UNIONE EUROPEA

Babele a Bruxelles

In esame a Strasburgo un piano per regolare il sistema plurilingue delle istituzioni europee

“Il multilinguismo è un elemento chiave dell’Ue”, che “mette in evidenza la diversità culturale e assicura un trattamento paritario dei cittadini europei”. ALEXANDER STUBB , deputato finlandese, è l’autore della relazione approvata dall’Assemblea di Strasburgo nella sessione di luglio in risposta a quella della Corte dei conti europea sulle spese per traduzione sostenute da Commissione, Parlamento e Consiglio. COMUNICAZIONE E TRASPARENZA. Alle obiezioni riguardanti i costi eccessivi, Stubb ha risposto con i numeri, spiegando che “il costo per traduzioni e interpretazioni incide soltanto per l’1% sul bilancio totale dell’Unione”. Quindi insiste sui “principi”: “Il multilinguismo garantisce il diritto dei cittadini di comunicare con le istituzioni”, “permettendo loro di esercitare il controllo democratico”. Allo stesso modo i servizi linguistici “rendono più trasparenti” le istituzioni comuni. La relazione parlamentare, approvata ad ampia maggioranza, non ignora però i costi del servizio e rimarca il dovere di “contenere le spese entro limiti finanziari accettabili”. A questo fine vengono suggerite alcune linee di azione, a partire da una migliore selezione dei testi da tradurre, da una maggior collaborazione tra i servizi delle diverse istituzioni e dalla riduzione del costo-pagina, eventualmente esternalizzando alcuni servizi. MILIONI DI PAGINE DA TRADURRE. Di certo i dati sono impressionanti. Con l’ingresso nell’Ue di Romania e Bulgaria dal gennaio di quest’anno, le lingue ufficiali sono salite a 23. Alle più diffuse, se ne affiancano altre utilizzate da quote minime di cittadini: si pensi al gaelico (Irlanda) o al maltese. Ma già dopo il grande allargamento dei confini comunitari verso est, avvenuto nel 2004, il volume delle traduzioni era andato via via crescendo, fino a oltrepassare 1.300.000 pagine l’anno per i soli documenti della Commissione (che conta su 1.450 traduttori), a 1.080.000 per il Parlamento (550 traduttori) e a 475.000 pagine per il Consiglio (660 traduttori). Lo stesso Stubb ha fatto notare che le istituzioni non hanno a tutt’oggi calcolato “né i costi complessivi della traduzione (comprensivi delle voci relative a traduttori, segretari, dirigenti, planning, costi immobiliari, informatici e connessi alla gestione delle risorse umane), né i costi per pagina”. Tanto che la relazione approvata dall’Emiciclo di Strasburgo invita le tre principali istituzioni a “fissare parametri chiari e comparabili per i costi”, così da determinare con maggior precisione le necessità di bilancio ma anche per eliminare eventuali sprechi. Era stata proprio la Corte dei conti europea a stimare che il costo complessivo per la traduzione nel 2005 era pari a 257 milioni di euro per la Commissione, 128 milioni di euro per il Parlamento e 126 milioni per il Consiglio. “Lo stesso anno i costi medi per pagina sono ammontati – ha scritto Stubb nella sua relazione – a 196,3 euro”, ma con significativi scostamenti: 194 euro a pagina per la Commissione, 119 per il Parlamento e 276 per il Consiglio. GLI INTERPRETI DELL’ASSEMBLEA. Interessanti poi i numeri concernenti il servizio di interpretariato. Infatti, per facilitare il lavoro legislativo degli eurodeputati, ciascun parlamentare ha diritto di utilizzare la propria lingua madre. Per queste ragioni fra Bruxelles e Strasburgo, le due sedi dell’Assemblea, lavorano circa 350 interpreti permanenti, affiancati da numerosi free-lance per le assemblee plenarie o nei periodi di maggior lavoro. È stato proprio l’ampliamento del 2004 a moltiplicare gli idiomi in uso nelle sedi del Parlamento: da allora, infatti, nelle riunioni ufficiali e nei corridoi è possibile sentire espressioni e discorsi in polacco, estone, lettone, lituano, ungherese, ceco, maltese, slovacco e sloveno. Al contempo sono cresciute le “combinazioni” tra le varie lingue, che sfiorano le 400. Così negli ultimi anni gli interpreti si avvalgono del sistema del “relais”, mediante il quale – spiegano i servizi linguistici del Parlamento – una lingua viene tradotta in un’altra attraverso una terza lingua “cardine”: si passa ad esempio dal portoghese all’estone attraverso la cabina di interpretariato inglese o tedesca. I PROGETTI DI ORBAN. A Stubb si affianca, come alfiere del sistema plurilingue che caratterizza l’Ue, il commissario LEONARD ORBAN . Appena entrato in carica nel gennaio di quest’anno, il politico rumeno ha cercato di definire una strategia comunitaria su tale versante, stabilendo tre ambiti prioritari nei quali valorizzare il multilinguismo: la competitività economica e la creazione di posti di lavoro; il dialogo interculturale; la “promozione di uno spazio per il dialogo politico attraverso una comunicazione multilingue con i cittadini”. Orban ha istituito un gruppo di studio ad alto livello che presenterà le sue conclusioni a fine settembre; all’inizio del 2008 si dovrebbe invece svolgere una conferenza ministeriale, seguita da un documento della Commissione in grado di definire una serie di azioni Ue per la valorizzazione del multilinguismo come elemento di integrazione fra i Ventisette.