovo in crescita rispetto al dollaro e allo yen. La disoccupazione è scesa al 7%, il livello più basso dall’ingresso dell’euro nel 1999”. Stando a questi dati, commenta il giornale inglese, “alcuni europei potrebbero essere tentati di concludere che i loro problemi economici siano superati”. Al contrario, per l’Economist, la ripresa economica del nostro continente rischia di essere episodica o fine a se stessa, se non viene accompagnata da un’azione più decisa sul versante delle riforme, necessarie per “prosperare in un ambiente sempre più competitivo e globalizzato”. “La decisione di installare in Polonia lo scudo antimissile è stata presa di nascosto dal parlamento e dallo stesso governo, ma anche soprattutto contro il parere di oltre il 60% dei polacchi. Per lo più veniamo a sapere di questa decisione di grande rilevanza per il Paese, non da Varsavia bensì da Washington”. Con queste parole il quotidiano Trybuna (17/7) ha criticato il presidente di Polonia Lech Kaczynski che, in visita negli Stati Uniti e dopo l’incontro con il presidente Gorge W. Bush, ha annunciato l’esito dei suoi colloqui. Il quotidiano nella relazione della conferenza stampa di due presidenti rileva: “Nessuno dei due ha nemmeno menzionato i dubbi e le riserve dei partner della Nato e del Congresso degli Stati Uniti, che vorrebbe limitare i fondi destinati alla costruzione della base americana in Polonia. Né tanto meno ha sollevato la questione del parere contrario della Russia né la proposta presentata dal Cremino agli USA (di installare le basi americane in Azerbaijan)”. “A prescindere da come si valuta la posizione di Mosca, questa non può essere priva di rilevanza per la sicurezza globale della Polonia”, osserva il giornale.