Dibattito aperto tra i rigoristi e chi auspica linee più morbide
La parola d’ordine è una sola: non abbassare la guardia. Nel triangolo compreso tra Bruxelles (sede della Commissione), Lussemburgo (dove spesso si ritrovano l’Eurogruppo e l’Ecofin) e Francoforte (quartier generale della Bce), si preparano nuovi ingressi nell’area della moneta unica, ma allo stesso tempo si tende a rafforzare i vincoli della partecipazione al “club euro” con l’obiettivo di far fronte alle sfide, sempre nuove e incombenti, dell’economia globale. PREPARATIVI A MALTA E CIPRO. La Commissione ha pubblicato nei giorni scorsi il quinto Rapporto sugli adempimenti pratici per l’adozione della valuta comunitaria a Malta e Cipro, giudicando La Valletta ormai pronta al passaggio e ritenendo necessari ancora alcuni impegni per il governo di Nicosia. Così dal 1° settembre tutti i prezzi all’ingrosso e al dettaglio nell’isola di Cipro saranno riportati sia in sterline locali che in euro e verrà avviata una campagna di informazione sulla moneta unica, attesa per il 1° gennaio 2008. A Malta, invece, il Final Masterplan per preparare il campo all’euro è stato avviato nel gennaio scorso. “Sia Malta che Cipro devono ora terminare i loro preparativi per l’introduzione” della valuta Ue, afferma JOAQUÌN ALMUNIA , commissario spagnolo agli affari monetari, “imitando gli sforzi compiuti dalla Slovenia lo scorso anno, così da diventare il tredicesimo paese dell’area euro”. Strumenti informativi per i consumatori e codici di “buona condotta” per i commercianti sono stati definitivi assieme alle autorità Ue. LE POLITICHE “VIRTUOSE”. Per quanto riguarda altri paesi interessati alla moneta unica, l’ultimo Rapporto della Commissione ritiene “abbastanza completo” il percorso di preadesione della Slovacchia, che potrebbe introdurre l’euro nel 2009. Anche per la Romania è stata fissata una data: il 2014. In realtà l’Esecutivo tiene monitorati i dati macroeconomici di tutti gli Stati comunitari: tra i nuovi “soci” dell’Unione, la Lituania appare relativamente vicina ai parametri stabiliti a Maastricht. “Sebbene il cammino verso l’euro si stia rivelando più difficile di quanto alcuni pensavano in origine – aveva spiegato lo stesso Almunia presentando la Relazione sulla convergenza 2006 -, la ricompensa merita lo sforzo”. In primo luogo perché le “politiche virtuose” richieste in materia di inflazione, bilancio statale, stabilità del cambio, tassi d’interesse e compatibilità legislativa, “sono auspicabili indipendentemente dall’euro”; in secondo luogo, perché “l’adozione della moneta unica consolida la stabilità economica necessaria per la crescita e l’occupazione”. ECONOMIA SU, DISOCCUPAZIONE GIÙ. “Non c’è niente di tecnico, o solamente tecnico”, nel parlare di euro, parametri, indici… “In realtà tocchiamo argomenti che riguardano la vita quotidiana dei cittadini dell’Unione”. JEAN-CLAUDE JUNCKER rappresenta da sempre il “volto umano” di Eurolandia. All’indomani della riunione dei 13 ministri finanziari dell’area euro, ne ha riferito gli esiti all’Europarlamento riunito a Strasburgo per la sessione di luglio. Il politico lussemburghese, alla guida dell’Eurogruppo, ha confermato che “la crescita si consolida”, che il ciclo economico “resta favorevole”, mentre “la disoccupazione è ai minimi storici” (7% nell’Ue). “Il deficit si riduce tra gli Stati in cui circola la moneta unica”, attestandosi a meno del 3%, livello di guardia indicato nel Patto di stabilità e crescita. “L’aspetto correttivo del Patto sta funzionando. Ma questo – aggiunge subito Juncker – è anche il momento migliore per ridurre i debiti strutturali”. I rigoristi dell’Ue spiegano infatti che i plusvalori fiscali devono essere impiegati per diminuire i debiti pubblici eccessivi che permangono in alcuni paesi, così da rispondere all’altro importante parametro del Patto (rapporto debito/Pil al 60%). Bisognerebbe inoltre puntare sulla “moderazione salariale” (“a partire dagli stipendi dei top manager”, puntualizza Juncker) e procedere verso quelle “riforme strutturali in grado di consolidare i conti pubblici”, cominciando dalle riforme pensionistiche attese ovunque visto l’invecchiamento generalizzato della popolazione Ue. PER DOMARE L’INFLAZIONE. Sulla stessa linea si pone il francese JEAN-CLAUDE TRICHET , presidente della Banca centrale europea. Nella Relazione annuale presentata a metà luglio, riconosce che “la zona euro continuerà a crescere”, che “l’inflazione è sotto controllo” (mediamente sotto il 2%), che i livelli occupazionali mostrano segno positivo, “benché sia necessario mantenere stabile i salari”. Dal 2005, la Bce ha aumentato otto volte il tasso di cambio, provocando malumori tra le aziende che esportano e fra i milioni di cittadini legati alle rate di un qualsiasi mutuo. “Eppure – spiega il capo della Bce – registriamo ancora un’espansione della massa circolante”. Ovvero, l’inflazione rimane un rischio da cui guardarsi. Parole che fanno presagire ancora un ritocco, entro l’anno, dei tassi di interesse.