CAMPANIA

Con occhi più aperti

L’Osservatorio sulla sicurezza urbana: dalla prevenzione al controllo

Tracciare una mappa della criminalità e della sua percezione nelle cinque province della Campania, utilizzando non solo l’indicatore del numero dei reati denunciati, ma anche il disagio dei residenti e la percezione dell’insicurezza. Questo l’obiettivo dell’Osservatorio regionale sulla sicurezza urbana, promosso dall’assessorato regionale alla Sicurezza urbana delle città e realizzato dalla Giunta regionale della Campania con i fondi del Programma operativo regionale Por 2000-2006, nell’ambito della piattaforma Polis (Politiche integrate di sicurezza).Organizzato in collaborazione con Censis, Adacta, Il Sole 24 Ore e Iprs, il progetto, della durata di un anno, prevede la realizzazione di attività di ricerca e di comunicazione su criminalità organizzata, estorsione e usura, criminalità diffusa, disagio giovanile, polizie locali e immigrazione, finalizzate a creare un sistema integrato a livello regionale dei soggetti e degli interventi sulla sicurezza. In particolare, attraverso l’Osservatorio, che è stato presentato l’11 luglio, si vogliono valutare i risultati e gli effetti dei progetti di prevenzione e di contrasto attivati sul territorio e fare proposte per iniziative e attività da realizzarsi in futuro.Vincere i pregiudizi. “L’Osservatorio nasce dalla necessità di agire in base alla conoscenza del problema criminalità. Come è sottolineato da studiosi e rappresentanti istituzionali, c’è, invece, discrepanza tra il numero dei reati commessi, quindi delle aggressioni subite dai cittadini, e la percezione dell’insicurezza”. Di questo parere è il sociologo gesuita padre Domenico Pizzuti. “Le cosiddette indagini di vittimizzazione, attraverso strumenti di rilevazioni statistiche e di analisi sociologiche, cercano di rilevare – chiarisce padre Pizzuti – a quali tipi di reati i soggetti sono stati sottoposti e qual è la percezione dell’insicurezza. Questo tipo di ricerche servono a calibrare, in seguito, il tipo di intervento da realizzare”. In Campania, infatti, “non c’è solo la criminalità spicciola, ma anche quella organizzata, ma quello che fa più paura è subire aggressioni corporali o al patrimonio”.Altri strumenti necessari “sono comunicazione e informazione corretta per non alimentare la paura dell’altro e del diverso e dare le giuste dimensioni al problema della sicurezza dei cittadini. Un problema crescente nelle società occidentali è quello della paura dell’altro, che spesso è vittima di pregiudizi. Una volta era l’ebreo, ora il nomade e il rumeno. Si tratta, quindi, di operare anche su questi aspetti”. Per il sociologo, “l’azione dei media, della famiglia e delle altre istituzioni dovrebbe contribuire, allora, a superare questa sindrome della paura dell’altro”. A ciò “si deve affiancare – prosegue il religioso – un’azione di efficace contrasto della criminalità, ad esempio con strumenti di video sorveglianza, di cui ancora non disponiamo, e con un serrato controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine”. Necessari, quindi, “progetti integrati”.Fare rete. “Il principio che sta alla base dell’Osservatorio è da sottoscrivere perché manifesta l’attenzione delle istituzioni verso un ambito che non può essere mai sottovalutato”. Parola di don Tonino Palmese, referente regionale di Libera, associazioni, nomi e numero contro le mafie. “La mia perplessità – aggiunge – è che, spesso, progetti come l’Osservatorio non decollano per colpa della burocrazia e non sono animati in maniera adeguata, con il rischio di non dare risultati concreti sul territorio”. Malgrado questi dubbi, “ciò che mi fa sperare positivamente è che questo Osservatorio si inscrive in una politica più ampia perché l’assessore regionale alla Sicurezza, Andrea Abbamonte, vuole mettere in campo una fondazione a favore dei familiari delle vittime, settore nel quale trova noi di Libera impegnati in prima fila”.Di qui “l’auspicio che l’Osservatorio non sia un’iniziativa fine a se stessa”, anche perché “il suo presupposto, la conoscenza della realtà è importante per un efficace contrasto alla criminalità”. A giudizio di don Palmese, “si deve anche incentivare una rete tra i soggetti che sul territorio s’impegnano per garantire la sicurezza e prevenire la criminalità, promuovendo una cultura della legalità. Al momento, invece, le iniziative delle varie associazioni sono accolte, sponsorizzate dalle istituzioni, ma non sono oggetto di un tavolo o di una programmazione sul territorio”. Per promuovere tale rete “bisogna attingere dall’albo delle associazioni le specificità, le competenze e la capacità di organizzare iniziative insieme”.a cura di Gigliola AlfaroSchedaL’Osservatorio regionale sulla sicurezza urbana si propone di “conoscere per agire” più efficacemente nel contrasto della criminalità. Secondo l’Istat, ciò che contraddistingue la Campania rispetto alle altre Regioni italiane è la forte percezione di insicurezza: in particolare, il 52,6% dei campani avverte molto o abbastanza il rischio di criminalità nella zona in cui vive, a fronte di un dato nazionale che è del 29,2%. A riprova di questo clima, i due terzi dei cittadini della regione ritengono che negli ultimi cinque anni i reati siano aumentati, e anche di molto, rispetto alla metà dei cittadini calabresi e a un terzo dei cittadini pugliesi e siciliani che dichiarano la stessa percezione, al di là dei dati effettivi.(25 luglio 2007)