VERONA CONTINUA
L’indicazione pastorale che proviene dal Convegno di Verona, e che la Nota dell’Episcopato italiano rilancia a tutte le Chiese particolari, è quella di far sì che le forme quotidiane della vita (via affettiva, lavoro e festa, fragilità umana, tradizione e cittadinanza) siano come l’alfabeto, la lingua comunemente usata e comprensibile da tutti, per comunicare il Vangelo”. È quanto scrive don Carlo Bresciani, presidente del Comitato della diocesi di Brescia per il Convegno di Verona, in una riflessione per il settimanale diocesano (“La Voce del Popolo”, n.28), dal titolo emblematico “Tempo di scelte operative”. “Riconsegnando l’esperienza del Convegno alle nostre Chiese, i vescovi – sintetizza don Bresciani – ripropongono, con la Nota pastorale, tre scelte di fondo, emerse chiaramente nell’assise veronese, che devono costituire anche un metodo di lavoro pastorale. Esse sono sviluppate nei tre capitoli centrali della Nota: Il primato di Dio nella vita e nella pastorale della Chiesa; La testimonianza, personale e comunitaria, come forma dell’esistenza cristiana; Una pastorale che converge nell’unità della persona”.
Lo stile di vita. “La più profonda presa di coscienza che è Gesù Cristo risorto la speranza del cristiano e del mondo intero, anche e soprattutto ai nostri giorni, porta – afferma Bresciani – a un rinnovato impegno per comunicare il Vangelo nel nostro mondo che cambia velocemente, avendo una prospettiva di una sempre maggiore apertura all’universalità della missione in tutte le sue forme”. Perciò, “non dobbiamo tenere soltanto per noi la speranza che nasce da Gesù risorto”. Per don Bresciani, “è da questa convinzione che scaturisce la testimonianza che il cristiano è chiamato a rendere, innanzitutto con il proprio stile di vita ispirato al Vangelo. Non si tratta di una testimonianza occasionale da rendere in occasioni speciali, essa dovrebbe invece scaturire in primo luogo dallo stile di vita e dalle ordinarie relazioni buone ispirate al Vangelo che il cristiano instaura con coloro con i quali vive”.
Una bella sfida. A proposito dei cinque ambiti, don Bresciani ricorda che essi “sono cinque concreti ambiti del sì di Dio all’uomo; cinque concreti ambiti nei quali il Vangelo dice sì alla vita concreta di ogni giorno, trasformandola e innervandola di quella speranza che proviene dalla resurrezione. Affinché questo avvenga, occorre un forte impulso a un’elaborazione culturale che raggiunga l’uomo nel suo vissuto personale e sociale”. Tutto ciò “richiede anche una rivisitazione della nostra pastorale ecclesiale”, puntando su una “pastorale maggiormente integrata sia tra i diversi uffici sia tra le parrocchie, coinvolgendo sempre più i laici nella corresponsabilità della comunione e della missione”. Le indicazioni contenute nella Nota, conclude Bresciani, sono “certamente una bella sfida pastorale, ma da accogliere con coraggio e fiducia”.
Un annuncio di speranza. Il settimanale diocesano propone anche la riflessione di una delegata della diocesi al Convegno di Verona: Chiara Pedraccini, che racconta le prime impressioni suscitate dalla Nota pastorale. “Prima di leggere la Nota – afferma Pedraccini – speravo che desse la possibilità anche a chi non era presente di respirare lo spirito ecclesiale di quei giorni e che fosse nella sostanza fedele a quello che era emerso nel discernimento comune. Devo dire che non sono stata delusa. Il documento è un annuncio di speranza che aiuta a riconoscere le vere priorità, richiama a un certo stile di vita personale e comunitario, parla di conversione pastorale che può nascere solo dalla conversione personale e da un rinnovato incontro con il Risorto”.
Quali preoccupazioni? La Nota, dice Pedraccini, non contiene “ricette vincenti” né “strategie per aumentare le percentuali (della frequenza domenicale)”; non è “un manuale di sopravvivenza in un contesto ostile”: “Se le preoccupazioni che ci animano sono queste, soprattutto quando prepariamo gli incontri o ci ritroviamo nelle Commissioni o nei Consigli pastorali, oppure se contano le buone dinamiche piuttosto che i contenuti, se questo è il nostro modo di discernere la volontà di Dio per la sua Chiesa e per la storia dell’uomo, se riteniamo la ri-evangelizzazione dei battezzati una questione solo dottrinale, la Nota sarà una delusione”.
Il salto di qualità. “Ho ritrovato con piacere nel documento – afferma Pedraccini – l’esigenza emersa a Verona di mettere la persona al centro nella pastorale e di curare nella comunità cristiana autentiche e mature relazioni interpersonali”. Pedraccini ricorda anche altri passaggi del documento, come quelli dedicati alla famiglia, ma anche “il richiamo nel campo educativo a proposte di accompagnamento più incisive e rispettose del mondo adulto”. Per quanto riguarda i laici: “A Verona ho vissuto il volto maturo del laicato, come viene anche scritto nella Nota (cfr n.26). Devo però riconoscere che, nell’esperienza quotidiana della comunità, è difficile il salto dalla semplice collaborazione alla matura corresponsabilità nell’annuncio del Vangelo”. Quale l’augurio per il lavoro futuro? “La Nota – dice Pedraccini – è un richiamo alla conversione e vale davvero la pena di essere non solo letta ma vissuta”.
(27 luglio 2007)