BULGARIA

Dopo la liberazione

Intervento Ue in Libia per salvare sei persone: soddisfazione e perplessità

Il 24 luglio le cinque infermiere bulgare ed il medico palestinese ormai naturalizzato bulgaro sono arrivati a Sofia dopo una complessa missione internazionale per la loro liberazione. Tutto è cominciato otto anni fa, il 16 febbraio del 1999, quando i sei vengono arrestati in Libia con l’accusa di aver inoculato deliberatamente il virus dell’Aids in 426 bambini nell’ospedale di Bengasi. Nel corso dei vari processi i bulgari sono condannati a morte. Un decisivo ruolo nel processo ha avuto la fondazione del figlio di Gheddafi che teneva le negoziazioni con le famiglie dei bambini contaminati. Dopo una prima visita della moglie del presidente francese Sarkozy, Cecilia, i familiari delle vittime accettano un risarcimento di 1 milione dollari a bambino. Dopo che i soldi sono stati incassati dalle famiglie il Consiglio superiore giudiziario libico ha commutato la pena capitale dei bulgari in ergastolo. Appena giunti in patria le cinque infermiere ed il medico hanno ricevuto la grazia dal capo dello Stato Gheorghi Parvanov. LE INIZIATIVE. Oltre agli sforzi diplomatici sono state promosse diverse iniziative per la liberazione dei bulgari che gli esperti internazionali hanno ritenuto innocenti. Una di queste è stata la campagna “Non siete soli”, organizzata dai maggiori media bulgari. Nel mese di febbraio rappresentanti di tutte le confessioni cristiane si sono riuniti per chiedere a Dio il dono della liberazione delle infermiere. Il 12 maggio di fronte alla cattedrale ortodossa Alexander Nevski di Sofia si sono riunite migliaia di persone per pregare di nuovo questa volta davanti alle tre icone miracolose della Vergine Maria portate dai maggiori monasteri ortodossi. Alla fine “Dio ha ascoltato le preghiere dei bulgari”, ha detto al Sir il presidente della Conferenza episcopale bulgara, mons. HRISTO PROYKOV. “Per i bulgari è un giorno di Pasqua perché la giustizia è risorta – gioisce mons. Proykov -. E’ stata una bellissima sorpresa l’arrivo dei nostri connazionali, non ce lo aspettavamo”. Per il presule, l’importante è “che tutto sia finito bene, il male è stato vinto e penso che queste persone così provate hanno mantenuto il loro spirito e si trovano in uno stato decente visti gli orrori che hanno passato”. “E’ stato bellissimo che l’Ue abbia preso così a cuore il problema delle infermiere bulgare, schierandosi dalla parte della giustizia. Grazie anche alla Francia e in particolare a due donne, Sarkozy e Ferrero-Waldner, che si sono prodigate in questa missione senza clamori. Il resto – conclude – è per la storia che giudicherà coloro che hanno fatto soffrire così tanto queste povere donne”. Perplessità sull’iniziativa guidata da Cecilia Sarkozy sono state espresse in una una nota di prima pagina del quotidiano francese la Croix del 24 luglio. LA LUCE IN FONDO AL TUNNEL. “Le infermiere bulgare ed il medico palestinese naturalizzato bulgaro adesso potranno vedere la luce in fondo al tunnel”. Lo ha detto RENÈ VAN DER LINDEN , presidente del Parlamento europeo del Consiglio dell’Europa (Apce), commentando il trasferimento del personale medico bulgaro nel loro Paese d’origine. Lodando gli sforzi diplomatici messi in campo dai suoi colleghi europei il presidente dell’Apce si è detto “sollevato di questo trasferimento e dal fatto che il dramma delle infermiere sia finito” ma ha anche espresso “preoccupazione per la situazione in Libia che ha causato questa tragedia umanitaria e la detenzione delle infermiere innocenti per 8 anni”. “Le autorità libiche – ha auspicato van der Linden – adesso dovrebbero immediatamente risolvere il problema di un sistema sanitario deplorevole”. Soddisfatto per l’esito della vicenda anche TERRY DAVIS , segretario generale del Consiglio d’Europa (CdE): “Sono felice di apprendere del rientro a casa del personale medico bulgaro. Dopo otto anni di prove fisiche e psichiche ritrovano le loro famiglie ed hanno un’opportunità di riprendere una vita normale. Il pensiero va anche alle altre vittime di questa tragica saga di incompetenza e di ingiustizia, i bambini. Spero che dopo questo accordo riceveranno un trattamento medico appropriato”. Fondamentale anche il ruolo dell’eurocommissario Benita Ferrero Waldner, protagonista della liberazione, che ha ritenuto la missione un successo umanitario per l’Unione europea e una possibilità di aprire strade nuove nei rapporti tra Europa e Libia. L’accordo per il trasferimento in Bulgaria è stato siglato tra l’Ue e la Libia ed include diversi punti. Tra questi anche un impegno di versare nel fondo di Bengasi, creato per aiutare le famiglie dei bambini malati, 468 milioni di dollari.